TRENTA ANNI FA CADEVA IL “MUo9RO DI BERLINO”

13 Agosto1961 – 9 Novembre 1989

La caduta del Muro di Berlino iniziò il 9 novembre 1989, trent’anni fa oggi.

È stato di certo uno degli eventi più importanti della storia del Ventesimo Secolo ed ha segnato la fine di uno dei simboli della divisione del Mondo tra Est e Ovest.

La caduta del Muro di Berlino ebbe anche un valore fortemente simbolico in quanto tutto il Mondo capì che i regimi, neri e rossi, avevano i giorni contati.

Quel 9 novembre 1989, per la prima volta dal 1961, quando il Muro venne costruito, decine di migliaia di abitanti della parte orientale della città di Berlino si riversarono in quella occidentale.

Tutto fu causato da due eventi fortuiti ed imprevedibili: l’errore di un funzionario della Germania orientale durante una conferenza stampa e – fortunatamente – il buon senso di una guardia di frontiera.

Il Muro di Berlino fu fatto costruire dal Governo della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca, filosovietica) per impedire la circolazione delle persone tra il territorio della Germania Est e Berlino Ovest (Repubblica Federale di Germania) filo occidentale.

È stato considerato il simbolo della “cortina di ferro”, ovvero linea di confine tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e U.S.A. e quella sovietica, durante la “guerra fredda“.

La caduta del Muro di Berlino è forse uno dei pochi eventi nella storia non soltanto raccontati, ma in una certa misura, anche causati dai giornalisti…e non solo.

Furono infatti le domande di quattro giornalisti a mettere alle strette un importante funzionario della Germania orientale che nella confusione, fece un annuncio divenuto storico, felicemente frainteso e completamente sbagliato.

In particolare fu Riccardo Ehrmann, cronista italiano, che “fece cadere il muro” con una domanda alla quale  “Schabowski – il già citato funzionario della Germania orientale – rispose “SUBITO”  e il muro venne giù”!

In quel momento la situazione per il Governo della Germania Est non era per niente facile: da mesi erano in corso grandi proteste contro il regime comunista.

Nella Germania orientale, all’epoca, non c’era democrazia o libertà di parola.

L’economia era stagnante e in difficoltà oramai da decenni.

Nell’ottobre del 1989, a Lipsia, in Germania Est, erano scese in piazza circa 250 mila persone: fu un avvenimento di grande portata, visto che in pratica nei precedenti quarant’anni non si erano viste manifestazioni con più di una decina di persone.

Il leader della Germania Est, Erich Honecker, in carica dal 1971, si dimise il 18 ottobre.

I suoi successori, spaventati dalle proteste, cercarono di concedere qualcosa ai manifestanti nel tentativo di mantenere in vita il regime.

Il “Politburo” – il gruppo dirigente della DDR – decise quindi di organizzare una conferenza stampa per annunciare una serie di nuove riforme e di aperture nei confronti dell’occidente.

Riccardo Ehrmann ricorda come, insieme ad altre decine di giornalisti, quel giorno cercasse di tenere traccia sul suo taccuino di tutte le piccole modifiche e aperture che il portavoce del Governo, Günter Schabowski, stava elencando.

Lo stile della DDR era lento e pomposo e Ehrmann, come tutti i presenti alla conferenza stampa, era particolarmente annoiato.

Nessuno pensava di essere a un passo da uno dei momenti più importanti della storia del Novecento.

Improvvisamente, nel mezzo di uno di questi elenchi, Schabowski fece una dichiarazione incredibile e inaspettata in risposta ad una domanda di Riccardo Ehrmann.

Proprio quest’ultimo, allora corrispondente dell’Agenzia di Stampa Italiana ANSA, gli chiese se il Governo non fosse pentito per una serie di restrizioni ai viaggi verso alcuni Paesi comunisti che poco tempo prima il Governo aveva imposto.

Schabowski rispose che no, il governo non era pentito.

Poi, leggendo confusamente tra le sue carte, aggiunse:

«Ah… aggiungo che oggi abbiamo deciso su un nuovo regolamento che rende possibile per ogni cittadino della Repubblica Democratica Tedesca di…uscire attraverso i posti di confine…della…Repubblica Democratica Tedesca».

In altre parole, senza alcun preavviso e con imbarazzante incertezza, il portavoce del “Politburo” sembrava stesse dicendo a decine di giornalisti di tutto il Mondo che il Muro di Berlino era – di fatto – caduto.

Questi i fatti… più o meno.

Io ho vissuto questo come molti altri momenti importanti del secolo scorso ed ho anche avuto la fortuna di poter avvicinare Papa Giovanni Paolo II° perché “certe cose” non accadono mai per caso…

Vorrei quindi citare un passo dalla Dichiarazione dei Vescovi della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (Comece) proprio in occasione del 30esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

«Costruire muri tra i popoli non è mai la soluzione»

 Dobbiamo ricordare l’importante ruolo svolto da San Giovanni Paolo II e il suo incoraggiamento:

_“L’Europa ha bisogno di respirare con due polmoni!”.

 Riconosciamo che il processo di guarigione e riconciliazione è delicato e difficile. Ancora oggi, per alcune delle vittime dei regimi oppressivi del passato, questo processo è tutt’altro che concluso; la loro determinazione, il loro impegno e la loro sofferenza sono stati decisivi per la libertà di cui l’Europa gode oggi.

 Vogliamo tuttavia rilanciare e promuovere proprio quei segni di speranza e quelle aspettative per un futuro migliore in Europa e per gli europei che hanno guidato quel momento storico del novembre

 Per queste ragioni, in quanto cristiani e cittadini europei, invitiamo tutti gli europei a lavorare insieme per un’Europa libera e unita, tramite un rinnovato processo di dialogo che trascenda mentalità e culture, rispettando le nostre diverse esperienze storiche e condividendo le nostre speranze e aspettative per un futuro comune di pace. Per riuscirci, dobbiamo ricordare che una cultura dell’incontro presuppone una sincera capacità di ascoltare

 E mentre celebriamo questo avvenimento, forse non tutti sanno che “il business dei muri” è in forte espansione. Erano solo 7 alla fine della seconda Guerra mondiale. Trent’anni fa nel 1989, quando cadde quello di Berlino, erano diventati 16. Nei 10 anni dopo la fine della Guerra fredda ne sono stati costruiti 14. A novembre 2019 gli studiosi se ne contano 77: tanti sono oggi i muri nel Mondo!

Tra i più discussi, quelli tra Stati Uniti e Messico, tra Ungheria e Serbia, tra India e Pakistan, tra India e Bangladesh, tra Corea del Nord e Corea del Sud, tra Georgia e Ossezia meridionale, tra Irak e Kuwait, tra Arabia Saudita e Yemen, tra Marocco e Sahara Occidentale, tra Ucraina e Russia, tra le due metà di Cipro, tra Egitto e Striscia di Gaza e il muro che attraversa e circonda Gerusalemme e molti altri.

Una realtà drammatica alla quale solo i “nuovi giovani” possano porre rimedio perché i muri una volta costruiti non cadono da soli.

Ancora una volta – quindi –  questa Umanità si dimostra incapace di imparare dalla storia poiché oggi, pur felici per la ricorrenza della caduta del muro di Berlino, non c’è la PIENA CONSAPEVOLEZZA che i muri non hanno mai risolto alcun problema!

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Pino De Nicola
Mi chiamo Giuseppe De Nicola (per gli amici "Pino") e sono un ingegnere. Nella mia vita, lavorativa e non, ho avuto molte esperienze e tutte mi hanno convinto di due cose semplici: “da soli non si va da nessuna parte” e “non aspettare che gli altri facciano per te… anzi”. Proprio da queste convinzioni nasce (anche e non solo) “SCREPmagazine”, un luogo virtuale in cui ci si ritrova per stare insieme e per condividere passioni, di qualsiasi genere ma tutte legate sempre e comunque dal “filo rosso” del rispetto, della collaborazione, della cultura, del "mettersi in gioco" e del talento…

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