Tra le tastiere elettroniche usate dai musicisti fin dall’inizio del secolo scorso il posto d’onore è occupato dal moog.
Robert Arthur Moog nasce a Flushing, New York il 23 maggio 1934.
Il papà è un radioamatore che passa il suo tempo libero a montare e smontare apparecchi di ogni tipo.
Robert, fin dall’adolescenza, collabora con lui aiutandolo nelle riparazioni. Gli capita tra le mani un theremin, chiamato anche eterofono, un dispositivo capace di produrre suoni controllando una serie di oscillatori che era stato brevettato dal suo inventore lo scienziato sovietico Lev Theremin nel 1924.
Probabilmente proprio l’incontro con il theremin fa nascere in lui l’idea di una tastiera elettronica più adatta alle esigenze della musica leggera.
Mentre è ancora studente di ingegneria, a vent’anni scrive un articolo nel quale illustra come si costruisce un theremin con circuiti a valvole e pochi anni dopo, in un altro articolo, spiega come realizzare lo stesso strumento con 4 transistor.
Dopo le riflessioni teoriche, Moog intraprende l’iniziativa commerciale e nel 1954 nasce la R. A. Moog Company. Dapprima si limita a fabbricare theremin poi, nel 1964, Moog presenta ad un meeting di una società di audioingegneria, una relazione sui moduli a controllo di voltaggio per la musica elettronica: inizia a progettare in collaborazione con due compositori, il primo Walter Carlos che nel 1969 con il moog incide il disco Swuitched on Bach, cui fa seguire un altro LP di successo dal titolo “The well temperade sintesizer” (Il sintetizzatore ben temperato) ed il secondo Herbert A. Deutsch, a produrre insieme i primi moog a partire dal 1966.
Il moog può essere ritenuto il punto di arrivo nella ricerca di uno strumento in grado di fornire una vasta gamma di nuove sonorità a piacimento di ogni tastierista.
Dopo Theremin, nel 1928, un ingegnere francese, Maurice Martenot, presentava all’Opera di Parigi un analogo strumento elettronico a tastiera che prese il nome dal suo inventore.
Sempre nel 1928 un altro ingegnere il tedesco Friedrich Trautwein, costruì uno strumento simile detto oscillatore trautonium.
Anche musicisti colti furono affascinati dalle “sonorità ultra terrene” prodotte da questi strumenti ed alcuni, come Richard Strauss e Olivier Messiaen, scrissero composizioni basate sulle nuove sonorità.
I suoni magici e ultraterreni furono utilizzati anche nel cinema: chi non ricorda le sequenze cinematografiche inquiettanti di “Io ti salverò” di Hitchcok o di “Ultimatum alla Terra” o la versione elettronica della Nona sinfonia di Beethoven in “Arancia meccanica” di Kubrik?
Fu però nel campo della musica leggera ed in particolare del rock, che il moog ebbe la sua massima espansione e i vari modelli di moog si diffusero rapidamente tra i nuovi gruppi degli anni ’70 mescolando i suoni sintetici a quelli della chitarra elettrica. Tastieristi del calibro Keith Emerson o Richie Weigmann, di cui mi piace ricordare la sana rivalità, o in Italia Tony Pagliuca delle Orme, Falvio Premoli dellla Pfm e tanti altri, hanno utilizzato il moog in maniera personalissima editando sonorità particolari ed affascinanti.
Rodolfo Bagnato
