Da diversi secoli molti storici cercano di dare una risposta ad uno dei misteri che ha maggiormente incuriosito l’opinione pubblica di ogni epoca, grazie anche ai numerosi libri e film che ne hanno parlato.

Chi era il misterioso detenuto, che nella Francia del 17° secolo, era costretto ad indossare una Maschera di Ferro? ll filosofo Voltaire scrisse, nel 1771, che il detenuto era il fratello maggiore, ma illegittimo, di Luigi XIV. Maschera di Ferro era il nome con cui veniva indicato un prigioniero misterioso, arrestato nel 1669 o 1670, che fu detenuto in diverse prigioni. Per 34 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1703, lo sconosciuto cambiò i luoghi di detenzione seguendo sempre lo stesso ufficiale, che di volta in volta veniva trasferito a dirigere i diversi carceri. Si trattava di Benigne Dauverne de Saint-Mars, che presenziò anche alle esequie del detenuto, sepolto il 19 novembre 1703 nel cimitero parigino di Saint-Paul-des-Champs.

Sono state fatte molte ipotesi, e scritti migliaia di parole sull’ identità di quest’uomo, di cui nessuno vide mai il volto, perché coperto da una maschera di velluto nero. Anche se la sua sfortunata vita può sembrare il frutto della fantasia di uno scrittore, in realtà esistono numerose testimonianze. Maschera di Ferro arrivò alla Bastiglia nel 1698, proveniente dalla fortezza Fort Royal, nell’isola Santa Margherita. Anche se Maschera di Ferro godeva di privilegi, come cibo abbondante e di qualità, abiti di lusso, il permesso di tenere libri nella sua cella, le restrizioni a cui era sottoposto erano disumane, non poteva parlare con nessuno, tranne che col suo confessore, così come il medico che lo curava in caso di malattia. L’altra persona con cui poteva scambiare qualche parola era il comandante delle guardie, ma solo per argomenti relativi alla sua detenzione. Aveva il permesso di togliersi la maschera per mangiare e per dormire, ma mai e poi mai in presenza di altre persone. Voltaire, dopo aver sentito parlare di Maschera di Ferro durante una sua breve detenzione alla Bastiglia, fece diverse indagini che lo portarono a scoprire la data della morte. Le conclusioni a cui arrivò il filosofo non risolvono il mistero.
Nessuno poteva parlare con il prigioniero, che era conoscenza di qualche grave segreto.
La sola vista del volto del prigioniero poteva creare sospetti, doveva quindi trattarsi di un personaggio conosciuto.

Eliminare fisicamente questa presenza così scomoda non era una soluzione percorribile, forse per motivi politici o affettivi.
Voltaire, come successivamente fece Dumas, arrivò alla conclusione che poteva trattarsi di un fratellastro o di un gemello di Luigi XIV, da tenere nascosto per evitare possibili contestazioni sul diritto di successione al trono. Hugh Ross Williamson sostiene che Maschera di Ferro era il padre naturale di Luigi XIV, la cui nascita fu effettivamente quasi miracolosa, avvenne vent’anni dopo il matrimonio tra la regina Anna e Luigi XIII, impotente all’epoca del concepimento, e che comunque non frequentava il letto nuziale da quindici anni. Secondo questa ipotesi, per assicurare la successione al trono, ed evitare così che vi salisse il suo nemico Gastone d’Orleans, il Cardinale Richelieu avrebbe convinto il re, con l’assenso della regina, a farsi sostituire nel letto nuziale da un giovane nelle cui vene scorreva sangue reale…

In questo caso, un’imbarazzante somiglianza tra Luigi XIV e il padre naturale, avrebbe decretato la condanna di quest’ultimo a portare la maschera di ferro per tutta la vita.
Simona Bagnato

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Simona Bagnato
Nata e vissuta in Calabria, sono diplomata al Conservatorio in chitarra classica e laureata in Giurisprudenza. Ho scelto di abbracciare l'arte e la didattica musicale. Insegnante nei licei musicali, ho partecipato a numerose rassegne nazionali di musica classica, in alcuni casi classificandomi al primo posto. Compositrice e scrittrice, sono da sempre attivamente impegnata in difesa di diritti umani e civili. Ho militato in Amnesty International ed oggi in Arcigay sezione di “Lamezia-Catanzaro-Vibo”. Ho abbracciato con entusiasmo il progetto “SCREPmagazine” già dai suoi primi albori. Mi piace l'essenza delle cose e condividerla.

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