Oggi è San Valentino, giorno dedicato alle coppie unite nell’amore.
Le sue origine ci riportano all’epoca romana nel 496 d.C., quando Papa Gelasio decise di porre fine ai lupercalia, antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco, lontani dall’idea dell’amore e della morale cristiana. La ricorrenza di tali riti avvenivano il 15 febbraio, nella totale disinibizione e libertà.
La ricorrenza fu anticipata dal Papa di un giorno, per farla combaciare con il ricordo di san Valentino, diventando così protettore degli innamorati.
La festività, prese piede senza troppa fatica nelle società delle varie epoche, festeggiata anche dalle coppie lontane dalla religione cristiana, l’amore per fortuna non segue logiche religiose o dottrine politiche, ci innamoriamo tutti, e nella grande maggioranza, almeno una volta nella vita, a san Valentino abbiamo guardato qualcuno negli occhi con tenerezza, rinnovando la promessa d’amore.
Già dai primi di febbraio mi lasciavo suggestionare dalla frenesia dei preparativi, ero innamorata e desideravo che il mio S. Valentino mi rappresentasse per quello che ero e sentivo, volevo una ricorrenza, autentica, originale, qualcosa che restasse per sempre nella memoria dei nostri cuori.
Non avevo molto denaro a disposizione da spendere in regali e, anche se lo avessi avuto non mi serviva molto, il denaro non parla d’amore, l’unico strumento di cui potevo usufruire senza risparmio, era la mia fantasia incline alla sensibilità e il mio amore , non era poco, rifletto oggi!
Ricordo che una delle prime cose che feci, è stata quella di trascrivere stralci di dialoghi o semplicemente parole, quelle degne di nota naturalmente, quelle che ci scambiavamo nei nostri incontri e che in qualche modo avevano lasciato il segno. Il vizio di annotare tutto l’ho sempre avuto, e anche quello di riflettere sugli accadimenti non mi è mai mancato.
Venne fuori un collage divertente, anche se alcuni passaggi facevano parte del repertorio “sezione litigi “, a causa di stupidi malintesi, ampiamente superati dopo accesi chiarimenti, fiumi di parole, lacrime e tanti baci.
Scrissi in rosso le parole più importanti, quelle dette tra i sospiri di un bacio, quando per la prima volta ho detto “ti amo” e per la prima volta qualcuno lo ha detto a me.
Anche le battute che ritenevo spiritose riportai divertita su foglio, poiché erano servite a rendere speciale una serata partita col piede sbagliato, rispetto alle altre. Quelle frasi scritte sul foglio di carta decorato con disegni e simboli che solo io e lui, ne comprendevamo il senso, era come per dire…ecco a cosa rinunceremmo se tutto dovesse finire.
Si rideva molto a quell’età, spensierati e felici nei panni della gioventù che sembrava interminabile, eterna, come si pensa che lo sia l’amore a diciotto anni, il primo amore, il primo san Valentino.
Lunghe passeggiate mano nella mano, sguardi persi e tanta tenerezza, bellissimi tramonti presi in prestito durante quelle ore magiche, un gelato consumato tra brividi di freddo e brividi di passione. Il tempo che il sole impiegò a mettere fine al giorno, ed eravamo già di ritorno a casa, a sublimare quello che avevamo appena vissuto con ancora in mano il piccolo regalo che ci eravamo scambiati e la promessa d’amore sincera che vibrava forte nel cuore.
Da quell’epoca, tanti san Valentino sono trascorsi, la macchina commerciale lentamente ha sconfinato in ogni settore, imponendo regole da seguire attraverso i consigli per gli acquisti coi suoi brand sempre più accattivanti e alla moda.
Festeggiare San Valentino oggi, se hai denaro in tasca, lo fai senza nessuno sforzo, basta prenotare per due nel ristorante rinomato, comprare un regalo suggerito dalla reclame, un biglietto con su scritto frasi d’amore di Pablo Neruda e il gioco è fatto.
Ma la presenza della persona in tutto questo dov’è?
Davvero l’amore si misura con il valore del regalo, o di quanto sia rinomata la location.
Non si diceva basta il pensiero?
E se le persone valutano la qualità dell’amore in base al regalo che ricevono, qualcosa non funziona e qui il povero San Valentino non ha nessuna responsabilità.
Resta il fatto che il giorno consacrato agli innamorati, gode di una cattiva reputazione, pare si sia conquistato la nomea di essere divenuto un evento di puro consumismo e molti per tale motivo si rifiutano di festeggiarlo, come dire il Natale è diventato una festa commerciale e quindi non lo festeggio più, mentre basterebbe semplicemente eliminare ciò che ha reso banali le festività,
“Il consumismo fine a se stesso”, per riprenderci quello che con il tempo abbiamo perso, e ridare nuovo vigore e slancio alle emozioni, alla creatività semplice e alla voglia di condividere con gli altri l’amore nella gioia…adesso che si può stare insieme davvero!
F. R. Bartoletta
