Faccio il libero da 15 anni e sono 15 anni che mi viene fatta la stessa domanda: perché giochi con la maglia diversa da quella dei tuoi compagni di squadra?

La considerazione più originale la fece mio nipote qualche anno fa, quando era poco più di un bambino.

Alla fine di una partita mi chiese: «Che brutto che il colore della tua maglia sia diverso da quella degli altri: non puoi andare in una squadra che giochi con la maglia come la tua?».

La maggior parte dei miei attuali compagni sostiene che non farebbe il libero nemmeno sotto tortura: «Come fai a resistere alla tentazione di schiacciare? Di colpire la palla con tutta la forza che hai? Di saltare?».

Non so cosa rispondere. Posso solo assicurare che giocare in difesa, cioè avere come obiettivo quello di fare in modo che la palla non tocchi terra nel mio campo, mi dà la stessa soddisfazione che provavo quando giocavo attaccante e facevo un punto.

Credo che questa cosa valga nella pallavolo, come nel calcio (c’è chi fa gol, ma anche chi difende…) e come in tanti altri sport di squadra.

In realtà, il ruolo di libero sta acquisendo sempre più fascino.

Se fino a qualche tempo fa veniva visto con una certa diffidenza, oggi il numero di atleti che si cala in questo ruolo è aumentato in maniera esponenziale.

Ma quando e perché, nella pallavolo, è stato introdotto il ruolo di libero?

Quello del libero è un ruolo abbastanza recente.

Venne introdotto a livello mondiale nel 1997 (in Italia l’anno successivo).

È un giocatore di difesa, e in quanto tale non può né servire, né murare, né schiacciare saltando.

Viene solitamente impiegato al posto del centrale quando quest’ultimo, completato il giro in prima linea, si appresta a ricoprire le tre posizioni che compongono la seconda linea (zone 1, 6 e 5 del campo).

A onor del vero, il libero può anche attaccare, cioè colpire la palla con l’obiettivo di farla cadere nel campo avversario, ma a condizione che mentre lo fa l’estremità più alta del braccio non superi l’altezza della rete.

Pena l’infrazione e il punto assegnato alla squadra avversaria.

Il ruolo fu istituito allo scopo di arginare la potenza e la velocità degli attaccanti ma anche per dare la possibilità ad atleti dalla statura non particolarmente elevata di giocare ad alto livello.

A distanza di oltre 20 anni dall’istituzione del ruolo, si può affermare che entrambi gli obiettivi siano stati raggiunti.

In Italia giocano i migliori liberi del mondo.

Un nome su tutti: Jenia Grebennikov, un funambolico francese che da un paio di stagioni calca il taraflex di Trento.

Personalmente, non ho mai visto un giocatore così forte in difesa.

È un fenomeno, idolatrato nei palazzetti come il più forte degli schiacciatori.

Guardatevi un video delle sue difese e resterete a bocca aperta. Il miglior libero italiano?

Massimo Colaci, bandiera della nostra Nazionale.

Un talento pazzesco.

Un ragazzo d’oro, sia fuori che dentro il campo.

Un ministro della difesa.

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