Oggi, 17 novembre, è la giornata del gatto nero.
Il gatto nero è meraviglioso, anche se ancora c’è gente convinta che porti sfortuna. Invece io sono convinta che tra i gatti, è quello più magico di tutti. Non è malvagio, ma il fatto che durante il periodo dell’inquisizione fosse il gatto preferito dalle “streghe”, ha tramandato una superstizione dura a morire.
Il gatto nero ha occhi verdi o gialli, il colore del coraggio, del riflesso solare.
Gli occhi verdi nel gatto creano una connessione con la natura che non è forte come chi ha gli occhi gialli. Il gatto nero è molto sensibile alle energie negative delle persone e, per evitare di assorbirle, cerca di prendersi un po’ di spazio per sé.
Il gatto nero è protezione della casa che lo ospita (o meglio, siamo noi gli ospiti in casa sua), e tiene lontana la sfortuna.
E in fondo lo sappiamo che anche nell’antico Egitto era venerato ed amato. Rappresentava Bastet la custode della natura e della vita. L’eterno feminino.
Il gatto nero, essendo il più sensibile tra i gatti, soffre se viene ignorato e tende ad isolarsi.
La cosa migliore per lui è sentire il nostro amore e la nostra protezione.
Il gatto nero di cui sono ospite si chiama Salem. È arrivato dal nulla in una mattina d’autunno.
Ero uscita per fare la mia solita passeggiata mattutina con il mio amico Max al guinzaglio, ma quella volta chissà perché, avevo deciso di cambiare percorso. Camminando assorta nei mie pensieri, un miagolìo aveva attirato la mia attenzione, un miagolìo disperato, una richiesta d’aiuto. Dentro la villa comunale, vicino al cancello d’ingresso, vidi quel minuscolo esserino tutto nero. Entrai e mi abbassai, allungai la mano e nonostante ci fosse il cane, si lasciò prendere senza problemi. Finii la mia passeggiata, col cane al guinzaglio e il micetto tra le braccia. Dovevo trovare un modo per portarlo a casa, in auto. Decisi di chiuderlo nel portabagagli, la mia esperienza mi rassicurava, il gattino al buio, sarebbe stato buono. E così fu. Arrivata a casa, lo presi con dolcezza, i cuccioli mi fanno tanta tenerezza e, tolto il guinzaglio al cane, mi prodigai per nutrirlo. Mangiò tantissimo e non so per quante ore dormì. Al sicuro. Al caldo. Appena sveglio, seppe giocare bene le sue carte, con fusa e coccole, mi convinse che non poteva tornare al nulla, da dove era venuto. Non sapeva che coccole o meno, non l’avrei certo riportato là. La cosa strana era che in quel periodo, nella villa comunale, non c’erano gatti. Conosco bene la zona e ogni tanto, sostava solo un gattone rosso. Forse ce l’aveva portato qualcuno? Il mio dubbio è sempre stato questo perché non ha mai mostrato la caratteristica tipica del randagio, la diffidenza. E come volevate che lo chiamassi? Cagliostro, ovviamente! Mia figlia però, ha deciso di cambiare nome e di chiamarlo Salem.
Salem, il gatto nero venuto dal nulla…
