Di Andrew Davis con Harrison Ford, Tommy Lee Jones

 

Tratto dall’omonima serie tv trasmessa dal 1963 al 1967 ( ideata da Roy Huggins) , il film di Andrew Davies del 1993 ( candidato a 8 premi Oscar) è divenuto uno dei maggiori successi degli anni novanta e dopo piu di  25 anni continua ad essere considerato tra i migliori thriller mai prodotti. 

Il chirurgo Richard Kimble viene accusato dell’ omicidio della moglie; condannato a morte, riesce a fuggire durante il trasporto verso il carcere. Deciso a dimostrare la sua innocenza, cerca di trovare le prove ma dovrà vedersela con Samuel Gerard, agente federale duro e temerario che lo insegue senza tregua.

Nonostante non sia un personaggio psicologicamente approfondito, il Kimble di Harrison Ford colpisce ugualmente proprio per la sua assenza completa di ambiguità recitativa : se pur freddo e scostante per certi versi, l’eroe perseguitato Ford non poteva essere interpretato con maggior efficacia. Semplice, taciturno, poco attraente caratterialmente, in verità nella sua poca empatia aveva esattamente bisogno di una maschera come quella di Ford; di contro il personaggio di Tommy Lee Jones, ruba completamente la scena per spessore caratteriale e dinamicità e l’interpretazione magistrale del grande Tommy Lee Jones ( premiato con l’Oscar come miglior non protagoni), rappresenta il giusto contraltare, creando una complementarietà efficace che sa dare alla pellicola la giusta energia.
Entrambi giusti, uomini retti e dotati di una solida correttezza morale, Richard e Samuel sono in realtà i due Eroi del film : non ci sono cattivi da battere se non la menzogna che ostacola la verità e alla fine non devono esserci vincitori e vinti:  entrambi i due personaggi chiave devono uscirne vittoriosi.
Un film concentrato quindi, non tanto sulla narrazione,  quanto sui personaggi che ne rappresentano il fulcro, il motore trascinante di una storia che , come in un vecchio western, vive di un “duello” tra sceriffo buono e eroe in fuga.

Sel’uno conquista la libertà l’altro conquista la verità.

Sandra Orlando

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