Era stata una giornata infruttuosa. Guidavo svogliatamente verso casa, dopo aver girato a vuoto per i ristoranti della zona marina. All’epoca lavoravo come rappresentante per un noto marchio di caffè e quel giorno, sembrava che tutti i ristoratori si fossero coalizzati contro di me. Questo lavoro è così, mi dicevo, mi rifarò domani. Era ormai buio e il cielo nero, minacciava pioggia. Potevo scorgere i primi lampi luminosi che si avvicinavano sempre di più mentre io gli andavo incontro. Ero serena, ormai mi ero abituata, anche se speravo di arrivare a casa prima dell’arrivo del temporale. Per fare prima, decisi di prendere una scorciatoia e anche se la strada era deserta, non provavo alcun timore, perché di giorno, l’avevo percorsa diverse volte. Era una via di campagna e in alcuni punti, non era nemmeno asfaltata. Tra gli alberi si potevano scorgere le torri di un castello che, illuminate dai lampi, assumevano un aspetto spettrale. Mi accesi una sigaretta e abbassai il finestrino per far uscire il fumo. Alla radio davano una musica lenta e noiosa così decisi di inserire un CD. Distolsi lo sguardo dalla strada un attimo, un solo attimo, alla ricerca del disco. Un solo attimo ma quando tornai a guardare la strada, davanti a me vidi una donna vestita in modo eccentrico. Più che eccentrico, sembrava uscita da una festa in maschera dal tema medievale. Sulla testa aveva un cappello a punta, come quello delle fate, e la sua fronte, era altissima. I capelli erano lunghi e sciolti sulle spalle mentre il viso era quasi incolore. Il fumo della mia sigaretta usciva dal finestrino molto velocemente mentre io, in preda allo stupore, avevo smesso di tirare. Non sapevo cosa fare, se continuare a camminare o fermarmi. Un forte tuono scosse l’auto che si spense all’improvviso. Cercai di rimetterla in moto ma tutto fu inutile. Quella giovane donna, sembrava chiedere aiuto. Muoveva le labbra per parlare, ma come in un film muto, non sentii alcuna parola. Il suo sguardo però, appariva disperato. La pioggia iniziò a battere con violenza sul parabrezza. L’impianto elettrico dell’auto era fuori uso e non potevo chiudere il finestrino così l’acqua penetrava all’interno e mi bagnava il braccio sinistro. Furono momenti interminabili durante i quali, continuavamo a scambiarci sguardi sorpresi. Ad un tratto, un lampo cadde proprio davanti a me e istintivamente, mi coprii il volto con le mani. Quando le tolsi, la donna era scomparsa. Mi guardai intorno, cercandola con lo sguardo, ma niente. Si era volatilizzata. Riprovai a mettere in moto e l’auto ripartì come se nulla fosse successo. Quando arrivai a casa ero molto agitata sì, ma anche desiderosa di saperne di più. Dopo essermi liberata dagli abiti bagnati, iniziai a fare alcune ricerche sul web. E non avete idea dei cosa abbia scoperto! Un re ottomano aveva deciso di costruirsi un castello proprio sulla costa calabrese. Era il 10 maggio del 1265 e in quella data, aveva sposato una nobilissima dama di nome Shira. La sposa aveva appena 15 anni. Sicuramente, la ragion di Stato era il vero motivo di questo matrimonio. Dopo i festeggiamenti, lo sposo si era accostato alla sposa, pretendendo ci8ò che gli spettava di diritto. Purtroppo si accorse che3 la sposa non era illibata e questo le fece andare su tutte le furie. (Ogni sposa aveva l’obbligo di giungere al matrimonio illibata perché il primo figlio era quello che avrebbe ereditato beni e titoli, la purezza della sposa avrebbe garantito la paternità). L’ottomano iniziò a sfasciare tutto. Sentiva di essere stato preso in giro, di essere vittima di un imbroglio. La sposa terrorizzata, tentò la fuga ma lui riuscì a raggiungerla. Le strinse le mani al collo e la soffocò. Lasciò il suo corpo senza vita proprio là, dove l’ho incontrata, impedendo a chiunque di darne degna sepoltura e lasciando che gli animali ne facessero scempio.
Provai un’immensa pietà per quella povera ragazza e alcuni giorni dopo, tornai in quel luogo e depositai delle rose bianche, simbolo di amicizia e purezza.
