ScrepMagazine

Il dolore che non ha voce

C’è un dolore che non grida.

Non si lamenta, non chiede aiuto con parole.

È il dolore degli animali maltrattati, quello che si consuma nel silenzio di una gabbia, dietro una porta chiusa, sotto lo sguardo indifferente di chi passa.

Ogni zampa spezzata, ogni sguardo impaurito, ogni corpo tremante racconta una storia che non dovrebbe esistere. Storie di fiducia tradita, di amore negato, di violenza gratuita. Eppure accadono.

Ogni giorno. Ovunque.

Gli animali ci offrono tutto ciò che hanno: affetto, fedeltà, compagnia. Non chiedono nulla in cambio, se non rispetto. E quando quel rispetto viene calpestato, non è solo la loro sofferenza a pesare: è la nostra umanità che si sgretola.
Chi alza le mani su un animale non è solo crudele. È disumano.

Perché ci vuole una freddezza profonda per ignorare gli occhi che implorano pietà, per infliggere dolore a chi non può difendersi.

E ci vuole una società distratta per permettere che tutto questo accada senza conseguenze.
Ogni gesto di amore, ogni denuncia, ogni parola condivisa è un seme. Un seme che può crescere in una cultura del rispetto, della cura, della compassione.

Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo scegliere il presente. Possiamo essere la voce di chi non ne ha.
Non restiamo in silenzio.

Parlare di maltrattamento animale non è solo un atto di giustizia.

È un atto d’amore. È dire: “Io vedo. Io sento. Io non accetto.”

Perché chi difende gli animali difende la parte più nobile dell’essere umano.

La vicenda di Butera, paese siciliano balzato alle cronache da qualche giorno, dove un uomo ha brutalmente maltrattato i cani che vivevano con lui, è un pugno allo stomaco per chiunque abbia un minimo di empatia.

Questi animali, creature innocenti e fiduciose, sono stati vittime di una violenza cieca e ingiustificabile. Non si tratta solo di un crimine contro gli animali: è un tradimento del legame più puro che possa esistere tra essere umano e animale.

Dal 1° luglio 2025, l’Italia ha introdotto una riforma storica: gli animali sono ora riconosciuti come esseri senzienti, capaci di provare dolore e paura. Le pene per chi li maltratta sono state inasprite: fino a 4 anni di carcere e multe salatissime.

È un passo avanti fondamentale, ma non basta. Serve una cultura della cura, dell’educazione, del rispetto.

Quello che è accaduto a Butera non deve passare sotto silenzio. La risposta civile e solidale di cittadini, associazioni e media dimostra che l’indifferenza non ha vinto. Ma ogni cittadino ha una responsabilità: denunciare, intervenire, educare.

Perché ogni volta che un animale viene picchiato, è la nostra umanità a essere ferita.

Grazie a chi non si è girato dall’altra parte, grazie ad Enrico Rizzi, noto animalista,che anche stamattina non ha esitato a prendere un aereo e recarsi personalmente sul posto per strappare dalle mani del suo aguzzino il cagnolino.

Angela Amendola

Exit mobile version