Il disegno di legge contro la omotransfobia

l’opinione di Vincenzo Musacchio

Il Disegno di Legge contro l’omofobia, il cui testo base è all’esame della Commissione Giustizia della Camera, dovrebbe approdare il 27 luglio nell’aula di Montecitorio per la discussione e l’eventuale,  relativa approvazione.

A stabilirlo nelle scorse ore la conferenza dei capigruppo che, di fatto, ha voluto dare un’accelerata all’iter legislativo che interviene sugli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale con cui già si punisce la propaganda, la discriminazione e la violenza «per motivi razziali, etnici o religiosi» per estendere i reati anche a quelli «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Di conseguenza se il testo fosse approvato, chi commette reati motivati da «stigma sessuale, in particolar modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali», rischia fino a quattro anni di reclusione.

Fiore: Come giudica, professore, questo disegno di legge?

Musacchio: Da studioso del diritto penale sostengo che le condotte d’odio si combattono primariamente attraverso la prevenzione e quindi per il tramite della cultura e della memoria storica.

Per nostra fortuna abbiamo l’art. 3 della nostra Costituzione che ci guida nella complessa materia ricordando che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

La nuova legge vorrebbe aggiungere al delitto di discriminazione per motivi “razziali, etnici o religiosi” anche quelli fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Nel nostro Paese esiste un problema di razzismo generale e di riflesso anche verso le persone omosessuali e transessuali e in assenza di qualsiasi attività di prevenzione ancora una volta si vuol delegare al diritto penale il compito di risolvere l’incapacità dello Stato nell’attivare politiche sociali e culturali adeguate.

Fiore: Ma serve o no questa Legge?

Musacchio: Se sarà utile o meno lo dirà il tempo.

Su una cosa tuttavia dovremmo riflettere: l’Italia è fra i Paesi europei con indice di discriminazione più alto e con l’assenza di una legge contro l’odio e la discriminazione provocati da distinzioni sessuali, presente, invece, in quasi tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

Fiore: Gli atti di discriminazione rivolti contro persone omosessuali o transessuali non rischiano di creare una tutela penale differenziata?

Musacchio: Non direi. Anzi il divieto di discriminazione delle persone omosessuali e transessuali è compreso nell’art. 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza, ovvero un principio supremo del diritto costituzionale, che non potrà mai essere eliminato o modificato, pena il venir meno della Repubblica.

L’art. 3, infatti, afferma che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (…) di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E proprio nel concetto di “condizioni personali” rientra la sessualità, che è uno modi di espressione della persona umana, come anche il diritto di disporne liberamente in quanto senza dubbio un diritto soggettivo da comprendere tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti fondamentali della persona umana.

Fiore: Andiamo sul concreto senza troppi giri di parole: Se dicessi che “il gay pride mi fa schifo” esprimo un’opinione o rischio di cadere nel reato di istigazione?

Musacchio: Non cadiamo in facili tranelli.

Se dicessi ciò che ha poc’anzi detto lei sono nell’ambito delle opinioni.

Se invece oltre che dirlo ne faccio propaganda e/o sollecito altri a compiere atti di violenza verso chi partecipa a quella manifestazione sono certamente in presenza di istigazione.

Mi pare un confine sufficientemente delineato.

In materia penale, tuttavia, la definizione delle condotte punite è sottoposta alla riserva di legge e alla tassatività: per esprimere un giudizio più preciso, quindi, dovremo attendere il provvedimento definitivo.

Fiore: Con questa Legge non si rischia di complicare la materia?

Musacchio: Non mi sembra per quello che ho letto.

Senza preconcetti direi che la proposta di legge aggiunge un tassello alla pari dignità in Italia, riconoscendo nel sesso, nel genere, nell’orientamento sessuale e nell’identità di genere dimensioni della personalità ricche di valore per la persona e dunque rilevanti per il diritto.

E’ inutile far finta di non vedere i mutamenti sociali in corso e le loro degenerazioni.

Possono piacere o meno, ci sono e quindi vanno regolamentati mirando ad una società più libera, più giusta, inclusiva e solidale.

Fiore: Mi sembra di capire che lei sia favorevole a questa legge, giusto?

Musacchio: La società cambia e il diritto deve seguire di pari passo i mutamenti sociali laicamente e non religiosamente.

Ricordo che nella civile Italia, sino alla fine del secolo scorso, era previsto un delitto che se perpetrato al fine di salvaguardare l’onore (ad esempio l’uccisione della moglie adultera o dell’amante di questa o di entrambi) era sanzionato con pene attenuate rispetto all’analogo delitto di diverso movente, poiché si riconosceva che l’offesa arrecata all’onore da una condotta “disonorevole” era equiparata ad una gravissima provocazione.

In pratica: se uccidevi un estraneo, rischiavi l’ergastolo; se uccidevi l’amante di tua moglie, al massimo ti prendevi sette anni.

Ricordo che abbiamo ancora in vigore il Codice Rocco che spesso siamo costretti a modifiche continue per essere al passo con le evoluzioni o le involuzioni sociali.

Fiore: Cosa pensa del fatto che la Chiesa sia contraria a questa Legge?

Musacchio: Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Libera Chiesa in Libero Stato.

Per cui sono legittime le opinioni espresse dai Vescovi sulla legge ma sempre e comunque nella piena consapevolezza dei limiti che la nostra Costituzione impone all’ambito religioso.

Fiore: L’ex Presidente della Corte Costituzionale Mirabelli ha scritto che sarebbe stato meglio agire sulle aggravanti. Il suo parere?

Musacchio: Non sono d’accordo perché spesso molte circostanze aggravanti fungono come  reati  autonomi e viceversa.

Il penalista sa quanto sia difficile la ricerca di un criterio distintivo tra reato e circostanza in un sistema penale ispirato al principio di legalità e di certezza e che per giunta pretende di dare alla distinzione così rilevanti effetti di diritto sostanziale e processuale.

Personalmente in questa circostanza propendo per la modifica della fattispecie incriminatrice e non delle aggravanti.

Fiore: Infine una domanda personale e difficile come ormai è prassi nelle nostre chiacchierate.

Fiore: Se lei avesse un figlio o una figlia omosessuale o transessuale come vivrebbe la sua condizione?

Musacchio: Ho una figlia… purtroppo ho conosciuto genitori che hanno scaraventato fuori di casa la figlia lesbica quando lei ha confessato la propria sessualità.

Credo che la felicità sia raggiungibile solo grazie all’amore.

Il mio più grande desiderio è che mia figlia raggiunga la sua felicità ai massimi livelli possibili e se questa dovesse passare per essere lesbica ben venga. 

Sarei preoccupatissimo e molto infelice se invece di essere lesbica fosse ladra, assassina, spacciatrice o se si innamorasse di un delinquente.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra.

E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

… a cura di Vincenzo Fiore

Articolo precedente“Tormento” di Maurizio Gimigliano
Articolo successivo“Scegli la gentilezza” di Grazia Bologna
Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

2 Commenti

  1. Bella intervista.
    Sono d’ accordo con il pensiero ” mi vergognerei di avere un figlio ladro e disonesto”. Capisco anche la posizione della chiesa ma l’ individuo deve essere libero di mostrarsi per quello che è. La cosa che mi indispettisce è quella che bisogna fare una legge perché l’ uomo non oltrepassi il diritto di essere dell’ altro.

    • Un grazie sincero, gentile Angela Maria, per la sua assiduità nel seguirmi e leggere le mie interviste.
      In effetti l’argomento trattato è molto spinoso e sta dividendo l’opinione pubblica, una opinione pubblica che ancora una volta dimostra di non essere al passo con i tempi e di lasciarsi influenzare dalle posizioni della politica.
      Un caro saluto.
      Vincenzo

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui