LAKATOS E FEYERABEND

Ho dedicato il precedente articolo all’analisi della prospettiva epistemologica di Imre Lakatos, il più importante allievo di Popper.

Lakatos avrebbe dovuto scrivere, assieme a un suo collega brillante e anticonformista, un libro intitolato Pro e contro il metodo, nel quale presentare in forma di dialogo due punti di vista opposti sull’esistenza di un vero e proprio metodo scientifico. La morte improvvisa di Lakatos nel 1974 interruppe il progetto e il suo collega pubblicò il libro da solo.

Il collega di Lakatos si chiamava Paul Feyerabend, era anche lui austriaco come Popper e Wittgenstein, e il suo libro Contro il metodo, che uscì nel 1975, divenne il più famoso – o meglio, “famigerato” – testo di filosofia della scienza del Novecento, insieme con la Logica della scoperta scientifica di PopperLa struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn.

Scopriamo il perché.

CONTRO IL METODO

Al di là delle differenze specifiche tra la posizione di Popper, Kuhn e Lakatos (si possono leggere i miei articoli al riguardo), si possono, però, riscontrare una serie di assunti comuni. Innanzitutto, gioca un ruolo fondamentale la persuasione che l’attività scientifica e lo sviluppo concreto della scienza possiedano dei caratteri precisi, ben determinati e, soprattutto, descrivibili razionalmente. Per tutti e tre il sapere scientifico si configura come un sapere razionale – o quanto meno razionalizzabile. Essi sono persuasi che la scienza si muova  e si sviluppi in modo razionale e  che segua (e debba seguire) regole metodologiche ben determinate.

Già dal titolo della sua opera, Contro il metodo, intuiamo che Feyerabend non la pensa affatto così!

Ma è proprio vero che esiste un metodo scientifico?

E in fondo, è davvero così utile per lo sviluppo della scienza seguire un metodo?

E le grandi scoperte scientifiche sono davvero il frutto dell’applicazione del metodo sperimentale?

In un linguaggio chiaro e brillante, che ha contribuito alla grande diffusione delle sue idee anche tra i non addetti ai lavori, Feyerabend risponde a queste ed altre domande, arrivando a delle conclusioni estreme ed estremiste, che lo rendono sicuramente l’epistemologo post-popperiano più originale e allo stesso tempo più chiacchierato e spesso disprezzato dagli altri filosofi della scienza e da molti scienziati.

Leggiamo alcuni passi dell’opera di Feyerabend:

«L’idea di un metodo che contenga principi fermi,immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell’attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c’è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente radicata nell’epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza».

QUALSIASI COSA PUO’ ANDAR BENE

La storia della scienza in realtà smentisce l’epistemologia!!!

La storia della scienza suggerisce che «l’unico principio che non inibisce il progresso è: qualsiasi cosa può andar bene»

Per Feyerabend, l’anarchismo metodologico significa «rifiuto sistematico di un metodo generale in grado di mostrare in modo meta scientifico e rigido il funzionamento della scienza».

La sua proposta vuole mettere in rilievo che la realtà è sempre irriducibile a qualsiasi teorizzazione: c’è sempre qualcosa, nella realtà, che sfugge ad ogni tentativo razionale di sistematizzazione e di regolamentazione teorica, sì che per rendere conto della scienza (come di qualsiasi altra attività umana), l’atteggiamento più proficuo coincide con l’abbandono delle regole e con la proposta di qualunque criterio, teoria, atteggiamento nei confronti del mondo.

Tesi paradossali che spaventano, ma che costituiscono un potente stimolo di riflessione che non si può semplicemente evitare, liquidando Feyerabend come “nemico” della scienza.

Feyerabend andava spesso a lezione con una vecchissima copia del Malleus Maleficarum, uno dei più famosi manuali degli inquisitori per la caccia alle streghe, che leggeva e discuteva con gli studenti argomentando che fosse più razionale delle contemporanee opere di astronomia e di meccanica, che diedero vita alla rivoluzione copernicana.

Personaggio scomodo che amava stupire e provocare, non cessa di farlo ancora oggi con la sua eredità culturale.

 

Emiliano Cheloni

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