Credo che mi piacerebbe definirmi la ragazza che voleva essere Dio.

Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.

Dovrei pettinarmi i capelli seduta su uno scoglio in Cornovaglia.
Dovrei portare calzoni tigrati, avere un amante.
Dovremmo incontrarci in un’altra vita, incontrarci nell’aria
io e te.

Quello che più mi fa orrore è l’idea di essere inutile: ben istruita, piena di promesse, sbiadita verso una maturità indifferente.

Come vorrei credere nella tenerezza.

La scrittura è la mia sostituta: se non ami me, ama quello che scrivo, amami per questo.

Ho bisogno di un flusso di vita, non di questa folata di favole.

E’ terribile voler andarsene e non voler andare da nessuna parte.

Incominciavo a capire come mai gli uomini che odiano le donne riescono a farne quello che vogliono. Sono come dei: invulnerabili e potenti. Discendono su di te. Poi scompaiono.
Non li puoi catturare.

Che cosa ho mangiato?
Bugie e sorrisi.
Dalla cenere io rinvengo
e con le mie rosse chiome,
divoro uomini come aria di vento.
(Silvia Plath)

E’ la voce innovativa del Novecento, quando leggiamo le sue poesie è come se la conoscessimo personalmente, perchè lei scrive di cose vere, che appartengono alla nostra quotidianità al nostro vivere comune.  Sylvia Plath era nata il 27 ottobre del 1932.

Abitava in una casa proprio sull’oceano dove viveva con un padre insegnante e che la adorava, con una madre che amava spasmodicamente la sua famiglia e con un fratello messo per lei in secondo piano , è questo il teatro della vita di una delle più discusse e amate poetesse mondiali.

” A volte, penso che la mia immagine del mare sia la cosa più chiara che possiedo…e in un flusso di ricordi, i colori si fanno più profondi e brillanti, il mondo di allora respira».

La piccola Sylvia scopre la gioia della poesia grazie alla mamma. E lei inizierà a scriverle e dedicarle al papà morto quando Sylvia ha otto anni, e che sarà sempre l’unico destinatario delle sue poesie.
Alla madre invece Sylvia scriverà per tutta la vita lettere in cui racconta la sua vita brillante, l’eccellenza negli studi, i riconoscimenti al suo talento letterario e racconterà dei tanti corteggiatori.

Ma la donna solare, la donna perfetta come si mostra, ha dei lati oscuri: nessuno sa che vaga nell’ombra della depressione, che oscura anche la felicità trovata nella relazione con Ted Hughes, futuro poeta inglese, depressione che perseguiterà la poetessa sino al suicidio.

Un crollo nervoso seguito dal primo tentativo di suicidio, a vent’anni, non le impedirà di concludere gli studi allo Smith College e di vincere una borsa di studio per Cambridge. Sylvia e Ted si conoscono a una festa, si piacciono, si assaggiano con un bacio feroce che diventa un morso sulla guancia di lui.

A una donna ossessionata dall’eccellenza, poteva piacere solo un genio e lui, per lei, lo era. Sylvia non ebbe mai dubbi sulla loro vita insieme, avrebbero creato la famiglia perfetta, lei sarebbe stata una grande poetessa e scrittrice, lui il più grande poeta di lingua inglese del mondo.

Ma la vita quotidiana si incanala per loro, sul filo della competizione e dell’invidia e iniziano a scontrarsi.

Per lei la scrittura sarà una lotta con un demone contrario, ma Sylvia studia con accanimento, si esercita, legge e confronta i propri versi con quelli dei poeti che più ama.

Durante un soggiorno annuale a Boston, mentre cerca di far scoprire agli americani la poesia del marito, frequenta i corsi di scrittura creativa del poeta confessionale Lowell e conosce l’altra grande poetessa Anne Sexton. Più che amiche furono rivali, anche se condividevano bevute di martini.

Solo nel diario la Plath si lasciava andare all’invidia nei confronti dell’altra che, al contrario di lei, scriveva con estrema facilità.

Alla morte della Plath, Anne scrisse nel suo diario che anche in quell’occasione Sylvia l’aveva preceduta.

Fu però il Devon lo scenario del penultimo atto di questa tragedia.

Ogni fatto della vita, quotidiana, intima o sociale, trova uno specchio e un esito nella poesia e nella narrativa della Plath.

L’unico romanzo La campana di vetro, pubblicato sotto pseudonimo per non ferire i famigliari, ebbe un discreto riscontro nel 1961.

Mentre Ted andava sempre più spesso a Londra per partecipare a presentazione e intervste, Sylvia viveva la vita della casalinga di campagna che le andava sempre più stretta.

Un giorno in preda alla gelosia più feroce, arrivò a distruggere il manoscritto delle poesie e la copia annotata dei sonetti di Shakespeare del marito, che tardava a tornare dalla città.

Neanche la nascita del secondo figlio Nicholas Farrar, morto anch’egli suicida nel 2009, poté rinsaldare la coppia.

Ted si invaghì di Assia Wevill, che si suiciderà con la figlia avuta dal poeta qualche anno più tardi.

Sylvia lo cacciò di casa.

Durante l’ultima vacanza insieme in Irlanda, un amico consiglia a Sylvia di non divorziare per una storia che non sarebbe durata.

Una febbre altissima la porta, tra la fine di settembre e i primi di dicembre, a scrivere le quaranta poesie di Ariel.

A gennaio del 1963 il fuoco dell’arte si spegne, niente più la tiene legata a questa vita.

L’11 febbraio, lo stesso giorno del futuro suicidio di Amelia Rosselli, altra grande poetessa e sua traduttrice, dopo avere messo al riparo i figli nella loro cameretta, con la finestra socchiusa e pane e latte vicino, la “bambina”, Sylvia si inginocchia davanti al forno, poggia il capo sul piano e muore da sola.

Dagli ultimi documenti sulla sua morte e sull’ultimo periodo di vita, però, il quadro che emerge sulla situazione familiare di Sylvia Plath è sempre più simile a quello di tante tante donne che vengono sistematicamente represse, maltrattate, dominate e distrutte da un marito evidentemente frustrato e in competizione umana e letteraria con lei.

Una storia di abusi anche fisici, un amore malato quindi, come si potrebbe definire, che ha chiuso ogni speranza a un soggetto psicologicamente fragile come Sylvia Plath.

E nonostante fosse una donna affermata sia, Sylvia Plath era stata troppo sola in questo rapporto che l’ha divorata.

Angela Amendola 

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Angela Amendola
Mi chiamo Angela Amendola e vivo in Calabria dove sono nata. Appassionata di letteratura, poesia, musica ed in genere di tutte le espressioni artistiche , mi sono dedicata allo studio della poesia contemporanea e poco conosciuta. Attratta anche dalle sonorità della poesia dialettale, ho organizzato presentazioni di libri ed autori. Faccio parte di associazioni letterarie e musicali e nel 2017 ho fondato, assieme ad altri Soci Fondatori, l’Associazione “Accademia Edizioni ed Eventi” per la quale scrivo su SCREPmagazine.

4 Commenti

  1. La foto della copertina non ritrae Sylvia Plath ma Barbara Laage, un’attrice francese, basta vedere le altre sue foto per vedere che le loro fattezze sono nettamente diverse, inoltre questa foto è del ’46 e SP aveva solo 14 anni mentre BL ne aveva 26.

  2. Buongiorno come lei ha appena detto, la foto ritraeva l’attrice ed è stato fatto apposta, le foto della Plath sono nell’articolo, ho scelto quella foto come copertina. (Angela Amendola)

  3. Buongiorno come lei ha appena detto, la foto ritrae l’attrice ed è stato fatto apposta, le foto della Plath sono nell’articolo, ho scelto quella foto come copertina. (Angela Amendola)

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