1. Max Biaggi è stato uno dei piloti più controversi del Motomondiale. Dotato di un talento cristallino ma anche di un carattere a dir poco difficile, si è affacciato al motosport tardissimo, intorno ai 18 anni. Se negli anni Sessanta e Settanta arrivare a competere ad alti livelli in un’età tutt’altro che verde era la normalità, dagli anni Novanta in poi il Motomondiale è stato letteralmente invaso da un’orda di ragazzini. Loris Capirossi e Valentino Rossi vi hanno debuttato a 17 anni, Melandri addirittura a 15. Ma nel caso di Biaggi siamo di fronte a un pilota che a 18 anni non aveva mai guidato una moto! Quasi tutti i moderni piloti hanno un trascorso fatto di mini moto, magari avute in regalo dai genitori quando ancora non sapevano nemmeno leggere. Max, invece, ha saltato le cosiddette categorie “propedeutiche” per approdare direttamente alle Gp. La sua prima gara ufficiale risale al 1999, all’età di 18 anni. Ma due anni dopo era già al Mondiale, con un’Aprilia 250. La prima vittoria risale al 1992, il primo titolo Mondiale al 1994. Inanella quattro titoli consecutivi, tre su Aprilia e uno su Honda, prima di passare alla classe 500 vincendo all’esordio. Nonostante un curriculum di tutto rispetto, non è mai riuscito a vincere l’iride nella classe regina del Motomondiale. Leggendari i duelli, sia in pista che fuori, con Valentino Rossi, suo acerrimo nemico. Il dualismo Vale-Max ha fatto da sfondo per almeno un lustro dividendo il tifo degli appassionati italiani. Il romano, nel frattempo soprannominato il Corsaro, ne è uscito battuto. Da qui la decisione nel 2007 di passare in Superbike, dove ha guidato per Suzuki, Ducati e Aprilia, vincendo due titoli con la Casa di Noale. In tutto ha vinto sei Mondiali e 63 gare, salendo 182 volte sul podio. Perché all’inizio l’ho bollato come un pilota controverso? Perché chiunque l’abbia conosciuto lo descrive come un ragazzo a dir poco difficile, un po’ presuntuoso. Nei primi anni di carriera ai compagni di squadra non rivolgeva nemmeno la parola. Si comportava così per mettere loro pressione, per cristallizzare il suo ruolo di prima guida all’interno del team. Carlo Pernat, nella sua autobiografia “Belìn, che paddock”, lo “massacra”. Lo ritiene uno dei piloti più forti di tutti i tempi, ma non gli risparmia critiche riguardo al suo atteggiamento fuori dalle piste. Peraltro è stato proprio Pernat, il decano dei manager, a scoprirlo e a lanciarlo nel Motomondiale. Oggi anche Max è un affermato team manager. Dopo aver rischiato la vita durante un test privato a carriera già ampiamente terminata, ha definitivamente appeso il casco al chiodo per passare dall’altra parte del box. È il responsabile di un team Moto3 che proprio in questi giorni durante l’Eicma, l’Esposizione internazionale del ciclo e del motociclo, ha tolto i veli alla stagione 2020. Quest’anno il “Max Racing” ha sfiorato il Mondiale Moto3 con lo spagnolo Aron Canet. Il prossimo i piloti saranno l’ascolano Romano Fenati e l’iberico Alonso Lopez. La nuova moto è una Husqvarna 250. La Casa austriaca torna così nel Motomondiale dopo cinque anni di assenza.

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