La tematica della violenza sulle donne è una tematica importante.

Fa rabbia, lascia addosso una sensazione di impotenza, di smarrimento, di paura. “Potrebbe accadere anche a me”, viene da dirsi e tante volte, dinanzi a storie di persecuzioni e di violenza fisica o psicologica, restiamo sorprese di trovare l’orrore dietro la normalità o lo sgomento dinanzi al disfacimento fisico e psicologico di donne violate dentro e fuori.
Anche il Cinema ha sempre fatto la sua parte nell’affrontare questo difficile tema.

Già nel 1919 “Il giglio infranto “ di D. W. Griffith racconta per la prima volta sullo schermo una storia di violenze su una ragazzina da parte di un padre alcolizzato.

Un uomo cerca di salvarla, senza però riuscirci e si farà giustizia da solo. Già a quei tempi sorprese la potenza evocativa del film, capace di trasmettere con efficacia un messaggio importante e piuttosto spinoso all’epoca, senza però dimenticare di evidenziare dell’essere “uomo” la sua duplicità: bestialità nel personaggio negativo ma anche la profonda sensibilità di cui è capace l’altro personaggio maschile.
Fu una svolta e da lì nel corso degli anni il tema fu oggetto di tante pellicole di successo : “Il colore viola” di Spielberg, dramma familiare e racconto epico ambientato nella comunità afro americana dell’America del Sud del 1900 , che racconta la storia dell’adolescente Celie (Woopy Goldberg) e delle violenze da lei subite dal padre nel corso degli anni, esaltando la forza delle donne nel legame dell’amicizia;

Sotto Accusa “, premio Oscar a una grandissima Jodie Foster, storia di un terribile stupro collettivo e di un processo contro i pregiudizi di un’intera comunità; “ A letto con il nemico” con Julia Roberts che pone i riflettori sui pericoli di una relazione coniugale ossessiva e maniacale che sfocia in una violenza fisica e soprattutto psicologica.

“North country”, con una strepitosa Charlize Theron, sulla discriminazione sessista sul lavoro che culmina nella violenza; il terribile “Magdalene”, (Leone d’Oro 2002) ambientato in un collegio dell’Irlanda del ‘60, dove molte ragazze, considerate disinibite e troppo libertine, vengono portate in un convitto religioso e sottoposte a torture di ogni genere; “Mona Lisa smile”, dove la violenza viene perpetuata più silenziosamente , senza ferite fisiche e visibili, mascherata da meri stereotipi e convenzioni sociali che minano delicati equilibri psicologici e naturalmente Thelma e Louise di Ridley Scott, strepitosa corsa verso la libertà per due donne prigioniere di rapporti  violenti o sbagluati.

Cio’ che accomuna queste e tante altre pellicole (l’elenco, fortunatamente, sarebbe molto lungo da fare), è, non solo un sentimento di rabbia e di speranza , ma anche la consapevolezza che il Cinema è uno strumento potente per veicolare a un pubblico vario un messaggio importante : conoscere per sapere, e sapere per lottare.

Sandra Orlando

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