Il “Cielo capovolto” è forse l’album più profondo di Roberto Vecchioni. È la descrizione dell’universo, dove per metafora, gli uomini sono il mare, inquieti, burrascosi, sempre a combattere per qualcosa, e le donne il cielo, serene, sicure, urassicuranti e dolcissime. Con il brano “L’ultimo canto di Saffo”, iniziano dieci canzoni che tentano di definire l’universo dei sentimenti femminili.
Particolarità, in alcuni brani Vecchioni diveta donna, protagonista, diventa lui stesso Saffo e ne  descrive la sofferenza. Le canzoni più belle dell’album sono: “Il cielo capovolto” e “I rimpianti di Fernando Pessoa”, in punto di morte, ne “Le lettere d’amore”.

Sono struggenti entrambi ma io preferisco la prima, “Il cielo capovolto” appunto.

Inizia con queste parole la dolorosa descrizione di un addio.

“Che ne sarà di me e di te
che ne sarà di noi?
l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?”

Quando due si lasciano, non parte chi se ne va, parte chi resta. Chi se ne va, era partito tempo prima.
È chi resta a non ritrovarsi più in quel posto, in quella geografia di confini, conosciuta di carezze e pensieri, e deve spezzare quei confini, andarsene, cambiare nome all’amore che non riconosce più.
È di chi resta l’unica partenza.

Proprio questo doloroso pensiero, si muoveva nel petto di Saffo, la notte in cui salutò Anattoria, la bella allieva, mentre le intrecciava l’ultima ghirlanda perché si ricordasse di lei, anche con quell’uomo.
Un uomo gliela portava via. Un uomo,una nave e il mare. 
Gli uomini sono come il mare, tempesta e passione, sono onda dubbiosa, incerta pure la meta, e mai ultima nel loro continuo cercare. Gli uomini sono quella rabbia senza fine, di insinuarsi ovunque, come il mare, alle carezze delle onde, quando il vento del cuore si placa. Del mare gli uomini hanno il canto illusorio e la violenza delle mareggiate. Ma non hanno colore proprio come il mare. Perché il mare non è che il riflesso del cielo, è un cielo capovolto, e in questo cielo attraversano, al contrario la verità e la vita. E meno bastano a se stessi, più devono avere cose, ricchezze, imperi, potere. 
E il cielo? Forse il cielo siamo noi. Noi non riflettiamo la luce, prendendo altrove colore, noi siamo colore. Noi muoviamo burrasche impercorribili e non solo quelle del cuore quando amiamo. Siamo noi temporali e burrasca che si placa in un abbraccio e nell’amore.

“Ti amo disse all’improvviso Anattoria”.

Saffo si sentiva morire all’idea del ricordo delle sue carezze sulla tua pelle e ancor più dei sorrisi. Non c’era musica o tramonto infuocato in quel momento, che la potesse calmare. E avrebbe voluto morire perché non la straziasse di quella presenza.
“Esserti vicino e non averti, qui sta lo strazio. “

Quando un uomo perde un amore, perde solo qualcuno, un qualcosa che per lui non è vitale. A noi donne non è concesso, noi perdiamo l’universo che eravamo. Staccatasi una parte del nostro universo, quel che resta dell’animo non sa vivere da sola, si disfa, è solo polvere.

“Ti amo – sussurrò Saffo camminando all’indietro” .

 

Il cielo capovolto – L’ultimo canto di Saffo.

 

“Che ne sarà di me e di te,

che ne sarà di noi?

L’orlo del tuo vestito,

un’unghia di un tuo dito,

l’ora che te ne vai…

che ne sarà domani, dopodomani

e poi per sempre?

Mi tremerà la mano

passandola sul seno,

cifra degli anni miei…

A chi darai la bocca, il fiato,

le piccole ferite,

gli occhi che fanno festa,

la musica che resta

e che non canterai?

E dove guarderò la notte,

seppellita nel mare?

Mi sentirò morire

dovendo immaginare

con chi sei…

Gli uomini son come il mare:

l’azzurro capovolto

che riflette il cielo;

sognano di navigare,

ma non è vero.

Scrivimi da un altro amore,

e per le lacrime

che avrai negli occhi chiusi,

guardami: ti lascio un fiore

d’immaginari sorrisi.

Che ne sarà di me e di te,

che ne sarà di noi?

Vorrei essere l’ombra,

l’ombra che ti guarda

e si addormenta in te;

da piccola ho sognato un uomo

che mi portava via,

e in quest’isola stretta

lo sognai così in fretta

che era passato già!

Avrei voluto avere grandi mani,

mani da soldato:

stringerti forte

da sfiorare la morte

e poi tornare qui;

avrei voluto far l’amore

come farebbe un uomo,

ma con la tenerezza,

l’incerta timidezza

che abbiamo solo noi…

gli uomini, continua attesa,

e disperata rabbia

di copiare il cielo;

rompere qualunque cosa,

se non è loro!

Scrivimi da un altro amore:

le tue parole

sembreranno nella sera

come l’ultimo bacio dalla tua bocca leggera”.

 

https://www.youtube.com/watch?v=FxgxtlGZWvw

 

Angela Amendola 

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