Il caso Floyd e le metropoli americane.

Ho visto e rivisto quelle immagini. E ho avuto bisogno di tempo. Per pensare. Per riprendermi dallo shock di una violenza di tale portata. Come potrei mai spiegare alle mie figlie quanto successo? Con quali parole? La verità è che non le ho trovate. Nessuna risposta“.

Lo ha scritto Giorgio Chiellini sul proprio profilo Twitter, in riferimento all’uccisione di George Floyd, a Minneapolis, da parte della polizia.

Solo una domanda, forte quanto la vita strappata a George Floyd: perché? Come è potuto succedere? Perché la storia si ripete? Leggo l’hashtag “le vite nere contano”. Non dovrebbe nemmeno esserci bisogno di scriverlo. Perchè tutte le vite contano. Di ogni essere umano. Di ogni figlio, bambino, uomo, donna e persona del mondo. Ma se può servire a ribadirlo, se per qualcuno ancora non fosse chiaro: black lives matter. Ora. Sempre“.

Giorgio Chiellini

Il mondo dello sport e dello spettacolo si schiera contro il razzismo e dalla parte dei manifestanti scesi in piazza negli Usa chiedendo giustizia per George Floyd.

Numerosi i VIP che si sono schierati pubblicamente attraverso i social o dichiarazioni ai media, di qua e di là dell’Oceano.

Tra i più eclatanti il gesto del Liverpool, club della Premier League britannica: ha diffuso una foto con tutta la squadra schierata al centro del campo di gioco, inginocchiata nel gesto di protesta reso noto dal campione di football americano Colin Kaepernick .

Gli Stati Uniti sono in rivolta da tanti giorni, da quando lunedì scorso si è registrato l’ennesimo omicidio in un cittadino afroamericano durante un arresto a Minneapolis.

Stando al rapporto della polizia di Minneapolis, quattro agenti avevano risposto a una chiamata su un uomo sospettato di falsificazione di documenti.

Quando sono arrivati, Floyd si trovava in auto e sembrava star male.

Sceso dal mezzo, è stato ammanettato ed è stata chiamata un’ambulanza.

Poco dopo Floyd è morto.

Nel filmato si vede invece un poliziotto che preme il ginocchio sul collo dell’afroamericano per diversi minuti mentre lui dice ripetutamente “Non riesco a respirare”, “Per favore non riesco a respirare”.

Pochi minuti dopo l’uomo resta in silenzio e immobile, mentre il poliziotto continua a premere il ginocchio su di lui. fino all’arrivo dell’ambulanza.

Floyd verrà portato in ospedale, quindi verrà dichiarato morto.

Ed ora le proteste si sono diffuse in tutto il Paese.

ll giorno dopo la morte di George Floyd mentre il video dell’arresto diventava virale, centinaia di manifestanti hanno riempito le strade di Minneapolis.

La polizia in tenuta antisommossa ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili di gomma contro la folla, i manifestanti hanno rotto e saccheggiato negozi, automobili della polizia e dato alle fiamme il commissariato.

Se partono i saccheggi, si inizia a sparare”, ha minacciato Trump, che ha inviato a Minneapolis cinquecento uomini della Guardia Nazionale. Nella guerriglia è stato coinvolto anche un giornalista della CNN.

I quattro agenti di polizia coinvolti nella morte sono stati licenziati.

Uno di loro, Derek Chauvin, è stato arrestato e accusato di omicidio.

Secondo quanto riferito Andrea Jenkins, Chauvin e Floyd si conoscevano.

Avevano infatti lavorato insieme anni fa come buttafuori in un night club, l’El Nuevo Rodeo.

Molte città negli Stati Uniti sono passate dal lockdown per la pandemia al coprifuoco, è un passaggio quasi surreale che unisce due crisi senza precedenti. Rivolte inizialmente pacifiche, che poi sono degenerate in cariche della polizia, i manifestanti con assalti alle vetrine, saccheggi, vere e proprie battaglie.

La situazione creatasi non ha precedenti. Gli Stati Uniti sono in fiamme e mentre accade tutto questo l’immagine forse più simbolica è stato l’assedio della Casa Bianca quando una grande folla ha assediato la sede del potere presidenziale americano, mentre il Presidente era portato nel bunker di quell’edificio.

Le rivolte a sfondo razziale negli Stati Uniti hanno radici nella disuguaglianza razziale, ma è vero che questa situazione è senz’altro senza precedenti perché si sovrappongono molte cose.

Si sovrappone alla tematica razziale, la violenza tremenda della polizia nei confronti dei cittadini afroamericani.

Dal 2015 ci sono stati circa mille morti, quasi tutti cittadini afroamericani, a cui si chiede sottomissione immediata.

Quando questa non avviene si passa alla forza letale.

Questo è noto.

Oggi però lo sfondo è decisamente diverso ed è difficile non individuare nella presidenza di Trump l’elemento che disturba di più.

Queste sommosse avvengono sullo sfondo di una società che vede un tasso di mortalità triplo tra gli afroamericani per via del coronavirus.

E quindi quando si critica, come fa il Presidente, quelli che vogliono solo saccheggiare i negozi, non si riconosce che ci sono delle cause precise. Il Paese ha 40 milioni di persone che hanno perso il lavoro negli ultimi due mesi ed è ormai un disagio insostenibile.

La storia degli afroamericani è sofferta, da sempre marchiata da schiavitù, e odio razziale, tanto che 400 anni dopo ancora non sono scomparse le cellule del KKK. Ma nonostante tutto questo nel 2008 il sogno di Martin Luther King Jr si è realizzato in parte, quando è stato eletto il primo presidente di colore Barack Obama.

Tutto comincia intorno al 1500, nelle cuore dell’Africa, dove gli schiavi divennero prigionieri di guerra, e poi rivenduti e portati in America, i neri si rivelarono la soluzione ideale per le piantagioni. In tutto questo i neri non capivano realmente quello che stava succedendo vista la differenza linguistica tra loro e i colonialisti.

Nonostante le atroci sofferenze, la popolazione oppressa si ribellerà più di una volta con estrema rabbia e con ferocia incontrollata.

Una recrudescenza del razzismo e una rinascita del Ku-Klux Klan si ebbe negli anni Sessanta, quando il presidente Kennedy avviò la lotta contro la discriminazione razziale.

Oggi il movimento, confinato nell’illegalità, si è frammentato in una serie di gruppi estremisti isolati. Se cappucci bianchi, croci date alle fiamme, sono ormai un triste ricordo del passato, l’ideologia razzista non si è mai esaurita del tutto negli Stati Uniti. L’idea della superiorità della razza bianca e la crociata in difesa della patria dalla presunta minaccia dei neri e degli immigrati in generale continuano a riscuotere consensi nell’opinione pubblica americana più reazionaria.

Staremo a vedere se la miccia innescata si spegnerà presto o continuerà ad imperversare l’incendio in tutti gli stati d’America.

L’attacco di James Mattis il vecchio segretario alla Difesa, a Trump per la scelta di usare l’esercito ha definito un “abuso di potere” lo sgombero della folla davanti alla residenza presidenziale.

Trump è il primo presidente nella mia vita che non tenta di unire il popolo americano, neppure finge di tentare.“.

Mark Esper, l’attuale segretario alla Difesa si era detto contrario ad invocare l’Insurrection Act del 1807, la legge che consente di impiegare le truppe contro disordini e insurrezioni e che fu usata l’ultima volta nel 1992 contro le sommosse a sfondo razziale scoppiate nella città di Los Angeles.

In queste ore anche gli altri tre poliziotti presenti la sera dell’uccisione di Floyd sono stati arrestati e tutto ciò nelle ore in cui centinaia di poliziotti in ginocchio passavano dalla parte della folla che protestava.

Angela Amendola

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui