“Il Canto di Natale” (A Christmas Carol) è un breve romanzo scritto da Charles Dickens nel 1843 ed è una delle storie sul Natale più commoventi e famose di sempre. Rappresenta inoltre una critica alla società dell’epoca corrotta dal denaro e in cui, purtroppo, era presente una drammatica lotta contro la povertà.

Charles Dickens nasce il 7 febbraio 1812 presso Portsmouth, secondo di otto figli. Il padre John era impiegato all’ufficio della Marina e la madre Elizabeth Barrow era figlia di un funzionario statale. A causa di vari debiti, però, tutta la sua famiglia viene mandata in prigione e Charles è costretto a lavorare a soli 12 anni in una fabbrica di scarpe assieme ai suoi coetanei, per tutta la giornata. Quando finalmente i debiti sono saldati, per qualche anno riesce a riprendere gli studi e si innamora della lettura e della scrittura. Quest’ultima sarà parecchio influenzata dalla sua tragica infanzia, dalla morte prematura della sua prima moglie e della cognata a cui teneva molto. Il suo talento, però, gli consente di essere conosciuto non solo in Europa, ma anche in America. Tra le sue opere più famose ricordiamo Oliver Twist, Racconto di due città, David Copperfield, piccola Dorrit e Grandi speranze. Morì il 9 giugno 1870 e venne sepolto nell’Abbazia di Westminster nell’angolo dei poeti (Poet’s Corner).

È la vigilia di Natale nella Londra del 1843 e il vecchio Ebenezer Scrooge, finanziere avaro e scorbutico, continua ad ammirare, lucidare e contare i suoi soldi, cacciando via tutti i bisognosi di qualche moneta e dicendo al suo unico impiegato Bob Cratchit che avrebbe dovuto lavorare anche il giorno di Natale.

Quando Scrooge torna a casa, però, avverte delle strane presenze: infatti, a lui si presenta il fantasma di Jacob Marley, suo precedente socio morto 7 anni prima, completamente ricoperto di catene: esse rappresentano tutti i peccati, le cattiverie e l’egoismo, elementi che lo caratterizzavano quando era ancora in vita. Jacob, appunto, era esattamente come Scrooge: rubava e truffava i poveri.

Così Marley avverte Ebenezer, spiegandogli che quella notte sarebbero venuti da lui tre spiriti (ll fantasma del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro), i quali lo avrebbero accompagnato in un viaggio alla ricerca della carità, della bontà e della fratellanza. Jacob, prima di congedarsi, gli offre un ultimo consiglio: se Scrooge non fosse cambiato, sarebbe diventato esattamente come lui, imprigionato nella sua avarizia e meschinità per sempre e, forse, non avrebbe mai più potuto rivivere un altro Natale.

Le azioni umane adombrano sempre un certo fine, che può diventare inevitabile, se in quelle ci si ostina. Ma se vengono a mutare, muterà anche il fine.

 Onoreró il Natale nel mio cuore, e cercheró di conservarmi in questo stato d’animo per tutto l’anno. Vivró nel passato, nel presente e nel futuro, e i tre spiriti saranno sempre presenti in me.

“Il Canto di Natale” è uno dei classici più belli e conosciuti, da leggere in particolare nel periodo natalizio. 

I temi trattati sono anche molto delicati, soprattutto se si tratta della Londra di fine Ottocento in cui era diffuso lo sfruttamento minorile, la crescente povertà con i ricchi che si crogiolavano nei loro soldi, ignari di tutto ciò che li circondava.

La storia è volta a far comprendere che i soldi non fanno la felicità: si è davvero felici se intorno si è soli e non si hanno una famiglia o degli amici pronti ad accoglierti a braccia aperte? Questa era la situazione di Scrooge, un anziano signore che odiava il Natale, secondo lui una festività inutile che gli faceva perdere soltanto tempo e denaro.

Il viaggio che compie assieme ai tre spiriti, però, gli fa capire che in realtà lui era sempre stato escluso e triste e che gli mancava donare un sorriso a chi ne aveva bisogno ed essere felici e altruisti con tutti.

In fin dei conti la vera ricchezza di una persona non risiede nelle cose materiali, ma nell’animo di ciascuno; e  Scrooge ci insegna che anche un briciolo di umanità è capace di far risplendere e riscaldare anche i cuori più freddi e avvizziti.

Giusi Talarico

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui