“Lo Stato è invisibile; deve essere personificato per poter acquisire visibilità, simbolizzato per poter essere amato, immaginato prima di poter essere concepito”.

-Michael Walzer-

Questa citazione è la sintesi perfetta per esprimere il legame fra il simbolo e il potere politico, a mio parere. La politica segue un processo simbolico che permette la distinzione fra i vari gruppi ma ha il fine comune di far condividere la singola visione a un numero sempre maggiore di individui.

In politica tutto è simbolo: parole, slogan, bandiere, stemmi, cerimonie. Dato oggettivo è che alla base della politica esistono i fatti concreti e deve basarsi su ferrei principi di carattere razionale miranti a far compiere scelte in nome di un interesse collettivo ancor prima di un interesse di carattere personale. Questo interesse collettivo ha bisogno di essere identificato in qualcosa di visibile: entrano in gioco i simboli del potere.

Pensiamo agli elementi fondamentali della vita politica: lo Stato, non è fisico ma simbolicamente unisce e rappresenta una collettività; la bandiera è un oggetto ma ha valenza di senso di appartenenza; l’inno nazionale, simboleggia l’unità.

La politica si si esprime attraverso parole che devono diventare fatti concreti. Per generare fiducia nelle parole e sostegno in chi le porta avanti è necessario si sviluppi un legame emozionale che avviene nel riconoscere come proprio un simbolo politico.

Il potere di un governo sui propri cittadini consiste in indurre a obbedire alle regole, spingere a far compiere dei doveri e assicurare dei diritti. Non potrebbe esistere organizzazione qualora mancasse il supporto di un sistema simbolico che permetta l’identificazione oltre il tempo e l’alternanza. In questa visione minacciare un simbolo di potere si traduce in una minaccia alla sfera intima di chi si identifica in esso.

Esiste una vasta argomentazione di studi dedicati al simbolismo politico condotta da antropologi, psicologi, storiografi e sociologi in una duplice ottica: razionale e emotiva. La politica in senso tecnico è razionalità, come già detto. Un leader deve saper scegliere in base a fatti oggettivi, risolvere problemi concreti. Il contrario avviene per chi lo sostiene e si identifica nelle sue proposte. Il leader è un simbolo, un legame emotivo e fiduciario a cui si accorda consenso.

L’idea che i simboli abbiano ruolo determinante sulla politica è un antico concetto: un mezzo di comunicazione tra ciò che è esterno e ciò che è interno all’uomo, tra il sociale e il personale.

Gramsci sosteneva che le masse non costruiscono le proprie convinzioni politiche attraverso un esame critico delle diverse ideologie ma le acquisiscono attraverso la società in cui vivono e che queste ideologie tendono a prevalere le une sulle altre attraverso élite che in quel momento detengono i mezzi della produzione ideologica.

Interessante è ciò che affermò Emile Durkheim nella interpretazione delle cerimonie religiose, il mettere in evidenza il nesso tra sacro e politica. Le sue idee influenzarono numerosi sociologi nella interpretare i legami fra simbologia e politica e gli effetti che si ripercuotono sugli individui.

Un leader politico ha un’arma molto efficace: il potere di designazione. La forza politica di un leader risiede nel suo potere carismatico, nelle sue capacità personali, nel riuscire a coinvolgere nella sfera emotiva e attrarre a sé una moltitudine di persone che credono nella sua persona, nelle sue idee e nei suoi progetti e in ciò di cui diventa simbolo.

L’antropologo britannico Victor Turner afferma che, attraverso i simboli dominanti, norme etiche e giuridiche di una società entrano in stretto contatto con forti stimoli emozionali.

Ogni gruppo politico ha un mezzo simbolico che ne rappresenta l’identità e lo distingue degli altri. L’identificazione nel simbolo attribuisce legittimità e prestigio al leader e permette ai membri di costruire la propria identità e darne pubblica espressione.

I simboli politici hanno espressione nei rituali poiché coinvolgendo la parte emozionale, trovano consolidamento e si rendono più profondi e rendono visibile l’associazione a particolari idee e visioni del mondo.

Il rituale risulta essere un efficace mezzo per veicolare il sentimento di dipendenza dell’individuo verso la società.

La stabilità politica dipende dalla capacità di creare e mantenere una particolare combinazione di simboli, miti e riti poiché questo legittima il potere nella società in cui viene esercitato.

I sistemi politici non hanno solo la funzione strumentale di migliorare la vita dei cittadini e rappresentare gli interessi ma, attraverso la simbologia, rappresentano anche bisogni speranze e preoccupazioni umane soggettive che aspettano risposte tradotte in fatti certi.

Maria Luana Ferraro

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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