I principini del Galles e l’ultimo saluto alla bisnonna

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È finita un’era, con il funerale della Regina Elisabetta II abbiamo assistito alla fine del ventunesimo secolo e alla fine della Monarchia inglese rappresentata da Lillibeth, amata dal mondo intero non solo dai suoi sudditi.

L’attimo in cui il bastone regale è stato rotto, diviso in due parti e poggiato sulla bara, è stato il momento in cui si è sancito il passaggio da Elisabetta a Carlo. Momento toccante e simbolicamente significativo prima della sepoltura di Elisabetta II.

Le insegne reali, la corona, lo scettro e il globo d’oro, sono state tolte dalla sua bara e consegnante nella cappella di St George al celebrante che le ha deposte sull’altare, a testimoniare che Elisabetta scende nella tomba senza orpelli, non più regina di fronte a quel Dio in cui ha sempre creduto.

Il feretro della regina Elisabetta II è stato portato a spalla da un picchetto d’onore della Royal Guard all’interno dell’abbazia di Westminster. Ha così inizio il solenne funerale di Stato della sovrana che ha regnato per 70 anni.

Commozione profonda al funerale anche tra i banchi della Royal Family perché durante la lettura di un brano della scrittura affidata alla baronessa Patricia Scotland, alta diplomatica britannica e segretaria generale del Commonwealth, si è visto il principe Edoardo, quartogenito della sovrana, asciugarsi vistosamente qualche lacrima dagli occhi con un fazzoletto bianco.

La benedizione dell’assemblea da parte del reverendo David Hoyle ha chiuso il solenne rito religioso del funerale di Stato della regina Elisabetta nell’abbazia di Westminster. E’ seguito uno squillo di trombe, quindi due minuti di silenzio in memoria della sovrana osservati nella chiesa, a Londra e in tutto il Regno e il canto dell’inno nazionale britannico: nella versione riveduta e corretta di God Save the King, in onore del nuovo re Carlo III.

Il suono di una cornamusa, seguito dalle note dell’organo della storica abbazia, ha poi accompagnato l’uscita in corteo dei celebranti e dei con celebrati, fra cui l’arcivescovo anglicano di Canterbury. Alla cerimonia funebre hanno partecipato 2000 invitati, 500 tra teste coronate, capi di Stato e di Governo e dignitari vari. Unico grande assente Putin, ma non è stato invitato.

Non era scontata la presenza dei principini del Galles al funerale della bisnonna Elisabetta II. Quando è filtrata la notizia della loro presenza, ha fatto subito il giro del mondo. Sì, quasi il mondo intero, 4 miliardi di persone oggi ha seguito il funerale della Regina Elisabetta II.


Vedere i due bambini al seguito dei genitori e vicino gli zii ha commosso un pó tutti. Charlotte e George hanno appena 7 e 9 anni. Hanno già preso parte a diverse celebrazioni familiari, di natura certamente più gioiosa, come il giubileo di platino in onore della bisnonna pochi mesi fa a giugno, nel corso della loro breve vita.

Ma capita quando sei nella linea di successione di una monarca indimenticabile, sei nipote del sovrano in carica Re Carlo Terzo ,e figlio del secondo erede in linea di successione e, proprio nel caso di George, futuro re del paese. La loro presenza ha destato una reazione di ammirazione per la compostezza e la consapevolezza del ruolo che in futuro avranno. Ma anche una reazione di sconcerto per il fatto che in questo modo sono esposti a momenti emotivamente difficili come un funerale.

I bambini sono arrivati in auto con la madre e la regina consorte Camilla e hanno preso parte alla processione dietro al feretro direttamente in chiesa. Composti, seri e ben concentrati come hanno sempre dimostrato di essere in queste occasioni, i due fratelli hanno camminato davanti agli zii, Harry e Meghan, fianco a fianco, da adulti e hanno poi seguito la cerimonia con grande rigore. Il piccolo George vicino al padre, Charlotte seduta accanto alla madre.

La piccola ha indossato, in onore della bisnonna Elisabetta, una spilla a forma di ferro di cavallo dono alla bambina da parte della regina, dono che dimostra la leggendaria passione per i cavalli della bisnonna.

Mancava al funerale il piccolo Louis, ma ricordiamo tutti il comportamento avuto dal piccolo al Giubileo di Platino a giugno, quando aveva mostrato al mondo intero cosa vuol dire far partecipare un bambino di 4 anni in un evento così formale, ricordiamo le sue linguacce, le sue smorfie e il fastidio al rumore dei fuochi d’artificio sul balcone dove la Royal Family si trovava.

Vederli seduti tra i banchi viene voglia di abbracciarli, come farebbe ognuno di noi in casi come questi. Hanno onorato la bisnonna anche loro con i canti e le letture, come i genitori e le persone presenti. Commossi ma compíti, ligi e rigidi nel protocollo reale, sanno già quale sarà il loro futuro ruolo nel mondo. Una presenza, che lancia un messaggio chiaro ai sudditi e a chiunque altro. I genitori, Kate e William si sarebbero interrogati a lungo sull’eventualità di portare i figli al funerale, ma dopo averli visti alla commemorazione per il principe Filippo, hanno deciso per il sì.

È del resto un momento molto delicato per la monarchia, perché Paesi del Commonwealth sognano di diventare repubbliche e la morte di Elisabetta II, ultimo simbolo di colonialismo, potrebbe dare a molti la spinta per fare ciò che fino ad ora nessuno ha osato, cioè chiedere l’indipendenza.

Angela Amendola

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