HEREDITARY . Le radici del male

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Di Ari Aster . con Toni Collette, Gabriel Byrne

I Graham sono una tipica famiglia  americana dall’apparente esistenza normale: la madre Annie dipinge , il marito Steve è uno psicoterapeuta, i figli Peter e Charlie vivono la loro adolescenza. Ellen,  la madre di Annie,  è , però,  una donna strana: misteriosa e ambigua, nasconde dei seri problemi mentali che contribuiscono a creare con la figlia un rapporto contrastato. Dopo la sua morte, riaffiorano sentimenti tenuti nascosti e iniziano ad accadere cose inquietanti.

Definito  dalla stampa come “ Il più originale e spaventoso horror degli ultimi tempi”, il  film dell’esordiente  Ari Aster, disponibile in streaming,  si richiama in modo evidente a grandi classici del genere quali soprattutto Rosemay’s Baby di Roman Polanski,  Carrie lo sguardo di Satana, di Brian De Palma, Shining di Kubrick,  con riferimenti  illustri anche a  Scorsese e Ingmar Bergman.

Il regista ,diplomato all’AFI, è un cultore del grande cinema in generale, e, nel corso delle riprese,  ha preteso che i suoi attori guardassero tanti film di importanti autori, da lui considerati punti di riferimento,  tra cui  “Gente comune ” di Robert Redford, “Sussurri e grida” di Ingmar Bergman“In the bedroom” di Todd Field e molto anche dell’onirico e geniale Lars Von Trier.

Aster aveva bisogno di trarre ispirazione da grandi storie di drammi familiari, di rapporti conflittuali e mascherati da una fittizia normalità e, soprattutto , di canalizzare nei suoi interpreti una visione più realistica possibile di un paradosso: come possa la dimensione del sogno  convergere a volte nella vita di tutti i giorni.

Accanto al sovrannaturale,  l’orrore familiare quotidiano di una famiglia che tanto normale non è e che nasconde terrificanti verità, celate dietro maschere di banale vissuto.

Nel film la paura si nasconde, non sempre si evidenzia, e viene costruita attraverso tanti indizi, dettagli, particolari sussurrati  che ogni giorno aggiungono un pezzo importante ad un mostruoso puzzle.

Trascendendo dai classici schematismi dell’horror puro (rumori, urla, effetti speciali e soggetti cruenti), il film di Aster ( qui molto debitore di Polanski) fa paura proprio per ciò che non viene mostrato ma solo intuito e accennato, soprattutto attraverso gli sguardi o i tremiti del volto dei protagonisti, su cui primeggia una straordinaria Toni Collette, che già aveva mostrato molta dimestichezza con il genere nel cult “ Il sesto senso “ (sua unica nomination agli Oscar). Il film rientra in quel processo di metamorfosi che l’horror sta subendo in quanto genere negli ultimi tempi. Meno effetti visivi o splatter e molte più suggestioni psicologiche e analitiche.

Perché poi in fondo si sa: è molto più spaventoso quello che non vediamo e che soltanto intuiamo rispetto a ciò che possiamo vedere coi nostri occhi e dunque controllare.

Sandra Orlando

4 COMMENTS

  1. I do love the way you have presented this specific matter and it really does supply me personally a lot of fodder for consideration. On the other hand, because of what precisely I have observed, I just hope as the actual reviews pile on that people stay on point and in no way get started on a tirade involving the news of the day. Yet, thank you for this excellent piece and although I do not agree with it in totality, I value your viewpoint.

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