Negli ultimi giorni sono stata un po’ assente, mi dispiace davvero tanto ma, c’era un grosso problema da risolvere.
Si trattava di un caso difficile, qualcuno aveva rapito Babbo Natale e, con l’avvicinarsi del 25 dicembre, era davvero un grosso guaio. Il Babbo più amato, da grandi e piccini, era scomparso senza lasciare alcuna traccia di sé. Nella sua abitazione, c’erano montagne di letterine non lette, mentre la slitta era coperta di neve.
Vista la situazione così delicata, gli elfi hanno deciso di contattare il Tenente Colombo, ma ahimè, era impegnato a risolvere un altro caso! Non potevano aspettare, il tempo correva velocemente, così, messi alle strette, hanno chiamato me che sono attualmente il comandante della stazione dei regali.
Me ne stavo bella bella, coi piedi sulla scrivania a leggere un libro di avventure, quando ho sentito il telefono squillare. All’altro capo c’era l’elfo più anziano che mi esponeva il problema, senza neanche lasciarmi il tempo di ribattere. Alla fine, con un po’ di riluttanza, ho accettato e l’ho fatto solo per la gioia dei bambini. Non avevo voglia di affrontare il freddo di Rovaniemi ma ho preso il primo volo che mi ha portato in Lapponia. Appena arrivata, vista l’urgenza, ho iniziato subito ad indagare.
Tutto si doveva svolgere nel più assoluto riserbo. Nessuno doveva sapere, potete immaginare lo scompiglio se la notizia si fosse diffusa? Ovviamente non sono stati informati né la tivù e nemmeno la stampa. Neanche le renne erano state informate anche se, a mio avviso, avevano capito che qualcosa non quadrava.
Ogni 1 dicembre, Babbo apriva la porta di casa, dopo aver dormito per un anno intero e, stropicciandosi gli occhi, si preparava alla notte magica.
Quest’anno, invece, no! Ma dov’era finito?
Il bosco sembrava sempre uguale, almeno credo, dato che non l’avevo mai visto. Sui rami sempre i soliti fiocchi di neve e la stessa aria ovattata. Non sapevo più chi interrogare, anche se i miei sospetti erano caduti immediatamente sul Grinch, chi altri avrebbe avuto interesse a sabotare il Natale?
Camminando tra i boschi, alla ricerca di un qualsiasi indizio che mi portasse velocemente ad un soluzione, mi resi conto che qualcuno mi spiava. Girando lo sguardo vidi un’ombra nera e vi assicuro, che ho avuto tanta paura. Mi trovavo in un luogo improbabile, da sola, in mezzo ad un bosco tutto bianco. Avevo freddo e i piedi urlavano vendetta e non sapevo che pesci prendere. Posso assicurarvi che, anche se intorno a me era tutto bianco, io brancolavo nel buio più totale.
Ad un certo punto l’ombra nera mi si parò davanti. Il mio cuore batteva all’impazzata e la mia unica arma di difesa, era costituita dalle palle di neve. Le mie palle erano composte malamente, si sfaldavano durante il volo ma sapete, io vivo al mare dove non nevica mai e quindi, era evidente che non ne fossi capace.
In pochi minuti, mi sono ritrovata sommersa da una coltre bianca. Ero delusa e umiliata ma allo stesso tempo, decisa a non abbandonare le indagini. Dovevo ritrovare Babbo Natale a tutti i costi e in tempi brevi.
Davanti ad un camino acceso per riscaldarmi e con gli elfi che mi offrivano abiti asciutti e cioccolata calda, riflettevo sul da farsi. Decidemmo di chiedere aiuto alle renne che, con stupore appresero la brutta notizia. C’era molta preoccupazione e nessuno cercava di nasconderlo. Mentre camminavo a fatica mi guardavo intorno ma l’ultima nevicata, aveva coperto le eventuali tracce.
E quando avevamo quasi perso le speranze, una luce fioca che proveniva da una grotta, attirò la nostra attenzione. Ci addentrammo. Dentro faceva ancora più freddo ma dovevamo resistere, soprattutto io che non sono affatto abituata. Proprio in fondo, ma proprio in fondo in fondo, notammo due figure.
Una era seduta e l’altra in piedi. Udimmo anche una voce grottesca che si lamentava del consumismo delle feste. Diceva di odiare tutta quella felicità di facciata. Diceva anche che non poteva digerire quelle luci e quei colori che ogni anno riempiono le città di tutto il mondo, per poi tornare nell’oscurità alla fine delle feste.
In effetti non aveva tutti i torti ma, nella mia posizione, dovevo mantenermi neutrale!
Poi arrivò un’altra voce, forte e rassicurante, diceva che era tutto vero, ma non era certo colpa dei bambini.
Avevo una fifa che mi faceva battere i denti peggio del freddo, ma con passi ovattati, ci avvicinammo fino a circondare i due e, dopo esserci avvicinati il più possibile, ci apparve lui: Babbo Natale!
Era seduto su uno sgabello, con le mani e i piedi legati. Davanti a lui, il Grinch. Era stato lui a rapirlo! I miei sospetti erano fondati! Abbiamo liberato il prigioniero e, dopo un giro di presentazioni, di comune accordo, abbiamo deciso di non arrestare il Grinch, perché a Natale bisogna anche saper perdonare.
Ora però, non c’era un solo minuto da perdere, bisognava correre a casa per evadere tutto l’insoluto. C’erano milioni di richieste e nessun bambino doveva restare senza il suo regalo. Abbiamo lavorato tutti insieme, tra impegno e risate e tra le pacche sulle spalle condivise tra il Grinch e Babbo, abbiamo caricato la slitta e, mi sono assicurata personalmente che tutto andasse alla perfezione.
Ho lasciato la Lapponia con la certezza di aver compiuto una buona azione: aver salvato la magìa del Natale e resi felici i bambini di tutto il mondo, non è cosa da poco!
Buon Natale a tutti!
