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Gustave Caillebotte (parte sesta)

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Gustave Caillebotte (parte sesta)

“Interno, donna alla finestra”

Olio su tela cm.116 x 89

Collezione privata

Con una inquadratura dietro i personaggi, all’interno di una stanza, l’opera sembra uno scatto fotografico.

Il dipinto ricorda vistosamente “Giovane alla finestra” che vi ho parlato nell’articolo precedente.

Questo è un tema abbastanza comune nel lavoro di Caillebotte, in cui balconi e finestre consentono di osservare e spiare i personaggi che raccontano la loro vita quotidiana a Parigi (vedi foto).

Caillebotte è affascinato dalla realtà che lo circonda e con la sua pittura documenta la trasformazione della Parigi di fine ‘800 come testimone del suo tempo.

L’opera venne presentata alla quinta mostra Impressionista nella capitale francese ma fu accolta da critiche negative.

“INTERNO, DONNA ALLA FINESTRA”

La scena è l’interno di una casa apparentemente benestante.

Una giovane donna è dinanzi alla finestra chiusa.

Vestita di nero osserva il mondo esterno di Parigi.

Alle sue spalle, in primo piano, un uomo visto di profilo, la cui immagine viene in parte tagliata, è seduto su una poltrona mentre legge attentamente un giornale.

La protagonista del dipinto osserva la vita al di là della finestra incorniciata dal merletto bianco e dalla tenda blu di velluto.

La donna sembra occupata nei suoi pensieri, ma sta guardando di fronte, alla finestra dell’Hotel Canterbury, dove un’altra figura fa capolino tra le tende

In una prospettiva che li fa sembrare più vicini di quanto non siano in realtà, i loro sguardi si incrociano ma in un dialogo virtuale.

CONCLUDENDO:

Nell’opera emerge un senso di malinconia e di solitudine mentre la donna dalla finestra osserva il mondo esterno senza potervi accedere.

Colpisce in questo capolavoro il realismo, il silenzio dei due protagonisti che anticipa le atmosfere americane di un altro grande pittore: Edward Hopper (nella foto).

Lo spettatore può percepire l’isolamento e la solitudine in una situazione in cui le persone si osservano ma non si integrano.

Bruno Vergani

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