Nello stesso periodo in cui, in Occidente, nasce la filosofia, tra il VI e il V sec. a. C., in Oriente si diffondono diverse filosofie che si distinguono da quelle occidentali perché mentre queste hanno come fine la conoscenza, quelle orientali tendono a realizzare soprattutto la saggezza. Per tale motivo le filosofie orientali danno soprattutto regole di vita, consigli per agire bene e in ogni tempo hanno affascinato l’Occidente proprio perché propongono qualcosa di intimo e profondo che, nella cultura occidentale, sembra mancare.

Così si esprimeva il tedesco Karl Jaspers (1883 – 1969) “I mondi spirituali della Cina e dell’India sono diventati insostituibili per noi e non solo perché formano un contrasto rispetto a noi stessi […] Sentiamo che là si trova una verità ultima e una fonte di pace più profonda di quella che l’occidentale abbia mai saputo conquistarsi”.

Cercando altro, mi imbatto, per caso, in una pagina in cui trovo un dialogo di Confucio che mi sembra molto interessante.

Confucio visse in Cina e trasmise il suo insegnamento attraverso aforismi e massime. In un periodo di corruzione e anarchia per la Cina, sentì il bisogno di diffondere saggezza e moralità al fine di tornare all’ordine poiché, per Confucio, bisogna perseguire una giusta condotta di vita e ciò riguarda sia il singolo che lo Stato.

 Ecco il dialogo:

Domandarono a Confucio:” Dove cominceresti se dovessi governare il popolo?” Il maestro rispose:” Migliorerei l’uso del linguaggio”. Gli ascoltatori rimasero sorpresi: ”Ma cosa c’entra con la nostra domanda”, dissero, “che significa migliorare l’uso del linguaggio?”. E Confucio rispose:”Se il linguaggio non è preciso, ciò che si dice non è ciò che si pensa; e se ciò che si dice non è ciò che si pensa, le opere rimangono irrealizzate; ma se non si realizzano le opere, non progredirà la morale, né l’arte; e se arte e morale non progrediscono la giustizia non sarà giusta; ma se la giustizia non sarà giusta, la nazione non conoscerà il fondamento su cui si fonda e il fine a cui tende. Non si tolleri perciò alcun arbitrio nelle parole, ecco il problema primo e fondamentale”.

Oltre che interessante, trovo che il brano proposto sia vero e attuale in un momento in cui mi pare ci sia poca cura del linguaggio, soprattutto in alcuni contesti che meriterebbero altre parole ed altro stile.

Le parole di Confucio mi fanno anche pensare che non dobbiamo avere paura dell’altro e del diverso, da ogni uomo di buona volontà e da ogni cultura possiamo trarre qualcosa di buono che arricchisca noi e gli altri.

Gabriella Colistra

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