Sono partita dalla lettura del libro di Giuditta, eroina immortalata da molti pittori, cercando di comprendere cosa era che la rendeva immortale. Ma poi la lettura ha preso una sua strada, ed è diventata una ricerca sul perché della difficoltà nella crescita socio culturale delle donne nei secoli precedenti. Giuditta santa, Giuditta traditrice, Giuditta prostituta, Giuditta omicida, Giuditta eroina…tante Donne in una sola, o una sola è tante Donne?

Lo stereotipo femminile impostoci ha subito con il passare del tempo una trasformazione, ma  questa Donna Giuditta, sembra voglia redimere il peccato originale procurato da Eva, con il suo altero modo di ragionare, lei ci prova, o è solo l’ennesima manovra per far soggiacere le donne alla loro condizione?

Un do ut des?

Nella lettura del Libro di Giuditta, il grande insegnamento fondamentale che ci viene impartito è: Dio salva il suo popolo in ogni avversità; Dio protegge, salva, vendica; è un Dio che persegue uno scopo, la salvezza del suo popolo: popolo che come capita di sovente dubita. Attraverso Giuditta compie la liberazione del suo popolo, e non è il mezzo con cui Giuditta ottiene la vittoria: ovvero la seduzione che cela l’inganno, l’inganno che si trasforma in omicidio, ma è il raggiungimento finale lo scopo. Giuditta è una donna devota, osservante delle leggi, pratica la lode sacra, il digiuno, le orazioni, le penitenze. La sua vedovanza le permette di prepararsi con purezza e fervore al compito per cui è stata scelta da Dio. Il libro anche se non era stato inserito nel canone ebraico, veniva comunque spesso usato come lettura edificante.

La storia di come il libro e il personaggio di Giuditta sono stati recepiti è complessa. Gli ebrei hanno avuto difficoltà ad accettarlo come libro ispirato e non è stato facile inserirlo neppure nel canone cristiano. Alcune difficoltà sono legate al personaggio di Giuditta, considerata come moralmente discutibile, perché esercita la violenza, e pericolosa perché donna libera e autonoma. Il dubbio morale attorno alla violenza è radicato nella sua condizione di donna, visto che molti personaggi biblici maschi violenti non sono stati messi in discussione dal punto di vista morale.
( Mercedes Navarro Puerto Osservatore Romano 02 novembre 2016 )

 

Difficile darle un contesto religioso, Giuditta esce dai canoni dei tempi e della visione Femminile.

Non è sottomessa, è libera anche se riservata, a differenza delle donne descritte in altri testi, è quasi una femme fatale dell’epoca, consapevole della sua bellezza, quella bellezza che le serve per circuire Oloferne che ne rimane affascinato. Ma la bellezza non è tutta nell’aspetto fisico; nella storia è come se fosse Dio a parlare per Lei, Lei che esegue il suo compimento con ferrea disciplina, senza mai mettere in dubbio la volontà e capacità della sua missione per volere di Dio, a differenza degli anziani.

Mi soffermo su una domanda che mi sono posta, Giuditta manipolata o consapevole della sua intelligenza, esegue il suo destino?

Sarebbe bello poter entrare nel contesto mentale dell’autore, comprendere se vedeva nel ruolo dell’eroina una DONNA COMPLETA, o solo una Donna da usare per lo scopo di Dio?

22 E Oloferne le disse: «Bene ha fatto Dio a mandarti avanti al tuo popolo, perché resti nelle vostre mani la forza e coloro che hanno disprezzato il mio signore vadano in rovina. 
23 Tu sei bella d’aspetto e saggia nelle parole; se farai come hai detto, il tuo Dio sarà mio Dio e tu siederai nel palazzo del re Nabucodònosor e sarai famosa in tutto il mondo. ( Sacra Bibbia Il libro di Giuditta)

Una donna diversa forse dalle altre protagoniste della Bibbia e anche delle vicende successive 
Non è questo che le Religioni tutte hanno mostrato delle Donne, anzi secoli dopo quando un’altra Donna: Artemisia Gentileschi la dipingerà eroina sensuale e dolce, molte erano considerate Streghe torturate e uccise, arse vive. Guardando la figura di Giuditta il mio pensiero mi riporta alle Monache di Clausura, in effetti quel vivere sola in ricordo di un marito defunto senza figli, ha quasi un aspetto monastico, e anche nel suo ritorno a Betulia, osannata e riverita persevererà il suo stato di vedova fino alla fine dei suoi anni; forse da qui l’accettazione del Libro di Giuditta nella Bibbia Latina.

[21]Dopo quei giorni, ognuno tornò nella propria sede ereditaria; Giuditta tornò a Betulia e dimorò nella sua proprietà e divenne famosa in tutta la terra durante la sua vita.

[22]Molti ne erano anche invaghiti, ma nessun uomo potè avvicinarla per tutti i giorni della sua vita da quando suo marito Manàsse morì e fu riunito al suo popolo. ( Sacra Bibbia Il Libro di Giuditta )

Trovare raffronti è difficile, se ne parla poco perché nella Chiesa le donne hanno ruoli marginali, anche se nei secoli passati le Badesse dirigevano Conventi e Ospedali con maschile determinazione.
Tornando a Giuditta, se la comunità religiosa l’ha innalzata a eroina, ci sarà un perché? 
Giuditta la Giudea, madre salvatrice del popolo, nei vari periodi storici è stata idealizzata dalla religione come una donna modello, creando uno stereotipo a cui forse volevano assoggettare le donne, pie devote sottomesse al volere divino che poi si sarebbe prolungato al marito, che diverrà il nuovo signore, depositario delle sue gesta. Ma Giuditta nei secoli per mezzo dell’arte e dei suoi artisti: pittori, scultori, romanzieri, persino analisti, si è trasformata, ha incarnato tutti i ruoli che nei secoli sono stati modellati e stereotipati.

Nell’operetta cinquecentesca intitolata I donneschi difetti
(pubblicata a Venezia nel 1598 e più volte ristampata), vero e proprio
repertorio di luoghi comuni misogini, il ravennate Giuseppe Passi
scriveva:
Le bugie di Giudit non sono iscusate da Dottori, né dalla
scrittura, anzi Scoto non vuole iscusarla del tutto, perché quanto
poté s’abellì, e s’adornò, e dice egli che il provocare altrui a peccar
mortalmente, è peccato mortale. (Cosentino, Paola, “Vedova, puttana e santa. Giuditta figura del
desiderio (XVI, XVII e XVIII secolo)”, Between, III.5 (2013), 

Giuditta è diventata tutte le donne, che hanno percorso i sentieri del mondo. La storia di Giuditta è stata sondata, analizzata, strumentalizzata, persino modificata. La religione Ebraica l’ha disconosciuta, la storia della madre che è stata eletta da Dio come sua forma di giustizia, è stata relegata a letture sporadiche. Mentre la religione cristiana l’ha inserita come modello di donna modesta e pura, serva fedele di Dio.

il loro capo non fu colpito da giovani,
né lo percossero figli di titani,
né alti giganti l’oppressero,
ma Giuditta, figlia di Merarì,
lo fiaccò con la bellezza del suo volto.
7 Ella depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse il volto con aromi,
8 cinse i suoi capelli con un diadema
e indossò una veste di lino per sedurlo.
9 I suoi sandali rapirono i suoi occhi,
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.
(Sacra Bibbia il Libo di Giuditta )

Questi ruoli, hanno fatto sì che Giuditta si sia ingigantita nei secoli torre d’avorio della nostra incompleta fantasia, relegando la donna in ruoli marginali. Eppure le donne sono riuscite a confondere e irretire le menti maschili oltre ogni misura, trasformandole da pie a streghe, arse nel nome di quel Dio che aveva fatto di Giuditta la sua Guerriera. Giuditta antesignana di un’altra donna che in altre epoche guiderà con una spada in pugno un esercito in nome di un Re investito da Dio: “Giovanna D’Arco”.
Domandarsi chi è stata Giuditta è lecito, ma forse le favole hanno bisogno di domande?

Fioralba Focardi

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