Si è spento ieri a Milano l’ex Magistrato Francesco Saverio Borrelli.

Fu il capo del pool “Mani pulite”, un capitolo della nostra Italia, esempio di legalità e rettitudine.

Nato a Napoli il 12 aprile 1930, iniziò la sua carriera in Magistratura a Milano nel 1955, occupando posizioni sempre più importanti nel suo avanzamento di carriera, fino alla nomina nel 1999 di Procuratore Generale.

Il nome del Magistrato Borrelli è strettamente collegato a Tangentopoli, periodo che lo vide protagonista e artefice di una delle più grandi inchieste che rivoluzionò i quadri del potere in Italia.

Una chiave interpretativa di “Mani pulite” è stata offerta da Borrelli:

«Finché si trattò di colpire i grandi della politica, non ci furono grandi reazioni contrarie, anzi. Ma quando si andò oltre, apparve chiaro che la corruzione non riguardava solo la politica, ma larghe fasce della società: investiva gli alti livelli proprio in quanto partiva dal basso. Il cittadino medio ebbe la sensazione che i “moralisti” della Procura di Milano volessero davvero passare lo straccio bagnato su tutta la facciata del Paese, sulla coscienza civile di tutti gli italiani. Parlo del cittadino medio che vive spesso di piccoli espedienti, amicizie, raccomandazioni, mancette per campare e rimediare all’inefficienza della PA. A quel punto la gente cominciò a dire: “Adesso basta, avete fatto il vostro lavoro, ci avete liberato dalla piovra della vecchia classe politica che ci succhiava il sangue, ma ora lasciateci campare in pace”».

 Tutto iniziò il 17 febbraio 1992 con l’arresto dell’Ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano, con l’accusa di aver intascato una tangente per favorire l’esito di un appalto.

Sotto interrogatorio, Chiesa rivelò che il sistema delle tangenti era molto più esteso.

Chiesa fece anche i nomi delle persone coinvolte. «Mani pulite» fa riferimento al fascicolo aperto alla Procura di Milano dal Magistrato Antonio Di Pietro e alle indagini delle Procure italiane negli anni novanta.

I partiti storici, come la DC e PSI, travolti,  si sciolsero.

Tangentopoli decretò un profondo mutamento del sistema partitico e un ricambio di parte dei suoi esponenti nazionali.

Le elezioni politiche del 1992 registrarono astensione e indifferenza verso una politica incapace di rinnovarsi a seguito degli epocali cambiamenti storici di quegli anni.

Il calo di consensi investì quasi tutti i maggiori partiti.

Dopo le elezioni, molti industriali e politici furono arrestati con l’accusa di corruzione.

A maggio, le Camere riunite, chiamate a eleggere il Presidente della Repubblica, espletarono le votazioni in un clima di fortissima tensione politica.

Venne eletto Oscar Luigi Scalfaro, candidato dei moralizzatori, che rifiutò di investire con incarichi gli allora inquisiti Bettino Craxi e al suo entourage. La presidenza del Consiglio venne affidata a Giuliano Amato.

In quei giorni veniva ucciso, in un agguato di stampo mafioso, il giudice Borsellino.

Il 2 settembre dello stesso anno, il socialista Sergio Moroni si uccise.

In una lettera, in cui si dichiarava colpevole, accusò il sistema di finanziamento di tutti i partiti.

Nacquero comitati e movimenti spontanei, furono organizzate fiaccolate di solidarietà con il pool, sui muri comparvero scritte a sostegno dei Magistrati, contro una politica corrotta.

Le inchieste, nel frattempo, si estesero in tutta Italia.

Si palesò corruzione diffusa e nessun settore della politica nazionale o locale appariva immune.

Politici e imprenditori di primissimo piano furono inquisiti e travolti da una pioggia di avvisi di garanzia.

Le inchieste toccarono molti ministri a cui fu imposto dal governo di rassegnare le dimissioni.

Era il 1993 quando una formazione eversiva di destra, denominata Falange Armata, essendo sospettata di legami con i servizi segreti, mandò il primo messaggio di morte al pool.

Secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, la mafia progettava di eliminare Di Pietro.

Era anche l’anno in cui il governo varò il “decreto Conso“, che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti e recepiva un testo già discusso e approvato dalla Commissione Affari Costituzionali.

Ma tale decreto, non avendo effetto retroattivo, rischiava di compromettere le indagini.

L’allarme fu lanciato dal pool milanese.

L’opinione pubblica e i giornali gridarono allo scandalo.

Per la prima vota nella nostra storia, il Presidente Scalfaro rifiutò di firmare un decreto-legge, ritenendolo incostituzionale.

Al Referendum, gli elettori votarono in massa a favore dell’introduzione del sistema elettorale maggioritario.

Fu un segnale politico molto forte della sempre più crescente sfiducia nei confronti della politica tradizionale.

Il governo Amato si dimise ma Il Parlamento non riuscì a formare un nuovo governo politico, perciò si ebbe il primo governo tecnico, sotto la guida di Carlo Azelio Ciampi.

Il 29 aprile la Camera dei Deputati, in virtù dell’immunità parlamentare, negò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi che, non essendo più al Governo non ne poteva godere.

La mancata autorizzazione scatenò una reazione violentissima.

I Magistrati del pool di Milano annunciarono che avrebbero presentato ricorso alla Corte Costituzionale per interferenza del Parlamento nei loro poteri.

Pochi mesi dopo la Camera autorizzò a indagare su Craxi.

Furono gli anni delle grandi inchieste. Gli scenari che emersero nello svolgimento delle indagini sconvolgevano sempre più l’opinione pubblica mentre le indagini si allargarono oltre i confini della politica.

Di Pietro e Davigo aprirono un fascicolo e 80 uomini della Guardia di Finanza e 300 personalità dell’industria furono accusate di corruzione.

Era il 1994 quando fece il suo ingresso in politica Silvio Berlusconi.

Il cosiddetto «decreto Biondi» favoriva gli arresti domiciliari nella fase cautelare per la maggior parte dei crimini di corruzione, mentre erano esclusi dal decreto i reati che riguardavano la criminalità organizzata, il terrorismo, l’eversione, il sequestro di persona e il traffico di stupefacenti.

La maggior parte dei Magistrati del pool Mani pulite dichiararono che avrebbero rispettato le Leggi dello Stato, incluso il «decreto Biondi», ma che non potevano lavorare in una situazione di conflitto tra il dovere e la loro coscienza, chiedendo, con un comunicato letto da Di Pietro in diretta televisiva, di venire «assegnati ad altri incarichi».

L’opinione pubblica insorse indignata. Il decreto annullato.

Era il 1995 quando Craxi, che poteva ormai esser perseguito, fu dichiarato ufficialmente latitante: aveva lasciato l’Italia. L’avviso di garanzia era firmato dal magistrato Francesco Saverio Borrelli.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Giuliano Ferrara manifesta l’intenzione di denunciare il pool ma verrà denunciato solo Borrelli e in seguito prosciolto.

Sarà Sergio Cusani a denunciare i giudici del pool per diffamazione e omissione d’atti d’ufficio.

Il generale Giuseppe Cerciello, imputato nello scandalo delle «Fiamme sporche», denunciò Borrelli, Colombo e Di Pietro al CSM ma i processi dimostreranno l’infondatezza delle accuse.

Di Pietro proseguì le sue indagini nei confronti di Berlusconi.

Vennero scoperte nuove prove sui fondi segreti di Craxi.

Biondi fece partire la prima ispezione contro i Magistrati.

Per gli ispettori, le inchieste del pool erano tutte corrette.

La Falange inviò nuove minacce contro Di Pietro.

Nello stesso anno, a novembre, su ordine di Borrelli, i Carabinieri notificavano a Berlusconi l’invito a comparire e gli comunicarono due dei tre capi d’imputazione a lui attribuiti.

La notizia venne divulgata e alcuni Magistrati accusati di aver violato il segreto istruttorio.

Si scoprirà che erano state fonti vicine a Berlusconi a passare la notizia.

I Magistrati vennero prosciolti dall’accusa di violazione del segreto e le accuse di Berlusconi archiviate.

Di Pietro venne avvertito da Previti che al Ministero era in corso un’indagine su di lui.

Dopo essersi consultato con i colleghi del pool, Di Pietro decise di redigere una memoria e, si dimise dalla Magistratura. Un coro di commenti furibondi, e di accuse veementi ai «poteri forti» che avevano indotto Di Pietro all’abdicazione, si levò da tutto il Paese. L’inchiesta sulle «Fiamme sporche» venne trasferita e De Biasi che archiviò l’inchiesta su Di Pietro, scagionandolo completamente.

Berlusconi era in difficoltà, oltre che per le vicende giudiziarie che coinvolgevano lui e la sua famiglia nonché persone a lui vicine, anche sul piano politico e governativo: Bossi, Buttiglione e D’Alema decisero di sfiduciare insieme il Governo.

Il 19 dicembre di quell’anno, Berlusconi presentò a Scalfaro le dimissioni del Governo che restava in carica per l’ordinaria amministrazione.

Negli anni a seguire, Di Pietro ricevette nuove accuse di ogni tipo e arrivarono anche contro Davigo, Borrelli, Colombo e altri Magistrati milanesi. Fra la fine del 1996 e l’inizio del nuovo anno, Di Pietro e il pool vennero via via scagionati da tutte le accuse.

Nel 1996 si tennero le elezioni politiche anticipate: vinse L’Ulivo di Romano Prodi, una coalizione di centrosinistra. Prodi diventò Presidente del Consiglio e Di Pietro nominato Ministro dei Lavori Pubblici ma si dimise pochi mesi dopo perché raggiunto da nuove accuse.

Definitivamente prosciolto, si candidò al Senato e fu eletto.

Il resto è storia nota a tutti noi.

Il 23 maggio 2006, un grave scandalo coinvolse il calcio italiano.

In seguito alle dimissioni di Guido Rossi, nominato commissario straordinario FIGC, Borrelli lasciò a sua volta l’incarico, per poi ritornare dopo aver parlato con il nuovo commissario straordinario Luca Pancalli. Abbandonò definitivamente l’incarico a giugno 2007.

Nel marzo dello stesso anno fu nominato, su proposta del Consiglio Accademico, Presidente del Conservatorio di Milano.

In quegli anni difficili si distingue la figura dell’ex Magistrato Francesco Saverio Borrelli. Furono gli anni degli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; del disfacimento degli equilibri dei partiti italiani i cui leader erano sotto accusa e i Magistrati a loro volta soggetti a grandi pressioni e minacce.

Eppure Borrelli non si lasciò mai intimorire e svolse al meglio il suo lavoro per restituire all’Italia un po’ di pulizia da quel sistema di corruzione che aveva messo mani dappertutto.

Borrelli è morto ieri, 20 luglio 2019 dopo una lunga malattia.

 MARIA LUANA FERRARO

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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