Sono anni che sentiamo parlare di “revenge porn”
un fenomeno che ha assunto dimensioni più che preoccupanti, con la complicità della presenza dei social nella nostra vita quotidiana. Gli episodi di questo fenomeno hanno molte volte assunto contorni drammatici, con la morte delle vittime, probabilmente esasperate dalla diffusione dei propri video o foto intime. Il pensiero corre subito aTiziana Cantone, la trentenne napoletana, i suoi video hard avevano iniziato a circolare in rete, diffondendosi con quella “viralità” a cui ormai siamo abituati. Vicenda conclusasi con il suicidio della Cantone. E si tratta anche di revenge porn la vicenda dell’ ex presidente grillina della commissione Giustizia di Montecitorio, le cui immagini private sono state diffuse ovunque. Divulgando foto o video personali si distrugge un individuo che, esposto al ludibrio della gente, a causa della depressione che ne può derivare, può attuare gesti estremi.Tali atti possono essere configurati reati e di conseguenza devono essere sanzionati con pene adeguate.

Per il reato di REVENGE PORN è arrivato finalmente l’ok della commissione Giustizia. 
È stato approvato con 461 voti a favore e nessun voto contrario.
L’emendamento è all’interno della proposta di legge sul Codice Rosso, che introduce modifiche al Codice di procedura penale per quanto riguarda la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
L’esito del voto è stato accolto da un applauso.
“Il testo prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 mila a 15 mila euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.
PENA AUMENTATA SE A DIFFONDERE CONTENUTI ESPLICITI È IL CONIUGE
La pena è aumentata se i fatti sono commessi del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena viene poi aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto viene punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela e di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale”.

Angela Amendola 

 

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