Federigo Tozzi non è un autore semplice da comprendere, necessita di una lettura a più riprese. La sua scrittura è potente, descrittiva, introversa ma non timida. In essa c’è tutto il suo carattere di uomo, tutte le sue esperienze.

Con gli occhi chiusi  è un capolavoro di introspezione umana, di ricerca della comunicazione. Quella stessa comunicazione che manca tra i personaggi: un padre, una madre, un figlio che insegue sé stesso, gli amori adolescenziali, le delusioni, le ferite profonde da sanare, l’affrancamento dalla famiglia di origine.

La trama apparentemente banale votata all’autobiografia,  riesce a condurre il lettore all’interno del proprio mondo, all’interno del proprio sistema comunicativo.

Il personaggio principale: Pietro è figlio di Domenico e Anna.

Il primo, un uomo grezzo e dedito ai guadagni, ha fortemente voluto l’allontanamento dalla sua famiglia e crede di aver trovato un riscatto nell’accumulo materiale. Domenico è figlio di contadini, con numerosi fratelli, scappa dalla Maremma, lascia la propria casa  per recarsi ventenne a Siena, dove apre un’osteria e con il tempo acquista delle proprietà terriere. Egli è ossessionato dalla povertà, tanto da esserne superstizioso

«[…] ricordava sempre i primi guadagni,
e gli piaceva alla fine d’ogni giorno sentire in fondo all’anima
la carezza del passato: era come un bell’incasso.
[…], sentiva la necessità di arricchire sempre più;
per paura delle invidie altrui.
Quanti avrebbero fatto di tutto per rivederlo senza un soldo!».

Sposa Anna, una «bastarda senza dote, piuttosto bella e più giovine di lui» alla quale non porta nessun rispetto e che tradisce ripetutamente.

Anna sa di essere figlia di nessuno, sa di essere buona, sa di essere soggiogata dal marito e probabilmente intuisce le sue difficoltà di rapportarsi al mondo

«[…], si sentiva come soffocata, con una bontà quasi rabbiosa;
e, odorando il suo aceto aromatico,
le lacrime le andavano fin sulle labbra»

Pietro cresce in questo clima, in conflitto col padre e incapace di comprendere la madre, si percepisce inetto, si ribella con punte di cattiveria che riversa anche su Ghìsola, il primo amore di adolescente. Lei è la nipote di Masa e Giacco due contadini di un podere proprietà del padre. Ha voglia di riscatto anche lei. L’interesse di Pietro le piace, col tempo le fa pensare ad un’elevazione sociale, ambisce al matrimonio col padroncino ma lui non riesce a comunicare con lei «[…] Pietro credeva che se ne volesse andare, perché non riesciva a dirle niente». Il ragazzo non riesce a prendere una decisione, si nasconde a sé stesso, dietro l’inettitudine, dietro la volontà di aspettare il matrimonio. Ghìsola è ambiziosa, frettolosa, sceglie la strada più semplice, diviene l’amante di un commerciante, rimane incinta, finisce in un bordello-ospizio per ragazze madri. Lui la rintraccia ma la lascia al suo destino

«Allora egli, voltandosi a lei
con uno sguardo pieno di pietà e di affetto,
vide il suo ventre.
Quando si riebbe dalla vertigine violenta
che l’aveva abbattuto ai piedi di Ghìsola,
egli non l’amava più»

queste le ultime battute del romanzo, nel quale Tozzi, come sottolinea Luigi Baldacci “[…] ci narra la propria incapacità di espiare, davanti a suo padre, la colpa di essere nato”.

Per il suo tempo, Federigo Tozzi è un incompreso eppure conosce e frequenta i maggiori letterati a lui contemporanei ed è amico di Luigi Pirandello e Giuseppe Borgese. L’Italia letteraria del primo ventennio del Novecento lo inserisce nella corrente verista. Sarà solo nella seconda metà del XX secolo, a quarant’anni dalla sua morte, che lo scrittore ‘vedrà’ intesa la sua opera, solo quando il tempo è stato pronto ad una sua comprensione. Federigo Tozzi  è stato tra i primi ad avventurarsi nella ricerca introspettiva, tra i primi a rivolgersi alla  ricerca interna della propria coscienza, potremo dire a fare autoanalisi. I biografi lo descrivono come un uomo di statura media, spalle larghe, la faccia tonda , gli occhi azzurri, la salute cagionevole, il carattere allegro e propenso all’amicizia spensierata. La sua scrittura ce lo fa conoscere sensibile, introverso, attento all’animo umano, forse empatico. E’ figura di passaggio tra valori ottocenteschi e inquietudini novecentesche. Conosce il dolore della Grande Guerra anche se non vi partecipa.  Apprende i principi del Socialismo ma non conoscerà il Fascismo. Nasce a Siena nel 1883 e muore a Roma nel 1920 a soli 37 anni. Frequenta le scuole del Seminario senese, poi la Scuola d’Arte, poi un Istituto Tecnico, non è molto bravo negli studi accademici, un alunno che forse oggi sarebbe stato classificato con un disturbo dell’attenzione. Si appassiona alla letteratura frequentando la Biblioteca Comunale di Siena, si forma da autodidatta alla ricerca di perché e per come. Perde la madre a 12 anni. Soffre lungamente di cecità, dovuta ad una malattia venerea agli occhi. Per far contento il padre e guadagnarsi da vivere si impiega nelle Ferrovie ma la sua passione è scrivere che fa di getto, seguendo il flusso, l’onda di sé stesso, una passione alla quale non può rinunciare.

In vita pubblica poche cose, tra cui il romanzo Con gli occhi chiusi nel 1919, le più usciranno postume: Tre croci (1920 – il giorno dopo la sua morte), Il podere(1921), Gli egoisti (1923), Ricordi di un impiegato (1927).

Il 2020 è il Centenario della sua morte e Siena si sta preparando a dargli tutti gli onori possibili…

Lucia Simona Pacchierotti

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Lucia Simona Pacchierotti
Sono nata a Siena dove mi sono laureata in Storia dell'Arte e dove lavoro in un museo cittadino. L'arte, la musica, il cinema, la letteratura, sono le mie passioni insieme a quella per la psicologia e per tutto ciò che genera emozioni. La scrittura è da sempre legata al mio lavoro anche se solo negli ultimi tempi mi sto dedicando ad essa. Coi miei racconti brevi e le mie poesie, ho ricevuto alcune mansioni d'onore e riconoscimenti a vari concorsi anche internazionali. Questo anche grazie ad un corso di Scrittura Creativa tenuto da Arsenio Siani, collaboratore di SCREPmagazine, grazie al quale io stessa sono diventata blogger di questo magazine.

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