È un caldo pomeriggio di giugno e Fabrizio guida velocemente la sua auto appena ritirata dall’autosalone.
Non gli sembra ancora vero di averla acquistata, in fondo se l’era meritata, erano anni che sognava questo istante.
Si sentiva emozionato come quando il padre gli regalò la sua prima auto, una piccola utilitaria, di colore nero con cui iniziò a viaggiare con i suoi amici, in lungo e in largo per tutta l’Italia sentendosi il padrone del Mondo.
A quell’ora c’era traffico ma lui doveva arrivare in tempo all’appuntamento e conoscendo bene Roma cambiò percorso.
Quel pomeriggio la città era piena di turisti, che attraversava o la strada a frotte, indisciplinati e incuranti delle macchine che sfrecciavano.
Fabrizio, arrivò tutto trafelato al primo appuntamento con lo psicologo, tanto che il medico lo invitò a sedersi in anticamera a stare tranquillo e rilassato, perché era troppo agitato.
Fabrizio come molti, vive la sua vita di corsa, preso dai mille impegni dovuti alla professione che svolge.
Fabrizio Corsi, è uno dei dirigenti di un’importante azienda che per questioni inerenti alla sua professione, si deve spostare durante la settimana in molte capitali non solo europee.
“Mi dica Fabrizio perché è venuto da me?“…
“Dottore è un periodo in cui mi sento ansioso, sotto stress, nonostante non abbia dei problemi che possano giustificare il mio stato d’animo, sento un senso di inquietudine che mi attanaglia. La prego mi aiuti“.
“Si accomodi che mi racconta com’è la sua giornata“.
Fabrizio si mise comodo su una poltrona e prese ad osservare lo studio.
Le pareti dipinte color crema ospitavano vari quadri, tutti molto belli e uno di essi attirò la sua attenzione.
Era una illustrazione su cui campeggiava la figura di Caronte.
Guardandolo avvertiva una strana sensazione.
Cercò di scacciare quella strana sensazione di angoscia, ma non ci riuscì.
Non ebbe grossi problemi ad aprirsi e raccontarsi con il dottore tanto che il tempo passò in fretta e presto Fabrizio fu di nuovo inghiottito dal traffico.
Lo studio medico era distante da casa sua.
Rientrato a casa, dopo essersi liberato della borsa col pc, dei telefoni e dei vestiti, si concesse una lunga doccia.
Nudo iniziò a girare per casa e in cucina aprì il frigorifero perché aveva fame e lo trovò vuoto, si era dimenticato di passare dal supermercato.
Gli succedeva spesso preso da tante cose da fare che dimenticasse di fare spesa.
Si rese conto che vivere da solo aveva anche dei lati negativi.
Questo ad esempio, rientrare, trovare il frigo vuoto, ed essere costretto ad uscire di nuovo per andare in cerca di un supermercato aperto o di recarsi a cena da qualche parte.
Gli appuntamenti dallo psicologo si susseguirono per un paio di mesi, ma Fabrizio non stava raggiungendo il suo obiettivo.
Era andato dal dottore per capire cosa significasse quelle visioni che lo turbavano da diverso tempo, e non aveva avuto nessuna spiegazione.
Durante l’ultimo incontro, il dottore gli chiese se sapesse cosa fosse l’ipnosi regressiva e cosa ne pensasse. Fabrizio che era ferrato in alcuni argomenti riguardanti la psiche, rispose che era già a conoscenza di quello che gli aveva detto.
E fu in quell’occasione che lo psicologo propose all’uomo se volesse provare una seduta di ipnosi regressiva…
Angela Amendola
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