Non so in quale punto preciso della mia asticella temporale io stia sostando ora, so solo che quella già percorsa, per quanto io mi sforzi di perderla nella nebbia alle mie spalle, è sempre viva.

Ho 45 anni e non ho avuto una vita facile…come d’altronde molte persone.

Sono stata messa alle corde così tante volte, da avere imparato ad usarle come un paracadute!

Mentre, altre volte, per poco non diventavano un cappio.

In quell’angolo buio ho preso pugni in faccia senza alcuno sconto, uno dopo l’altro, dritti sul naso, sulla bocca, uno e poi ancora e ancora e ancora.

Ho ingoiato il sangue che colava giù nella gola, senza riuscire a respirare e con la vista offuscata dalla palpebre edematose ho sputato via i frammenti di osso.

Non ho mai dimenticato l’odore dolciastro e ferruginoso del sangue, né il rumore sordo e ovattato delle ossa schiacciate della furia con la quale la vita ti abbraccia mortalmente.

Né il rantolo involontario che nasceva ad ogni colpo incassato, lieve, opaco.

Senza identità, senza nome, senza Dio né genitori, sono stata messa nella scatola delle scarpe: come si fa con un topo o un gattino morti, da buttare lontano dalla vita degli altri, infetto e reietto resto umano!

Non dimenticherò mai le ciocche dei capelli sul pavimento, la lingua spappolata, il disgustoso sapore della guarigione, la via da ritrovare seguendo i segni lasciati dalle unghie lungo la strada del macello.

Ogni volta pensavo: “ok, è finita, sono ancora viva, non so quale sia il mio nome…ma è finita!”

E, invece, quando credevo che quella fosse tutta la vita, capivo che era solo la prima lezione: il gioco (della canuta signora) era appena iniziato!

Il mucchietto di carne trita e ancora fumante nell’angolo rosso, non voleva più esistere, perché solo chi ha dimorato, chi ha abitato davvero l’umano, conosce quest’essere e non può più guardarlo facendosi circuire dalle sue false, benevoli esternazioni.

Solo chi ha dimorato tra le viscere cancerose dell’umano, può riconoscerne l’odore e capire quanto essere-umano sia la più grande maledizione!

Troppo umano e troppo poco spirito…anima, è questa la punizione per noi mortali!

In un continuo presente che è già passato, in un continuo viaggiare tra vite e alternarsi di ruoli, nell’infinta lotta tra vittime e carnefici.

Concetta Villella   

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Concetta Villella
Sono nata a Lamezia Terme. Amante dell’arte, ho iniziato la mia formazione artistica da autodidatta prima e poi, al fine ampliare le mie conoscenze tecniche, mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti “Fidia” di Vibo Valentia dove ho conseguito il diploma di laurea in “Restauro e Conservazione dei Beni Culturali e Museali”. Socia dell’Associazione Culturale “Natale Proto” e di “Accademia Edizioni ed Eventi”, volentieri presto la mie competenze per valorizzare e promuovere il patrimonio storico-artistico del territorio.

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