Le donne al Vittoriale

Abbiamo capito leggendo le sue biografie che le donne sono proprio necessarie alla creatività di D’ Annunzio. D’altra parte è impossibile per le donne non rimanere soggiogate dal fascino del Vate che esercitava l’arte di una seduzione fatta di segrete carezze non solo al corpo ma, soprattutto, all’anima. Ma passato il fuoco iniziale, D’Annunzio suscitava nelle sue donne una profonda lacerazione, condannandole a un dolore intenso… 
Irresistibilmente passionale fu il suo rapporto con Barbara Leoni, bella e provocante, sarà la protagonista del Trionfo della morte. Sofferente e clandestino invece, quello con Giuseppina Mancini, fatto di incontri segreti e scenate di gelosia che portarono la sfortunata allo squilibrio mentale.

Una relazione che gli diede tre figli, ma complicata e dolorosa, fu quella con Maria Hardouin di Gallese, vissuta tra sospetti e tradimenti fino addirittura al tradimento con la madre di lei. In convento finì, invece, i suoi giorni la splendida e trasgressiva Alessandra di Rudinì Starabba, dapprima restia dinanzi al corteggiamento del poeta ma poi irrimediabilmente caduta nella sua rete “mortale”.

Ma la più tragica tra le turbolente relazioni dannunziane, fu quella con Maria Gravina che gli costò persino una condanna a 5 mesi di reclusione per adulterio dopo la denuncia del marito di lei. Da questo rapporto nasce una figlia, Renata e un altro, quando il rapporto si era ormai concluso, che il poeta si rifiutò di riconoscere. 
Era, già iniziato l’idillio con la Divina, Eleonora Duse, la donna più importante della vita del poeta. Parallelamente alla nascita di questo nuovo amore, il poeta realizza una fitta produzione: Il Fuoco, Sogno d’un mattino di primavera, Sogno d’un tramonto d’autunno, La città morta, La Gioconda, Francesca da Rimini, La figlia di Jorio.

L’incontro fra la Duse e D’Annunzio è stato vitale. La Divina era l’unica capace di mettere sulla scena l’anima e probabilmente i testi dannunziani, senza le sue incantevoli interpretazioni non avrebbero mai avuto un successo. Eleonora, fragile e malata, diede al poeta più di quanto avessero fatto le altre, con la sua passione e la sua generosità. 
Una vita, quella di Gabriele d’Annunzio, caratterizzata dalla continua ricerca sia in ambito emotivo che sentimentale, testimoniata tra l’altro dalle migliaia di lettere.

La sua vita e creazione artistica si intrecciano al Vittoriale. Là D’Annunzio vive tantissimi incontri fino alla solitudine della vecchiaia, delineandosi come personaggio, scrittore, politico e grande amante. 
“Sensualistica, ferina e decadente” così Benedetto Croce definì la nota dannunziana, una nota mai sentita, fino a quel momento. Protagonista de Il Piacere e alter ego di D’annunzio. Andrea Sperelli inaugura un modello di vita tutto governato dal principio secondo cui “bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte”. Mi chiedo spesso D’Annunzio è veramente l’amante che tutte vorremmo avere? 

Angela Amendola 

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