PorFuera, Texas Tornado, Torero Camomillo e il Dottore…

Sono solo alcuni dei soprannomi affibbiati ai piloti della MotoGp.

A quasi tutti i più grandi campioni, nel corso della loro carriera, è stato appioppato un nomignolo. Serviranno altre puntate per sviscerarli tutti. Oggi mi limito a quattro piloti.

Cominciamo da PorFuera. Jorge Lorenzo, pilota motociclistico maiorchino vincitore di due titoli mondiali nella classe 250 e di tre titoli nella MotoGp, deve il suo soprannome a un… sorpasso. Nel 2003, quando aveva appena 16 anni e correva nell’allora cilindrata 125, Lorenzo fece una manovra che passò alla storia. Durante il Gran Premio del Brasile, sulla pista di Rio de Janeiro, lo spagnolo, in sella a una moto Derbi, sorpassò i piloti Daniel Pedrosa e Casey Stoner sul lato esterno della pista, dove di solito non si supera. In questo modo beffò i rivali e andò a vincere la prima gara della sua carriera nel Motomondiale. Por fuera è traducibile in italiano proprio con “esternamente”.

Texas Tornado è invece il soprannome di Colin Edwards, pilota americano ritiratosi dall’attività agonistica nel 2014. Nel suo palmares ci sono due Mondiali Superbike con la Honda. Nel campionato riservato alle derivate ha vinto 31 Gran Premi ed è salito complessivamente 75 volte sul podio. Meno fortunata la sua avventura in MotoGp: 195 gare, nessuna vittoria e 12 podi. Il soprannome Texas Tornado gli fu affibbiato da un giornale statunitense, l’Oreco Cycle News, che riprese le sue origini texane (Edwards, classe 1974, è nato a Houston). Da quel momento Colin decise di farsi soprannominare in questo modo.

Daniel Pedrosa, ex pilota spagnolo della Honda oggi collaudatore della Ktm, ha due soprannomi: Torero Camomillo e Fantino di Sabadell. Il primo gli è stato attribuito per la sua calma serafica, più fuori che dentro la pista. Mai un litigio (tranne quello con Marco Simoncelli, ma questa è un’altra storia), mai una reazione sopra le righe. Il soprannome Fantino di Sabadell trae origine dalla sua statura minuta e dalla città della Catalunia in cui è nato quasi 34 anni fa.

Concludo questa prima puntata con Valentino Rossi, che all’inizio della carriera si faceva chiamare Rossifumi. Se l’era dato da solo per rendere onore al suo mito: il giapponese Norifumi Abe, un motociclista che nel 1994, a 18 anni, ottenne la “wild card” nella gara della classe 500 al GP del Giappone, cioè il permesso di partecipare alla corsa senza essere iscritto come pilota ufficiale nel Mondiale. Quella volta Abe non vinse, ma disputò una gara eccellente, tanto da impressionare pubblico, Case motociclistiche e lo stesso Rossi, che assistette alla corsa dalla tv. Nel 2008, a un anno dalla scomparsa di Abe in seguito a un incidente stradale, Valentino gli dedicò la vittoria del GP del Giappne indossando un casco con appiccicato un adesivo che ritraeva la moto verde con il numero 56 del pilota nipponico. Rossi ha poi cambiato soprannome. Oggi si fa chiamare The Doctor, il Dottore, un nomignolo che scelse all’inizio degli anni Duemila e il cui significato ha assunto maggiore valore dopo la laurea honoris causa in comunicazione conferitagli nel 2005 dall’Università di Urbino, la sua città natale.

tti 

Articolo precedenteAlessio Bernabei
Articolo successivoI miei giorni proibiti (Parte 19a)
Roberto Verdi
Sono Roberto Verdi, faccio il giornalista e ho una passione smisurata per lo sport, in particolare per quelli motoristici. Nella mia carriera ho scritto di qualsiasi argomento: di viaggi, di cronaca nera e rosa, di animali, di politica e persino di cucina. E, naturalmente, di sport. Ho anche sceneggiato “albi a fumetti”, altra mia grande passione insieme alla musica rock ed alla pallavolo, sport che pratico da 25 anni. Qui su SCREPmagazine mi focalizzo sul mondo delle due ruote: MotoGp, Superbike e MotoCross. Gas a martello e buona lettura!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui