di David O’Russell con: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro (2012)

In principio fu Hemingway.
Pat, affetto da disturbo bipolare, dopo un grave episodio di aggressione all’amante della moglie, è costretto a curarsi in una clinica psichiatrica. Tornato a casa dai genitori dopo otto mesi, si mette subito a leggere tutti i libri, (tra cui un romanzo del grande scrittore americano) che sua moglie Nicky, insegnante di lettere al liceo, ha assegnato ai suoi allievi. Nel suo folle proposito di ritornare con la moglie, circondato dalle sue fobie, dalle sue crisi improvvise, dalla sua altrettanto folle famiglia (il padre soffre di disturbo ossessivo-compulsivo), incontra Tiffany, giovane vedova affetta anche lei da disturbi psicologici. Tra i due si stabilisce un legame strano, un’amicizia dall’equilibrio incerto e precario ma che avrà risvolti inaspettati per entrambi.

Tra commedia e dramma: così potrebbe essere definito lo splendido film di O’Russell: divertente, profondo, emozionante, sentimentalmente non banale e spiccatamente poco politically correct: non c’è perfezione nella vita dei personaggi del film, solo famiglie scombinate e esistenze disastrose. Un padre patologicamente ossessivo nelle sue routine quotidiane, una madre accomodante e fragile, un fratello fantasma, un migliore amico affetto da dipendenza da farmaci e l’altro soffocato da un matrimonio “perfetto”, una ex moglie fedifraga e soprattutto due personaggi principali psicologicamente instabili seppure molto vivi. Capiamo subito chi è Pat appena lo vediamo apparire in scena e ce ne facciamo un’idea completa quando, in piena notte, lancia il libro di Hemingway dalla finestra della soffitta. E anche Tiffany ci viene immediatamente presentata in tutta la sua negatività: ombrosa, infelice, arrabbiata, provocatrice. Il regista non fa nulla per nascondere i loro difetti e le loro non-linearità. Ed è proprio questo che piace. Sono oscuri, disgregati, perduti, alla deriva di una tempesta che li ha travolti e da cui non sanno come uscire. La bellezza del film sta in questo: nell’osservare come lentamente veniamo a conoscenza anche dell’altra parte di Pat e Tiffany; mentre gli altri personaggi partono avvantaggiati, nelle loro apparenti vite “normali”, pian piano veniamo a conoscenza delle loro debolezze, delle loro apparenze, mentre i due personaggi principali della storia si evolvono a lasciar intravedere “il lato positivo” di loro stessi.

La musica e la danza diventano strumenti di rinascita, di liberazione, di conoscenza e di un concedersi all’altro e Pat e Tiffany acquistano una dimensione più “normale” e lineare perché amalgamati, rafforzati, vivificati da un sentimento sincero e espressivamente corporeo e liberatorio. Accanto ad un Bradley Cooper intenso e commovente una Jennifer Lawrence (Oscar come miglior attrice) che stupisce, incanta e scuote per una naturalezza espressiva e una sensualità fresca ma potente e un Robert De Niro che convince nell’esprimere un’ incapacità paterna affettiva ma capace di un abbraccio finale che commuove. Una storia familiare e di amicizia dunque e, soprattutto, una grande storia d’amore o meglio la storia di un grande e coraggioso amore, un amore che, nonostante possa apparire anticonvenzionale, nella sua a volte drammatica brutalità espressiva ha un’intensa delicatezza e un forte romanticismo, capace di veicolare una potente immagine di passione, sensualità e complicità. E la scena finale racchiude tutto il senso di questo film bellissimo ed emozionante.

Sandra Orlando

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