Ogni comportamento, per quanto disfunzionale, cela un intento positivo. Anche l’alcolismo, la tossicodipendenza, la bulimia, l’anoressia, per indicare gli atteggiamenti più lesionisti che possiamo identificare nell’essere umano, partono da un impulso primario orientato alla soddisfazione e al benessere. Ovviamente questi impulsi sono irrazionali, cercano il benessere immediato e non permettono di fare una valutazione sui rischi e i danni a cui si va incontro sviluppando una di quelle insane abitudini. L’alcool mi permette di dimenticare, di scacciare un pensiero triste o una ferita dell’anima, poco importa se il suo effetto sia solo temporaneo e intanto mi stia spaccando il fegato. Lo stesso dicasi per le droghe, il cibo e ogni altro comportamento caratterizzato da un incontrollato abuso di queste sostanze.
Se vogliamo cambiare una di queste modalità disfunzionali non basta quindi rimuovere il comportamento lesivo imponendosi di non bere, non drogarsi, non mangiare e così via. Bisogna prima di tutto individuare la vulnerabilità che il comportamento disfunzionale cerca di tutelare e poi trovare un’alternativa, ovvero un comportamento costruttivo che possa tutelarla in modo efficace. Se quella parte vulnerabile si rasserena, non ci sarà più bisogno dell’aiuto esterno di sostanze che condizionino lo stato emotivo dell’individuo, ma il benessere sgorgherà da una modalità operativa positiva e che si rivelerà veramente funzionale al superamento delle paure o allo scopo di risolvere una sofferenza. Ovviamente è un percorso lungo e complicato, che va fatto con un sostegno terapeutico che nei casi piú gravi prevede anche l’impiego di farmaci. Infatti l’abuso di sostanze stupefacenti, come anche dell’alcool, comporta la stimolazione di alcuni neurotrasmettitori e la produzione di tossine che incidono a livello fisiologico, comportando una dipendenza anche fisica, oltre che emotiva. Tuttavia l’intervento di sostegno non può e non deve limitarsi alla somministrazione di runa pillola. Contestualmente alla cura farmacologica bisogna iniziare un percorso che conduca l’individuo verso una nuova consapevolezza di sé e gli consenta di strutturare una personalità più forte e matura.

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

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