DI Kimberly Price (1999) con Hilary Swank, Cloe Sevigny

Provo a riderci su
A coprire tutto con delle bugie
Provo a riderci su
Nascondendo le lacrime nei miei occhi
Perché i ragazzi non piangono
I ragazzi non piangono” (The Cure. )

Siamo alla fine del 1993. Falls City. Cittadina di provincia. Provincia arida. Aridità di intenzioni. Teena Brandon fugge dalla polizia e da un processo che non vuole affrontare. Fugge Teena ma, in realtà fugge Brandon. Perché Teena è una ragazza ma si sente uomo e vive come un uomo. Nasconde in tutti i modi il suo essere Donna: nei jeans troppo larghi e nelle camicie di flanella, negli stivali da uomo, nei capelli cortissimi che incorniciano il suo dolce volto delicato, nella fascia che stringe stretta al petto per camuffare un seno florido e fastidioso.

Fugge Teena coi suoi modi buffamente virili, i suoi sguardi languidi lanciati alle ragazze incontrate nei locali, le sue storie d’amore tempestose, fra una causa e l’altra. Finchè incontra Lana, Lana dagli occhi chiari e i capelli rossi, Lana dall’adolescenza rubata, che la catapulta nel suo disordine familiare fatto di caos e solitudine; Lana , ignara della verità, la Ama appassionatamente ma , con lei si ritroverà in un Inferno di violenza, razzismo e discriminazione. E l’epilogo sarà terrificante.
Quello che colpisce immediatamente di questo film è sicuramente l’interpretazione ( direi immedesimazione ) di Hilary Swank (Oscar come miglior attrice nel 2000); poche volte un’attrice ha raggiunto una tale intensità rappresentativa come la Swank in questa pellicola. Teena ti sconvolge, ti intenerisce, ti sorprende, ti trasporta nel suo mondo ambiguo, nelle strade impolverate di Falls City, nei suoi irrazionali sogni di fuga con Lana. Nonostante le incongruenze rispetto al reale fatto di cronaca (la madre di Brandon manifestò il suo disappunto all’uscita del film non ammettendo mai il lato transgender di Teena), per l’assenza di alcuni particolari e la mancanza di personaggi secondari, la pellicola , che non ebbe una distribuzione su larga scala, suscitò molta curiosità e consensi da parte della critica che riamse letteralmente affascinata dalle interpretazioni efficaci degli attori (anche Cloe Sevigny encomiabile) e dalla potente regia.
Cupo, ossessivamente ripetitivo in situazioni e dialoghi, indugiante in deprimenti ambientazioni familiari o alienanti situazioni lavorative, il Film penetra totalmente nell’immaginario dello spettatore, con una violenza rappresentativa e una ferocia emozionale che disturba ma attrae allo stesso tempo.

Realistico, insano e opprimente, si ripulisce all’improvviso sotto lo sguardo innocentemente malizioso e il sorriso meraviglioso di una Hilary Swank davvero in stato di grazia.
Film di verità, film che fa star male, ma grande cinema.

Sandra Orlando

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