Fin dai tempi antichi l’amicizia è stata considerata un valore fondamentale per l’essere umano. Pensiamo ad esempio al trattato De amicitia di Cicerone, alle parabole della Bibbia e ai Sutra buddisti, fino ad arrivare ai poeti del Romanticismo, che hanno dedicato pagine e pagine a questa relazione.

Da sempre si ritiene che una vita piena e realizzata possa dirsi tale solo se l’individuo abbia una rete di relazioni sana e soddisfacente. Recenti studi hanno evidenziato che le persone più felici sono quelle che dichiarano di avere buoni amici. Quando è stato chiesto a queste persone di individuare la causa della loro felicità, la maggior parte di loro ha dichiarato che la qualità delle loro amicizie è l’elemento che influisce più di ogni altro sul loro stato di appagamento. Ovviamente non stiamo parlando di quantità. Avere tanti amici risulta abbastanza ininfluente ai fini dell’obiettivo di garantirsi relazioni profonde e significative. Quanti tra questi si possono realmente definire “amici”? Tutti sappiamo che ci si può sentire soli anche in mezzo ad una folla, e lo stesso può avvenire anche con riferimento a quelle persone che frequentiamo abitudinalmente, con cui abbiamo però solo rapporti superficiali. Capita talvolta che abusiamo della parola “amico”, definendo tale anche colui che è un semplice conoscente. Se riteniamo di avere tanti amici, dovremmo fermarci a riflettere e chiederci con serenità se possiamo realmente dire di avere instaurato una relazione profonda e significativa con tutte le persone che annoveriamo nella cerchia delle nostre amicizie. Se siamo obiettivi e sinceri ammetteremo a noi stessi che sono ben pochi i nostri veri amici. 

L’amicizia è una cosa rara. E’ capirsi con uno sguardo, comprendersi senza bisogno di una parola o un gesto. È ascolto dell’amico, esserci quando c’è bisogno, assenza quando gli eventi della vita ci allontanano dalle persone care. Ma un legame invisibile continua ad esistere, indissolubile, resistente all’usura della distanza e del tempo. Possiamo ritrovare un vero amico dopo tanti anni e renderci conto che nulla è cambiato. Le emozioni, la sensazione di conoscersi da sempre, i sentimenti di affetto, comprensione, perdurano ancora. Perché l’amicizia può essere per sempre. E diventare, in questo modo, uno dei pilastri della nostra esistenza. Una casa a cui tornare, una parola di conforto, una risata che nasce da dentro, e che risuona con il battito del cuore di colui che ci vuole bene ed è partecipe e causa di quel gesto di gioia.

La felicità è un cammino. È il percorso, non la meta. E la qualità del viaggio dipende molto dai compagni che scegliamo di avere accanto.

Arsenio Siani

Articolo precedenteU sapuni i casa
Articolo successivoAlessandro Magno e la virtù
Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui