Prematuramente cancellata da Netflix  dopo la terza stagione, Anne with an E ( in Italia distribuita col titolo di Chiamatemi Anna) è davvero una serie ben costruita.

Ispirata al romanzo di Lucy Maud Montgomery (Anna dei tetti verdi), la serie tv canadese, ideata nel 2017 da Moira Wally Beckett, ha riportato al successo il personaggio reso celebre soprattutto con la serie animata giapponese degli anni ottanta Anna dai capelli rossi.

Chiamatemi Anna ha la capacità di attrarre un pubblico di diverse fasce d’età: non solo giovani, infatti, ma anche gli adulti trovano interessanti le storie e le tematiche affrontate nel corso delle tre stagioni.

Gran parte del successo è dovuto prima di tutto ad una sceneggiatura brillante e ricca di temi  sempre attuali: Anna Shirley ha tredici anni e, dopo aver perso i genitori, è cresciuta prima in  un orribile orfanotrofio, oggetto di violenze di ogni genere,  per poi essere affidata ad una famiglia come domestica. Ritornata in seguito all’orfanotrofio, viene adottata da Marilla e Matthew Cuthbert e inizierà una nuova vita a Green Gables.

Intelligente, solare, estrosa e complicata, Anna è un personaggio straordinario che, nonostante il suo difficile passato, affronta la vita con ottimismo, magia e coraggio, fronteggiando situazioni difficili come il bullismo, la violenza e lo sfruttamento  minorile, il trauma da abbandono.

Profondo romanzo di formazione, la serie sa affrontare, anche con ironia, il passaggio dall’età del disincanto infantile all’adolescenza e all’età adulta, analizzando quelle che sono le relazioni tra personaggi molto diversi tra loro.

La sceneggiatrice punta molto soprattutto sul tema del femminismo, con un grande modernità nel dipingere caratteri e personalità e, sicuramente, Anna, forte, combattiva e originale, che lotta per affermare le sue capacità ponendosi sempre delle domande, rappresenta, insieme a Marilla, il personaggio più interessante della serie.

Il merito del successo va sicuramente  anche alla sua interprete principale: Amybeth McNulty; la giovane attrice irlandese (scelta tra più di 1800 aspiranti) è davvero straordinaria nella sua interpretazione di Anna Shirley, sapendo incarnare perfettamente quella commistione di gioia, fantasia e dolore perenne che traspare dal sorriso della ragazzina. Si viene immediatamente rapiti dal suo sorriso, dai suoi capelli rossi e dalle lentiggini sul suo candido volto,  trasportati continuamente nel suo mondo incantato popolato di letture romantiche, cappelli adornati da fiori, racconti avventurosi, ma anche drammatici  e dolorosi ricordi.

Attorno a lei un cast di giovani attori altrettanto talentuosi quali Lucas Jade Zumann, interprete di Gilbert, rivale a scuola prima, amico in seguito  e infine grande amore di Anna.

Simbolo di una vita che si riscatta dalla miseria, della diversità che si afferma e si fa strada, della lotta contro la prevaricazione dei deboli, contro il razzismo, il bullismo, il maschilismo e il pregiudizio sociale o sessuale, Chiamatemi Anna è davvero una serie che merita di continuare il suo racconto perché ancora tanto ha da raccontare.

Sandra Orlando

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