E’ bene, in occasione dell’anniversario di morte di Giovanni Boldini avvenuta l’11 gennaio 1931, poter ricordare una donna che ha fatto la storia di Palermo e che è stata resa da Boldini  immortale nelle sue tele.

Una donna amata e stimata da tutti. Bella, saggia, intelligente, una di quelle che, pur non somigliando alle nostre top model, si lasciava guardare e mai passò inosservata.
Polo di attrazione di tutti i salotti palermitani, attirava a sé tutti gli sguardi degli uomini, bramanti di lei, ma che solo della sua casta presenza potevano godere, almeno a quanto si dice.
“Donna bellissima e moglie fedele” un binomio un po’ controverso che ha impegnato gli storici più curiosi del secolo scorso per stabilire quale delle due verità fosse più vera!
Il Kaiser Guglielmo II la chiamò “La stella d’Italia” e il celebre Gabriele D’Annunzio “l’Unica”.
Parliamo di Donna Franca Florio, moglie di Ignazio Florio junior, l’uomo più ricco e importante di Sicilia che non ebbe mai a lamentarsi della sua inconfutabile fortuna, compresa quella di aver sposato la giovanissima e bella Franca.

Alta circa 1,73 occhi verdi, carnagione ambrata e un vitino da far girar la testa, donna Franca diventò in poco tempo la donna più ammirata e amata di Palermo e non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo modo di essere, per la sua bontà, intelligenza e saggezza.

Franca ricoprì un ruolo fondamentale nella gestione dell’economia della famiglia che contava banche, industrie, cantieri navali, fonderie, tonnare, saline, cantine vinicole  e una delle più grandi flotte europee, la Società di Navigazione Italiana.

Eccola, quindi, protagonista di serate galanti, mentre sfoggia abiti sontuosi e preziosissimi gioielli che il marito Ignazio Florio amava regalarle, forse per farsi perdonare le frequenti avventure amorose a cui era dedito.
“I panni sporchi si lavano in famiglia” usava dire la donna e pare che mai abbia fatto scenate di gelosia o dato adito a chiacchiere. Franca invece, delle debolezze del marito riusciva a farne addirittura una forza.
Donna di classe, di gusti raffinati e forse un po’ bizzarri, Franca nella sua casa di Palermo teneva in libertà due scimmiette.
Le due diaboliche scimmiette un giorno provocarono un incendio in cui bruciò “la famosa e preziosissima tenda in pizzo e merletto del Cinquecento, vanto di casa Florio”. Le chiacchiere del tempo dicono che gli animali, “cercando d’imparare a fumare, come avevano visto fare”, cominciarono a sfregare i fiammiferi da cucina contro il muro fino ad accenderli e in fine il danno…

Il mito avvolse donna Franca che era capace di inquietare i sonni dei più raffinati spiriti artistici dell’epoca da Puccini, Leoncavallo, Caruso, a Montesquieu, una schiera di pittori, tra cui Boldini e De Maria Bergler, esponenti della più alta aristocrazia italiana come il duca Cesarini Sforza ed altri personaggi tra i più importanti del panorama internazionale. Tutti soggiogati dal suo fascino.
Tanto invaghito di lei fu Gabriele D’Annunzio. Donna Franca amava le sue opere e i suoi consigli, ma lo preferì sicuramente come amico per la vita piuttosto che come amante temporaneo.
Anche l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe si era innamorato di lei e un giorno, durante una visita a Vienna, le fece un regalo molto particolare: non un gioiello o un oggetto da collezione, regali tipici per una donna di classe, ma una tromba d’automobile. Regalo insolito ma quando l’automobile di donna Franca passava per le strade di Vienna, al suono della tromba tutti si fermavano come atto di rispetto e di riverenza pensando fosse l’imperatore.

Si narra anche che una sera, alla Scala di Milano, Arturo Toscanini volse per un attimo le spalle all’orchestra mentre era in corso un applauso, per dirigere il suo inchino verso un palco tra tanti, era entrata Franca Florio.
 Il vero spettacolo quella sera fu lei, avvolta da una stola di zibellino a coprirle le spalle che nude spiccavano dal vestito di seta chiara che amplificava i raggi di luce emessi dai diamanti.
I gioielli di Franca Florio nascevano per lei, dai migliori orafi del mondo, da Cartier a Lalique, che inviavano al Florio conti da far accapponare la pelle. Un esempio per tutti la famosa “collana di perle della Florio”. Era un gioiello maestoso, lunghissimo, che contava trecentosessantacinque perle ,catena pesante e maestosa tanto da mettere in imbarazzo la Regina d’Italia che possedeva una collana di perle, ma non all’altezza.

Nonostante il suo amore per i gioielli, Franca decise di non indossare più orecchini dopo che D’Annunzio le fece notare come qualsiasi gioiello pendente dalle sue orecchie avrebbe alterato i lineamenti del suo viso dove, da sempre, si concentrava gran parte della sua bellezza.
Franca vestiva esclusivamente dal sarto parigino Worth: amava scegliere le stoffe, abbinare i colori, modificare i modelli, e personalizzare i capi da indossare.
Bellezza, ricchezza, adulazione, tutto quello che una donna desidererebbe avere e pure Franca Florio non era del tutto soddisfatta, la sua carnagione ambrata, quella che oggi le donne si procurano artificialmente, con creme e lampade solari, era un grosso problema per lei che desiderava una pelle bianca.

Fu così che un giorno, in uno dei suoi viaggi a Parigi, si fece porcellanare il viso con una tecnica speciale e dolorosa, un trattamento con smalto liquido. Immaginate la reazione di Ignazio, nel vederla tornare a casa: si racconta che le abbia fatto immergere il viso in acqua calda, comportandosi da geloso marito purosangue siciliano.
Una reazione simile Ignazio la ebbe anche quando la moglie si fece ritrarre dal pittore Boldini, che dipinse Franca in tutta la sua bellezza e fascino con una spallina un po’ caduta e con le caviglie scoperte, quadro che si trova oggi a Palermo a Villa Igea e che Ignazio Florio fece immediatamente riprendere con l’allungamento del vestito e l’alzata della spallina, perché in un atteggiamento a dir suo troppo provocante e non consono ad una nobildonna.

La gelosia e i tradimenti del marito, comunque non erano il vero cruccio di Franca, ben altri dolori lacerarono il suo cuore e segnarono la sua vita: la morte dei suoi figli. Non c’è che dire, un vero strazio.
Uniche figlie rimaste furono Igea e Giulia che non erano considerate eredi di tutto rispetto in quanto femmine.
Fu così che a poco a poco, tra la fine degli anni venti e la metà degli anni trenta, a casa Florio ci fu il crollo economico, causato forse dallo sfrenato lusso e dall’incapacità di rinnovare le strategie.
Le situazioni avverse ed il dolore avevano cambiato il volto della “Bella Franca” che nonostante tutto terminò con dignità la sua vita.
Franca Florio morì nel 1950, a 77 anni, nella Villa Salviati della figlia Igea. Si spegneva con lei quella figura bella ed altera che rappresentò Palermo in quell’epoca, si diceva infatti di una bella donna: E CCU E’? FRANCA FLORIO?

Angela Amendola 

 

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