Alcuni magistrati, una cinquantina circa di toghe si è riunita nella saletta dell’ANM presso il Tribunale di Napoli per seguire e commentare i risultati della consultazione.
È stato celebrato l’esito del referendum sulla riforma della giustizia cantando “Bella Ciao” e brindando con champagne alla vittoria del No, arrivando in alcuni casi a intonare cori da stadio contro la premier Giorgia Meloni.

Scene analoghe di festeggiamenti e brindisi si sono registrate anche al Palazzo di Giustizia di Milano.
Quanto accaduto a Napoli e nella città lombarda giorni fa desta seria preoccupazione e merita una ferma censura sul piano istituzionale. Non è tanto l’espressione di un’opinione personale a risultare inopportuna, quanto le modalità con cui essa è stata manifestata: festeggiamenti plateali, canti simbolicamente connotati e, ancor più, cori ostili rivolti alla premier Giorgia Meloni.
La magistratura è chiamata a incarnare equilibrio, sobrietà e imparzialità, non solo nell’esercizio delle proprie funzioni, ma anche nei comportamenti pubblici.
Episodi di questo genere rischiano di offuscare l’immagine di neutralità che costituisce il fondamento della fiducia dei cittadini nella giustizia, alimentando il sospetto di una indebita politicizzazione.
Non si tratta di comprimere diritti, ma di richiamare al senso della misura e della responsabilità: chi esercita una funzione tanto delicata non può permettersi manifestazioni che appaiano divisive o di parte.
Piera Messinese






