Come potrebbe sentirsi chi sta vivendo questi giorni in una stanza di ospedale o a casa, aspettando di guarire dal virus che ha invaso tutto il mondo?
Leggendo questa poesia di Cesare Pavese, forse possiamo immaginarlo.
Nella poesia “Anche la notte ti somiglia” è descritta in modo chiaro l’attesa di chi febbricitante, aspetta l’alba di una nuova vita, quella che, alla fine, non ha avuto.
Un’attesa nella speranza che tutto finisca, per vivere una nuova vita.

ANCHE LA NOTTE TI SOMIGLIA

Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t’implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l’alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c’è chi come te attende l’alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l’alba.

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