Li guardo e li rigiro tra le mani e quasi mi viene da piangere.

Sono i biglietti acquistati da mesi, di alcuni concerti a cui dovevo assistere.Uno  era addirittura il mio regalo di compleanno.

E sì, io non ho mai esitato a fare centinaia di km in treno per due ore di musica o prendere un’aereo nonostante la paura. E non mi ha mai spaventato il caldo d’estate per l’attesa di ore sotto il sole, come i 40 gradi di Bari per assistere al concerto di Renato Zero o i temporali d’inverno, per assistere ad un concerto dei Pooh o di altri.

Basta che ripensi al viaggio fatto in pulman a luglio con l’aria condizionata rotta, per assistere al concerto della Pausini e Antonacci in Sicilia sotto un caldo asfissiante e dopo diversi km fatti a piedi per raggiungere lo stadio.

Così da un palazzetto della mia Regione, al grande stadio Olimpico di Roma sono sempre stata in prima fila per cantare, gioire e piangere ascoltando una canzone. E tutti attaccati, vicini vicini, grondanti di sudore ma felici.

Quelli bassi, specie le ragazze, salivano sulle spalle di amici, fidanzati o anche conosciuti in quel frangente, quindi vicini con il cuore perchè uniti dall’amore per la musica.

Ed ora che sarà di chi come me ama i concerti dal vivo e gli spettacoli teatrali?

Tra i settori più colpiti dall’emergenza pandemia e dalla conseguente chiusura di tutte le attività non primarie c’è quello dei concerti, degli eventi e delle manifestazioni musicali di cui purtroppo, dovremo fare a meno per diversi mesi. Una perdita difficile da digerire per chi ama la musica e soprattutto una perdita economica enorme. L’estate alle porte, molti biglietti già andati letteralmente a ruba nelle prevendite e la prospettiva che molti resterebbero senza lavoro per diverso tempo.


Quando si parla di riapertura non si fa mai riferimento ai concerti.

Si parla di tanto altro, ma di musica e di spettacolo no.

Inevitabile lo stop per l’estate prossima, ma il timore è che molti, in attesa di ripartire, vanno a fondo trascinando con sé tutto un indotto non indifferente.
Società di security, facchini, parrucchieri, truccatori, tecnici audio e video. E ancora trasporti, accoglienza.

E allora ditemi come si può organizzare un concerto con la distanza sociale?

Il rischio è che la musica, i concerti, diventino prodotti elitari, per pochi.

E risale a qualche giorno fa, la richiesta di aiuto degli artisti e del loro entourage alla politica e alle istituzioni.
E finalmente poche ore fa anche il Ministro Franceschini si è espresso, l’unico fino ad ora ad aver taciuto.

C’è una prospettiva per le riaperture, però la prudenza con la quale bisogna approcciarsi alla seconda fase è importante, dobbiamo prima gestire la fase delle restrizioni e poi quella degli allentamenti. Purtroppo abbiamo capito dalla comunità scientifica che ci sarà una lunga fase di convivenza con il virus, almeno fino al vaccino, in cui dobbiamo vivere con delle modalità di sicurezza e precauzione“.

Nel settore della cultura ci sono delle attività che sarà più semplice riaprire, tipo un museo, dove il rispetto delle distanze e la sanificazione è più fattibile.

I luoghi per natura affollati, come teatri, concerti e cinema, hanno dei problemi aggiunti.

È difficile immaginare il coro dell’Aida che canta con la mascherina.”

Non si sa come i concerti e teatri, potranno tornare alla normalità, e quindi alcuni hanno avuto l’idea di trovare delle forme di offerta online, ma in modo da poter avere spettacoli online pagando un biglietto.

Per quest’estate e nel prossimo futuro nessun live come quelli a cui ero abituata, le norme di sicurezza non le decidono gli artisti o i politici, ma la comunità scientifica, che darà delle prescrizioni.

La musica è cultura ed io Ministro non ho paura. 

Angela Amendola

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