Can Yaman co- conduttore a Sanremo

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Evviva: Can Yaman a Sanremo!

Sanremo torna, ma il vero spettacolo è altrove: Can Yaman si prende la scena e la musica ringrazia…
Sanremo nasce come Festival della Canzone Italiana, ma ormai chiamarlo “festival della musica” è quasi un atto di fede. Perché ogni volta che il sipario dell’Ariston si riapre, succede puntualmente la stessa cosa: le canzoni entrano in gara, ma l’attenzione del pubblico corre da tutt’altra parte. E quest’anno, più che mai, il centro gravitazionale del Festival non è un ritornello, non è un big, non è un’orchestra.

È un attore turco che non canta nemmeno una nota: Can Yaman.Il mito.
Il paradosso perfetto: un non-cantante che oscura i cantanti.
È quasi poetico, se ci pensi.
Sanremo, il tempio della musica, viene messo in ombra da qualcuno che con la musica non ha nulla a che fare.
Eppure basta che Yaman si affacci sul palco o anche solo sul lungomare per far evaporare in un istante l’attenzione verso tutto il resto.

Gli artisti provano, sudano, si giocano la carriera in tre minuti.
Lui passa, saluta, sorride.
Indovina chi finisce in tendenza.
Il Festival dell’immagine, non della canzone.
Sanremo non è più un concorso musicale: è un gigantesco reality show travestito da gara canora.

E in un reality, vince chi buca lo schermo, non chi buca il pentagramma.
Can Yaman è l’incarnazione perfetta di questa mutazione,  non ha bisogno di cantare per essere protagonista, non ha bisogno di gareggiare per essere discusso,  non ha bisogno di esibirsi per diventare l’evento nell’evento.
È il trionfo dell’immagine sulla melodia, del mito sul merito, del personaggio sulla performance.

La musica? Fa da colonna sonora al mito
Le canzoni ci sono, certo.
Ma finiscono a fare da sottofondo al vero spettacolo: l’isteria collettiva che si accende ogni volta che Yaman compare.

È come se il Festival avesse deciso di arrendersi alla sua stessa natura: non è più un palco musicale, è un palcoscenico mediatico dove tutto  ma proprio tutto può diventare protagonista, tranne la musica.
E forse è questo il punto più pungente: non è colpa di Yaman.
È Sanremo che ha cambiato pelle.
È il pubblico che vuole il mito, non la melodia.
È il sistema che premia il rumore, non la nota.
Sanremo resta Sanremo, ma la musica resta un dettaglio.

Il ritorno del Festival è sempre un rito, ma ormai è un rito che celebra più il chi che il cosa.
E se quest’anno il chi si chiama Can Yaman, allora la musica può anche accomodarsi in seconda fila.
Tanto, a quanto pare, nessuno se ne scandalizza più.

Angela Amendola

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