Eccoci qua ancora una volta a dividerci tra chii giudica e chi giustifica le difficili scelte che qualcuno fa.

Da 3 giorni si parla ovunque dell’ittiosi Arlecchino.

E tra le migliaia di parole spese non potevano certo passare inosservate quelle di Silvio Viale, ginecologo al Sant’Anna di Torino sul piccolo Giovannino, il neonato abbandonato dai genitori perché affetto dalla grave malattia genetica.

Tanto che il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale ha proposto l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti di Silvio Viale per “non conformità del comportamento” al Regolamento disciplinare e al Codice etico.

Le parole del medico in fondo esprimono quello che molti non hanno il coraggio di dire.

Sono queste:
“Comprendo perfettamente la scelta dei genitori di non riconoscere il neonato. Una scelta doppiamente dolorosa, perché giunta improvvisa al termine atteso di una gravidanza desiderata. Chiunque di noi, potendo conoscere la diagnosi durante la gravidanza, abortirebbe. Chiunque di noi dovrebbe cercare di identificarsi con i genitori”.

Per capire cosa sia la Ittiosi Arlecchino, la variante peggiore della Ittiosi Autosomica Congenita, bisogna avere il coraggio di guardare le foto reperibili sul web.

C’è da sperare davvero che non sopravviva, mentre è necessario garantire una assistenza adeguata per il periodo che dovesse sfuggire alla morte”.

L’ittiosi Arlecchino, devastante malattia genetica è anche nota come “cheratosi fetale diffusa” o “feto Arlecchino”, è assai rara, e trasforma il corpo in forme mostruose.

La pelle si squama a pezzi come il vestito di Arlecchino.

Ma un fatto così privato è diventato ancora una volta il pretesto per una gogna mediatica nei confronti dei genitori.

Il pretesto per ergersi a giudici di una storia personale.

In questa storia drammatica, utenti dei social e quel che è peggio giornalisti hanno dato il via ad un vero e proprio linciaggio mediatico verso questi due genitori.

Giovannino, intanto, resiste, ha superato i 4 mesi di vita e va avanti.

Ha trovato tra gli infermieri e i medici dell’ospedale la sua provvisoria famiglia adottiva.

Le infermiere lo portano in giro nel reparto, gli fanno ascoltare musica, buona volontà gli hanno regalato giocattoli e vestiti.

Da quando la sua storia è stata raccontata da La Stampa,migliaia di persone chiedono di prendersene cura.

Gli italiani sono un popolo di grande cuore, chi deciderà di prendersene cura è degno di tanto rispetto perché porterà un grosso impegno.

Chissà se Giovannino crescendo si chiederà e chiederà alla famiglia della qualei farà parte:

_”Perché sono stato abbandonato? Cosa avevo di brutto agli occhi dei miei genitori “veri” che non andava, tanto da lasciarmi in ospedale? Perchè sono stato voluto fortemente con una fecondazione eterologa e poi sono stato messo da parte come un cencio nel momento in cui non rispondevo all’immagine perfetta che i miei genitori volevano?”

Buona fortuna Giovannino …

Angela Amendola

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