Binario

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Vedo l’ombra di me stesso
camminare su un binario stanco, che fu un espresso.
La vita non sento più passare su quel binario,
che usurato e usato e segnato… Resta inciso, come scritte su un diario.
Su quel binario ho rincorso i miei sogni;
Su quel binario ho sperato di trovare la mia casa senza ragni.
Su quel binario ho dato,
ho preso,
ho smarrito,
ho inseguito vittorie,
ho perso tempo,
ho pianto e riso,
ho creduto di giungere alla meta,
ho pregato di trovare la stazione giusta,
ho perdonato
ho trovato demoni ma anche Angeli.
Su quel binario
ho inseguito il mio mondo ideale, forse troppo immaginario.
Or che io e lui, ci osserviamo,
ci guardiamo
come chi glie rimasta sol la fede fra le mano…
Vorremmo che qualcuno da lassù ce dica:
Ma è così che pe’ noi è finita?
Noi, noi che spaccavamo il culo alla fatica,
a noi che non c’ha fatto mai paura la gente ortica.
Noi, noi che semo sempre stati i primi
si, i primi degli ultimi.
Abbiamo pe’ tutta la vita guardato le spalle ai primi
si, agli ultimi dei primi
Quei pori ‘mbeccilli che so convinti che il loro dio denaro li salverà da ogni cosa.
Eppure siamo rimasti umili e semplici,
incorrotti, invidiati e pratici.
“Binario triste e solitario
fredde parallele della vita]
[Binario, triste e solitario,
Tu che portasti via col treno dell’amore
La giovinezza mia.
Odo ancora lo stridere del freno,
Ora vedo allontanarsi il treno]”
Claudio Villa cantava.
Un binario Lascia qualcuno,
prende qualcuno,
Porta in seno suo lacrime e sortisi.
Or che di stanchezza noi vaghiamo
e senza che nessuno ce tenga pe mano,
prendiamo il fazzoletto nel taschino
e c’è ne andiamo soli… Piano piano
salutandovi col fazzoletto dal finestrino.
Come un ombra su un binario stanco
or mi domando a chi mancherò e… a chi manco?
Avrò ancora viaggi da affrontare
amicizie con cui gioire
e mete da cui ripartire?

Umberta Di Stefano
(Ceccano 19/8/2021)

Binario (Claudio Villa) – Testo

Vecchio casellante
Che fermo te ne stai,
Dimmi come mai
Non vedi che il mio amore
fugge via lontano
E io lo inseguo invano,
Ferma tu quel treno che muoio di dolore
Fallo per favore!
Fa’ che io possa rivederla ancor!

Binario, triste e solitario,
Tu che portasti via col treno dell’amore
La giovinezza mia.
Odo ancora lo stridere del freno,
Ora vedo allontanarsi il treno,
Con lei che se ne va.
Binario, fredde parallele della vita,
Per me è finita.

(Or che son rimasto solo e abbandonato
Tutto ormai è cambiato,
Fermo sto a guardare quel fumo che svanisce
E il mio cuor ferisce,
vecchio casellante se n’è andata sola
Senza una parola
Che potesse il cuore mio salvar.)

Odo ancora lo stridere del freno,
Ora vedo allontanarsi il treno,
Con lei che se ne va.
Binario, fredde parallele della vita,
Per me è finita.
Binario, binario, binario!!!

Umberta Di Stefano 

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Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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