“Sai come il diavolo tortura le anime nell’Inferno?
Le mantiene in attesa.”
C. G. Jung

Il saper aspettare è un’arte antica. Aspettare fa parte della natura dell’uomo.

L’uomo attende ma ciò non significa passività bensì essere pazienti.

La pazienza, è la virtù alla base dell’attesa.

Ieri ero in una delle stazioni più grandi d’Italia.

Ero circondata da treni in partenza e da treni in arrivo, e da tante, tantissime persone.

E allora, mi sono seduta davanti un bel caffè ed ho iniziato ad osservare tutti.

Improvvisamente la stazione si è per magia trasformata in un vero e proprio luogo di incontri e attese.

Ecco forse è proprio negli aeroporti e nelle stazioni che l’attesa si manifesta in tutte le sue forme.

C’è la felicità di rincontrare qualcuno o l’impazienza di dover aspettare ancora e per molto.

E poi c’è chi, come me, seduta su una poltrona di un bar, osserva senza sapere a cosa va incontro.

Senza sapere se sta aspettando qualcuno o qualcosa, o se non ci sia proprio nulla da aspettare.

Ed è da qui che parte la mia riflessione sull’attesa amorosa.

E valida la definizione di attesa di Roland Barthes?
Non c’è forse definizione migliore di Barthes per indicare cosa si intende con l’espressione di “attesa amorosa”. È un tumulto pieno d’angoscia, suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere)».

Io “Aspetto” dunque amo... È quello che molti di noi dicono a sé stessi….

L’attesa d’amore per Barthes tocca l’essenza stessa dell’amore.

L’innamorato riconosce infatti sé stesso come colui che attende: «Sono innamorato? – Sì, poiché sto aspettando».

“Se fosse possibile dare un’unica definizione del soggetto innamorato, diremmo che il soggetto innamorato è colui che attende, in tutti i modi possibili.”

Questa considerazione invita immediatamente a riflettere sul rapporto dell’attesa d’amore con il suo oggetto. Aspettare significa infatti rimanere in un luogo nell’attesa dell’arrivo, del ritorno o di un segnale da parte dell’altro.

La persona attesa si muove, è vitale.

Chi aspetta, al contrario, non può muoversi, è quasi inerme perché rischierebbe di mancare proprio il momento, in cui la sua attesa sarebbe potuta finire con l’arrivo dell’altro.

L’attesa finisce dunque per assomigliare a un’immobilizzazione ipnotica, quasi all’ incantesimo di alcune fiabe.
Far attendere è però una forma di potere che colui che è atteso esercita su chi attende.

Aspettare, al contrario, è segno di dipendenza e di assoggettamento rispetto alle condizioni dettate dall’altro.

Nella dinamica dell’attesa amorosa il potere è, infatti, nelle mani di chi fa aspettare, è lui che detta i tempi, mentre chi aspetta ne è schiavo.

Ma questo è un altro discorso, ben più complicato…

“Lei verrà
io ne ho già sete
lei verrà
nel tempo che verrà
e scenderà
giù per la collina
da nuove città
Stai qui con me
stanotte piove
e piove su noi
che non c’incontriamo mai…

Lei verrà, Mango

https://www.youtube.com/watch?v=E9zTDF7H3Ck&list=RDE9zTDF7H3Ck&start_radio=1&t=22

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