E’già trascorso qualche anno da quando il Parlamento francese ha approvato il divieto per le case di moda di ricorrere a modelle troppo magre e denutrite. Da allora, il mondo della moda, in molte nazioni si è adeguato a questa norma.
Finalmente un primo passo per combattere la malattia subdola che è l’anoressia. In molti casi l’anoressica si autodistrugge, con l’intento di annullare l’immagine della madre troppo idealizzata, come affermano molti psicologi. Difatti, rifiutando il cibo, è come se si rifiutasse il seno materno, quello che dà nutrimento, quasi provando un senso di onnipotenza nel poter controllare il proprio corpo e nello stesso tempo sentendosi consapevole della possibilità di autodistruggersi. Come possiamo definire un’anoressica? un’assassina che non uccide gli altri ma se stessa. Quanto stabilito dalla legge non è però sufficiente ad evitare tragici epiloghi.
In Inghilterra una ragazza si è suicidata perchè si vedeva troppo grassa, era infelice per il suo aspetto fisico. 
Purtroppo tutto questo accade perchè la societa ci ha insegnato che se non siamo perfetti manici di scopa siamo grasse, che se non indossiamo un paio di jeans tg 40 siamo esteticamente repellenti. I vestiti sono omologati taglia 40 e tra l’altro anche i manichini vengono costruiti riferendosi a queste misure, quasi a dimostrarne la perfezione.
Se hai qualche kg in piu e indossi i jeans, sembri un’anfora, anche perchè qualsiasi cartellone pubblicitario mostra solo donne magrissime. Tutto intorno a noi ci suggerisce che quello è il livello fisico standard di una donna o almeno quello che dovrebbe avere. I canoni di bellezza sono abbastanza fluttuanti e quasi sempre vengono stabiliti in base ai criteri della cultura dominante dell’epoca. Nell’antica Grecia non era il rotolino di grasso a determinare l’imprefezione, bensì lo squilibrio delle misure antropometriche. La bellezza, risiedeva per loro nell’equilibrio delle forme ravvisabili nell’equilibrio delle forme nella natura. Man mano che ci si è allontanati da queste concezioni e sono cambiati i canoni stabiliti dalle culture dominanti che si sono avvicendate nei secoli, si è pervenuti a modelli praticamente opposti che hanno imposto standard totalmente differente da quelli antichi. Questa evoluzione è ravvisabile in maniera chiara ed evidente nella pittura, adesso sostituita dalla fotografia, le bellezze rotondeggianti del Botticelli, del Tiziano sono state sostituite, oggi, dalla magrezza delle indossatrici come Kate Moss. Negli anni Novanta le modelle avevano forme più morbide, sinuose, merito tutto di Versace che in passerella faceva sfilare sì modelle splendide, come Naomi Campbel e Claudia Shiffer, ma erano donne e non manichini taglia 38.  La magrezza, oltre ad essere spiegata psicologicamente, è anche un fatto di costume e di cultura. Le modelle vanno educate a considerare bello tutto ciò che è riferente al corpo umano che è espressione della bellezza divina e della natura, al tempo stesso la cultura estetica della moda deve necessariamente considerare la realtà oggettiva dell’uomo ( intendendo i due sessi). La domanda-offerta non deve essere preclusa ad alcune categorie fisiche, perchè si è belli anche con una taglia over size e la moda, secondo me, può ottenere il massimo riconoscimento quando perviene alla bellezza ed eleganza anche vestendo soggetti in carne. In Italia una fotografa e un’esperta di comunicazione hanno deciso di creare un nuovo manifesto estetico usando foto di done e ragazze in carne. Per questo il loro servizio fotografico è rivolto esclusivamente alle taglie over 48. E finora hanno aderito più di cento donne, di ogni età, anche se le adolescenti, non hanno aderito per pudore.
Vogliono fare capire alle donne che anche con i rotolini e la cellulite possono essere affascinanti: mai deprimersi o stare male per i chili di troppo. Inutile anche nascondere le curve con i ritocchi con photoshop. Sarà davvero un nuovo manifesto estetico?

Angela Amendola 

Modelle anni ’90

Modelle che sfilano oggi 

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