Ho passato tre giorni a Lisbona e sono stati formidabili, una città che mi ha sempre affascinata. 

Per anni ho cercato di scoprire il mistero di Lisbona e di ciò che si dice su questa città magica.
E il modo migliore per comprendere l’atmosfera di questa città è farsi rapire dal Fado.

E da una musica che rieccheggia e avvolge le strade e i quartieri, dall’Alfama a Gracia, dal Chiado al Barrio Alto e Rossio.

Una musica che riesce a rappresentare i sentimenti di questa città che dai suoi 7 colli (come Roma) si tuffa nel Tago e su cui soffia il vento dell’Oceano sugli abitanti e il loro destino…una dolce malinconia.

Passione, rimpianto, i temi dell’emigrazione, della lontananza e del dolore della separazione sono i temi e i sentimenti dello struggimento di questa musica dichiarata patrimonio dell’Unesco.

E mentre si passeggia per le vie di Lisbona con in sottofondo il fado, si riesce a comprendere cosa sia la SAUDADE una delle parole più intraducibili al mondo e si viene avvolti da quella che io definirei “dolce e nostalgica malinconia“: un ricordo dai contorni indefiniti, il desiderio di rivivere delle emozioni passate e allo stesso tempo la malinconia per qualcosa che non si è vissuto, la nostalgia del futuro.

«Un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi.»
Come ha magistralmente definito Josè Saramago.

Un sorriso triste dell’anima che ci fa sentire vivi, come definirei io.

La malinconia che ti fa sorridere.

C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno. E la brezza lieve… E, alla fine, arrivano sempre i ricordi, con le loro nostalgie e la loro speranza“. Citando Pessoa, che tanto amò Lisbona. Perchè “Non c’è nostalgia più dolorosa di quella delle cose che non sono mai state”.

Un caos calmo, di gente, di suoni, di vita che sembrano però andare al rallentatore.

Si respira un’atmosfera rilassata.

Una luce calda avvolge i tetti rosso mattone delle case.

Tram gialli sferragliano in un sali scendi di stradine strette di acciottolato.

Gli azulejos a colorare gli edifici fatiscenti della città.

E poi i bambini che giocano a pallone per strada.

Sono vedute da cartolina, verso il Tago.

Il castello moresco sorveglia dall’alto questa malinconica e indolente città.

Lisbona è un miscuglio di sentimenti e di anime. Ogni quartiere ha una sua storia e un suo mood. Niente è uguale a sè stesso eppure ogni differenza si amalgama con l’altra tessendo un ‘file rouge’ di decadente bellezza.Il quartiere che abbiamo amato di più. Senza se e senza ma.

Bello la mattina presto, quando il primo sole scalda i vicoli silenziosi e i tetti delle case e sveglia pian piano dal torpore la sua gente.

Brulicante di vita nel pomeriggio, quando i bistrò iniziano ad animarsi e si diffonde nell’aria il profumo delle sardine grigliate e la musica.

Magica di sera fino a tarda notte quando mille lucine illuminano i vicoli, nelle ore in cui tutto è in festa e le famiglie si danno appuntamento sotto casa a bere ginjinha.

Sembra di essere in un film degli anni ’40 tra panni stesi ad asciugare e balconi fioriti, bimbi che giocano e si rincorrono, donne che si ritrovano nelle lavanderie pubbliche all’aperto e si passano pentole e cibo da finestra a finestra. Posso affermare che tutto il mondo è paese…

Simona Bagnato

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