“Ma dimmi: al tempo dei dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?
Dante Alighieri
Estate…sole…amore…ma che cos’è l’amore?
Da millenni si cerca una risposta e in tanti hanno cercato di darla ma con diversi risultati.
Anche un filosofo come Platone parlò dell’amore (eros) e lo intese come ricerca dell’unità perduta, lo fa attraverso il mito dell’androgino raccontato da Aristofane nel Simposio.
Secondo il mito, l’androgino era costituito da una unione di maschio-femmina. Giove, geloso della forza posseduta dalla coppia, decise di tagliarli in due. Dopo la divisione, ognuno andò alla ricerca della metà perduta e in questa incessante ricerca è l’amore.
“Eravamo uno e per la nostra tracotanza siamo diventati due”
Ricerca dell’altro per trovare la completezza, può darsi che la ricerca non abbia esito ma, se si raggiunge, vivere insieme diventa un sogno di infinità e di immortalità.
Altri miti raccontano dell’amore e tra questi trovo interessante, per quello che racconta, il mito di Narciso, il bel giovane che si innamorò perdutamente della propria immagine riflessa nell’acqua.
Credo che tutti conoscano la storia Narciso, forse non tutti quella di Eco a lui associata nel racconto che del mito fa Ovidio nelle Metamorfosi.
Eco era una ninfa che non parlava ma ripeteva solo le ultime parole che sentiva pronunciare. Non era stato sempre così, Eco in origine parlava, anche troppo, e alcune volte aveva trattenuto e distratto con lunghi discorsi la dea Giunone perché non si accorgesse che il suo Giove giaceva con altre ninfe sul monte. Adirata per questo inganno, Giunone l’aveva punita togliendole la parola.
Eco, un giorno, vide Narciso e colpita da cotanta bellezza se ne innamorò, lo seguì di nascosto, avrebbe voluto dirgli dolci parole ma non poté farlo, finché, ritrovandosi per caso a lui vicino, gettò le braccia al collo dell’amato.
La reazione di Narciso fu decisa:
<< Giù le mani>> disse <<preferirei morire piuttosto che darti la mia persona>>.
Eco disprezzata fugge via, disperata si nasconde, soffre, dimagrisce e deperisce, il suo corpo si consuma, di lei rimangono le ossa trasformate in pietra e la voce, l’eco appunto, che continua a sentirsi tra i monti.
Le Ninfe, addolorate per l’accaduto chiedono che la stessa sorte tocchi a Narciso:
“Ami così anche lui, e non raggiunga l’amato”
Nemesi accoglie la preghiera e fa sì che Narciso si innamori della sua immagine riflessa nell’acqua, che tenti di afferrarla ma, appena il giovane sfiora l’acqua per accarezzare il bel volto, questi scompare.
Ciò lo fa impazzire di dolore, la passione bruciante per il volto che non riesce ad afferrare lo consuma fino alla morte.
Per i boschi si sente il pianto delle Naiadi (ninfe delle acque) e delle Driadi (ninfe dei boschi), da lontano giunge il lamento di Eco.
Il corpo di Narciso non si trovò. Quando la pira fu pronta, andarono a prenderlo e al suo posto trovarono un fiore dorato al centro e circondato da petali bianchi.
Fin qui il mito, se riflettiamo sui due personaggi notiamo di trovarci di fronte a due modi diversi di esprimere se stessi e l’amore che provano.
Narciso esprime un’identità senza alterità, non ha interesse per nessuno se non per sé stesso, si compiace della propria immagine, l’unica cosa che lo interessi.
Eco è, invece, alterità assoluta che non conosce identità perché non può esistere per sé ma solo come eco delle parole degli altri.
E’ chiaro che tra i due non c’è possibilità di incontrarsi.
La tragicità della loro vicenda dimostra che l’amore non trova corrispondenza perché la limitatezza di ognuno impedisce l’incontro con l’altro.
Parafrasando Platone, due che non possono diventare uno.
Trovo interessante ed anche attuale il mito di Narciso perché il narcisismo, che dal mito prende il nome, è oggi abbastanza diffuso, più tra gli uomini che le tra le donne e quando questo disturbo della personalità diventa patologico, è necessario ricorrere all’aiuto di psicoanalisti e psicologi.
Si vedono in giro molte donne disposte ad annullarsi di fronte alle richieste di un uomo solo perché credono le ami o inseguire vanamente chi non le ama. Non riescono a pensare di valere per sé e si trascinano in esistenze grigie e amorfe, come Eco.
Quanta antica sapienza nei miti!
Che piacere leggere questi racconti senza tempo che per via simbolica e analogica ci fanno comprendere aspetti della nostra umanità e del nostro più profondo sentire.
Due miti in cui si parla d’amore, quell’amore che riempie le nostre vite e le fa essere quelle che sono. Altri miti raccontano altre e diverse storie d’amore e le similitudini con il mondo di oggi mi fanno pensare che l’uomo, in fondo, sia sempre uguale.
Cambiano i tempi, le mode, ogni giorno nuovi oggetti rendono più facile e più comoda la nostra vita ma i sentimenti che sono in fondo all’anima si manifestano sempre allo stesso modo, incuranti delle mode e delle novità. L’amore soprattutto.
Gabriella Colistra








