“Sei comparsa al portone in un vestito rosso per dirmi che sei fuoco che consuma e riaccende” Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti nasce l’8 febbraio 1888, in una notte tempestosa, ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi che si erano trasferiti lì per lavoro. Il padre lavorava alla costruzione del canale di Suez. L’amore è un mistero specie quando un poeta di 78 anni si innamora perdutamente di una ragazza ventiseienne. Successe così anche per Giuseppe Ungaretti, travolto da passione per Bruna Bianco, avvocato e poetessa italo-brasiliana, conosciuta in Brasile nel 1966, quando il poeta italiano era stato chiamato a presenziare a delle conferenze in Sudamerica. Una relazione sentimentale prevalentemente a distanza, ma non priva di impeto e passione. Innamorato “felice e disperato d’esserlo” consapevole che quell’amore poteva definirsi alla sua età, una forma di ” demenza.” La Bianco è una giovane di appena ventisei anni originaria delle Langhe, trasferitasi in Brasile per seguire il padre negli impegni lavorativi. L’incontro travolse i due in una struggente storia d’amore. Nulla frenò la passione tra l’affermato poeta e la studentessa, né la distanza geografica, né la differenza d’età di oltre mezzo secolo.

Sulla vicenda, fino a poco tempo fa, circolavano notizie confuse. Bruna Bianco, però, ha deciso di restituire al mondo il ricordo profondo di una grande passione, un ricco epistolario costituito da circa quattrocento lettere. Sono state così selezionate e pubblicate, alcune tra le commoventi “Lettere a Bruna” , che il vecchio poeta indirizzò al suo ultimo e più grande amore. Troviamo un Ungaretti del tutto inedito, ammaliato e straziato da un sentimento accecante. Il poeta descrive, nelle epistole, un vero e proprio “amour fou”, che lo accompagnerà fino alla fine del suo tempo. La prima delle lettere è datata 14 settembre 1966, Ungaretti l’ha scritta sulla nave che lo riportava in Italia da uno dei suoi viaggi in Brasile. Si tratta, in realtà, di un telegramma indirizzato all’amata dove egli si firma come “nonno Ungaretti”. Era un’ epoca senza telefonini, né web e le lettere sono ricchissime. Nelle lettere si descrivono gli incontri, i regali che lui manda a Bruna, dai dipinti di Fautrier a quelli di Schifano, o semplici braccialetti, fino ai profumi. E’ lui che raccomanda alla ragazza che soffre per la lontananza, come ripararsi dalla vita, mentre lui vi si immerge, senza riparo senza scampo, «felice, e disperato d’esserlo». Che cosa fa scrivere ad un uomo: «Ti amo più su della follia» oppure di continuo «ti amo» «ti bacio» e: sei la «novissima verità dell’anima mia»? È solo “demenza”? È l’esperienza di una nuova giovinezza che rovescia le leggi del tempo. Ma cosa è l’amore per un poeta che ha l’anima fragile? Quale prezzo sta pagando nell’acquisto di questa nuova consapevolezza? Avremmo queste pagine se Bruna fosse vissuta a pochi chilometri? Se avessero avuto entrambi vent’anni? L’amore è struggente, lei non cerca altri uomini. Ama solo lui. “Mio amore, mia poesia mia luce”… “Mi stringo con le due mani il viso e l’accarezzo e nel mio viso rinasce il Tuo nelle mie mani, la più cara cosa, la sola che amo su tutte, l’anima della mia anima, sei l’anima della mia anima, l’ultima forza che mi resta, l’ultima mia poesia, la vera, l’unica vera.” Il problema dell’età avanzata piuttosto che essere d’impedimento deve avere rafforzato il vincolo d’affetto, rendendolo inimitabile e forte.

C’è la tenerezza negli appellativi che inventa “angelo mio, luce mia, amorissimo mio, piccolina mia, graziosa mia sovrana, intrepido amore. Ti amo tanto, tanto, tanto e ti bacio fino all’oblio di me e di tutto”. Dolcezza e passione s’intersecano con la malinconia del passare del tempo…Veramente qui possiamo dire : Omnia vincit Amor.

Angela Amendola

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