AMEDEO MODIGLIANI (parte terza)
“Ritratto di Jeanne Hèbuterne” – olio su tela 55 x 38 cm. collezione privata
Jeanne Hébuterne è stato il più grande amore di Modigliani.
Nel 1917 ha inizio la relazione, un anno dopo nasce la loro figlia, Jeanne Modigliani.
Nata a Parigi il 16 aprile 1898, Jeanne Hébuterne, nella foto accanto a Modigliani, appariva l’incarnazione vivente della bellezza che Modi’ aveva per lungo tempo ricercato e coltivato nella sua arte.
Dolce e affascinante, come la protagonista di un quadro “preraffaelita”, con capelli color castano spesso acconciati in due lunghissime trecce, gli occhi di un azzurro chiarissimo, profondi e malinconici, e la pelle bianca come la neve, si guadagnò per questo contrasto di colori il soprannome di “Noix de Coco” (Noce di Cocco).
Come Modigliani, anche Jeanne era un’artista di grande talento e di rara delicatezza e sensibilità, in grado di trasmettere attraverso la sua pittura cristallina il suo incantevole e fragile mondo interiore.
Le fotografie del tempo, in bianco e nero, ci mostrano una giovane dagli splendidi lineamenti e dallo sguardo attraente e seducente.
Quindi l’incontro fatale tra Amedeo e Jeanne fu una scintilla d’amore tra due irresistibili seduttori.
Modigliani ha amato molte donne e vive da bohémien, tra opere d’arte, ritratti fugaci e amici da osteria.
Ha talento ma è sfortunato.
Come molti altri pittori nella Parigi di inizio Novecento è in assoluta povertà.
“Sono Modì, ebreo, cinque franchi per un ritratto”: così si presentava l’artista livornese ai vicini di tavolo, quando, seduto in qualche bar o bistrot parigino, offriva la propria arte in cambio di pochi soldi o di un paio di bicchieri di vino.
Jeanne invece appartiene alla borghesia benestante, la sua è una famiglia molto cattolica e conservatrice, contraria alla storia d’amore della figlia con Modigliani.
Quello tra Amedeo e Jeanne sembra un amore impossibile, ma riesce ugualmente a sbocciare, nonostante le molte difficoltà.
Tra il 1918 e il 1919 Modigliani la ritrae più di 20 volte. Ritratti del volto, nuda o a mezzo busto, in posa frontale o di profilo, seduta su una sedia o in poltrona.
La tecnica pittorica e compositiva di Modigliani raggiunge in questo periodo la sua massima espressione.
Modì trova in lei gli stimoli estetici che sta cercando in quel periodo e che definiscono altri suoi quadri.
Il pittore infatti esprime il perfetto equilibrio tra l’eleganza e la vitalità delle linee curve e l’incisività delle rette orizzontali e verticali tanto care anche a Cézanne.
Il “Ritratto di Jeanne Hètuberne” oltre ad essere famoso, è quello dove, secondo me, la tela si trasforma in una vera e propria adorazione per la sua compagna.
Se dovessi scrivere una didascalia metterei senza dubbio la dicitura “Amore su tela”.
“RITRATTO DI JEANNE HÈBUTERNE”
Jeanne non è solo la compagna ma la sua musa.
La dipinge quando non è ubriaco o attanagliato dai sintomi della malattia, cercando di impossessarsi della sua anima e conoscerla interamente.
Nei ritratti di Jeanne emergono ormai i tratti distintivi di Modigliani: il viso ovale, il collo allungato, la testa leggermente inclinata, il naso stilizzato e ingrandito, la bocca piccola e le labbra chiuse in un’espressione seria e compita, i capelli raccolti e il modo particolare con cui sono dipinti gli occhi, senza pupille, cercando in lei la purezza.
Egli vuole forzare il modo tradizionale di guardare il volto umano per ottenere immagini che guidino, noi osservatori, al di là del semplice aspetto esteriore, ma fino al respiro della persona raffigurata.
Si può facilmente immaginare come il volto di Jeanne Hébuterne, con le sue linee arrotondate ed essenziali e le sue morbide superfici, possa avere stimolato Modigliani non solo alla parte tecnica, ma anche a quella emotiva.
Ma il confronto tra le fattezze reali della modella e l’immagine di lei che ci propone Modigliani può servire splendidamente a cogliere l’essenza stessa della pittura di Modigliani negli ultimi anni.
CONCLUDENDO:
Le figure di Modigliani, ancora oggi, sembrano immortali, perché egli stesso li aveva trasformati in sculture con l’unico potere che deteneva nelle sue mani: quello della pittura.
E la serenità e la malinconica calma che imprimeva nei suoi dipinti, era l’ultimo estremo e disperato tentativo di un uomo: realizzare il sogno di pace che mai poté ottenere nella sua tormentata e dannata vita.
La tragica fine della moglie di Modigliani non ha posto fine alla leggenda del pittore e della sua famiglia. La figlia Jeanne, che viveva fortunatamente presso un parente, si è salvata, e per lungo tempo ha difeso la memoria del padre verificando l’autenticità delle sue opere.
“Bisogna conoscere l’anima delle persone per ammirare il volto”. (Amedeo Modigliani)
Bruno Vergani
Leggi qui la seconda parte:







[…] Amedeo Modigliani (parte terza) […]
Bravo grazie da Tiziana