Quanti libri sono statti scritti su Luigi XIV, più noto con l’appellativo luminoso di Re Sole, e sulla sua corte? Quanti film sono stati girati? Un’infinità, e c’è poco da fare il fasto di Versailles affascina sempre. Ma la reggia dei sogni aveva due facce. Da una parte il lusso più sfrenato, dall’altra le sofferenze del popolo francese.

Versailles è anche l’intrigo di corte. Cos’è l’affare dei veleni ? E’ il caso di cronaca nera più sconvolgente dell’epoca del Re Sole, un’indagine che sporcò indelebilmente l’immagine della corte di Francia.
Tutto iniziò nel 1672 con l’arresto della marchesa di Brinvilliers, una placida signora di 46 anni, a seguito del ritrovamento di alcune carte compromettenti. Tempo prima, il padre e i due fratelli della marchesa erano deceduti in circostanze misteriosi. Tutti e tre erano deperiti in una lunga agonia che non aveva lasciato scampo. Nessuno osò dubitare della marchesa perseguitata da un destino tanto crudele.

Ma nella realtà, madame de Brinvilliers aveva avvelenato il padre e i fratelli con la complicità del suo amante che era un grande appassionato di alchimia.
Durante una perquisizione nell’abitazione del suo amante, la polizia era entrata in possesso di alcune carte compromettenti firmate dalla marchesa in persona. Le carte dimostravano due fatti: il primo era la colpevolezza di madame de Brinvilliers, il secondo che la medesima non era decisamente un genio del crimine. La leggerezza di scrivere ciò che aveva fatto le costerà cara. Come se non bastasse, nelle lettere della marchesa, ella pianificava anche l’avvelenamento della sorella e della cognata, così da diventare lei sola l’erede dei beni di famiglia.

Consapevole di non avere scampo, la marchesa fuggì riuscendo a nascondersi in un convento, luogo inaccessibile per gli agenti del re. Un ufficiale di polizia si finse prete e riuscì a guadagnarsi la fiducia dell’avvelenatrice, fino a prometterle la fuga e attirarla così all’esterno del convento. Tortura, decapitazione e rogo segnarono la fine di questa dama, ma non quella del caso giudiziario perchè occorreva fermare chi i veleni li commerciava. Uno scandalo senza precedenti stava prendendo forma. L’aspetto preoccupante della vicenda, era il livello sociale delle persone coinvolte, la crème de la crème francese.

Il re, informato dal suo fido ministro de Louvois, ordinò di arrivare in fondo alla faccenda e le indagini si fecero serrate, con ben 319 arresti e 35 condanne a morte. Si inquisirono parecchie “amiche ” del Re. La contessa Olimpia Mancini, amante “rottamata” del Re Sole, venne accusata d’aver tentato di vendicarsi avvelenando l’ex rivale Louise de la Vallière che se ne stava buona in convento dopo essere stata “rottamata” a sua volta. Se il piano della contessa era quello di riconquistare il re, le andò male perché venne bandita dal regno.

Sua sorella Maria Anna Mancini, duchessa di Bouillon, venne accusata di voler avvelenare il marito per poter sposare il proprio amante. Al processo la duchessa si fece una bella risata presentandosi al braccio del marito da un lato, dell’amante dall’altro. E venne totalmente assolta.
Nel frattempo, il marchese de Louvois aveva fatto una scoperta, durante gli interrogatori era venuto fuori il nome di Madame de Montespan, la potente favorita del re, nonché madre di sette dei suoi figli. Per mantenere viva la passione del re la Montespan aveva fatto ricorso a messe nere, malocchio, filtri d’amore, veleno e altro. Si accennò addirittura al sacrificio di neonati. Tuttavia, poiché il re fece improvvisamente chiudere il caso e poi sequestrare e bruciare le carte che la riguardavano, risulta difficile credere che fosse del tutto estranea alla faccenda. Quello fu l’inizio della di lei “rottamazione”, e di una profonda crisi morale del re.

Indovinate un po’ chi non si fece scappare questo prezioso spunto per un libro ? Alexandre Dumas che, con il successo de I delitti perfetti, L’avvelenatrice dimostrò che per scrivere storie buone non serve per forza inventarle da zero.

Angela Amendola

Articolo precedenteImpressione, sol levante
Articolo successivoChiamami col tuo nome
Angela Amendola
Mi chiamo Angela Amendola e vivo in Calabria dove sono nata. Appassionata di letteratura, poesia, musica ed in genere di tutte le espressioni artistiche , mi sono dedicata allo studio della poesia contemporanea e poco conosciuta. Attratta anche dalle sonorità della poesia dialettale, ho organizzato presentazioni di libri ed autori. Faccio parte di associazioni letterarie e musicali e nel 2017 ho fondato, assieme ad altri Soci Fondatori, l’Associazione “Accademia Edizioni ed Eventi” per la quale scrivo su SCREPmagazine.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui